Una pillola di ordinaria follia

Mi è capitato recentemente di assistere ad un evento dichiarato “sportivo”: una partita di calcio. Premetto che non sono un tifoso ed ho accompagnato un amico, tifoso. Non essendo tifoso ho potuto osservare con sufficiente distacco tutto ciò che è accaduto intorno a me e la sorpresa è stata veramente notevole. Ho assistito ad uno “spettacolo” che va ben oltre una partita di calcio e che, per questo, merita di rilevazione e riflessione.

 

Per non incorrere in retorica o eccessiva trattazione sintetizzo con pochi, crudi  - e per questo spero significativi - commenti, ciò che ho notato:

1)Innanzitutto l’APPROCCIO. Molte persone sono giunte allo stadio in condizioni di evidente ebrezza. Erano, di fatto, già sotto l’effetto dell’alcool o altro.

2)I CORI. Magnifici, ma spesso “a prescindere” da quanto accadeva in campo.

3)Il LINGUAGGIO. Certo non è il festival del  “bon ton”  ma a tutto c’è un limite.

4)L’ATTEGGIAMENTO. Molte persone erano fisicamente allo stadio ma potevano benissimo stare in altro luogo in quanto non vedevano la partita ma bevevano, urlavano, snocciolavano il miglior repertorio linguistico spesso a prescindere da ciò che avveniva in campo.

5)La SOCIALITA’. Molto curiosa. Ho visto comitive di amici dialogare per tutta la partita come se fossero andati ad una scampagnata indipendentemente da ciò che avveniva in campo e persone di una solitudine assoluta, alcune concentrate sulla partita, altre sui loro pensieri.

6)L’APPARTENENZA. Molto, molto forte. Ho percepito molto forte il bisogno di appartenenza e quindi di identità e di protezione espresso dalla stragrande moltitudine delle persone presenti che si è manifestato in vari modi: seguire i cori; incitare la propria squadra; scavalcare i recinti o i vetri blindati per raggiungere i propri amici in curva.

7)La VIOLENZA. Inaudita. Forte. Sempre presente nel linguaggio, negli atteggiamenti, nei gesti, negli esempi, nei giudizi.

8)Il CIBO e il FUMO. Il festival dei disturbi alimentari. Ho visto persone bere birra continuativamente per tutta la partita, ovvero mangiare hot dog o altro per tutta la partita e fumare sigarette o spinelli per tutta la partita.

9)La PARTITA. Si stava giocando una partita di calcio? 

 

Non mi ergo a giudice di nulla e di nessuno. Peraltro non sono tifoso e non posso comprendere molte cose ma al netto di tutto ciò quello che ho visto mi è sembrata  un’ottima terapia di gruppo ma mi resta un dubbio atroce che è anche una domanda che lascio e rivolgo a chi è tifoso: in tutto questo spettacolo lo SPORT dov’era? 

 

Eh si perché se un evento è dichiarato un evento “sportivo”, se le parole hanno un senso, una semantica, io mi aspetto di assistere ad un evento che trasmetta valori universali, ad una competizione leale che esalti il merito nel rispetto dell’avversario e una scuola di vita che insegna a lottare per ottenere una giusta ricompensa e che aiuta alla socializzazione. Di conseguenza, mi aspetto anche che il comportamento degli spettatori o tifosi che dir si voglia sia coerente con questo significato. Forse, come in altri campi della nostra società abbiamo perso di vista l’origine e l’obiettivo di molte attività e non siamo più in grado di utilizzare con appropriatezza neanche la nostra lingua che, invece, attribuisce ben altri significati alle cose per le quali sono spesso, in appropriatamente, utilizzati i termini. 

 

Walter Zanuzzi

 

Amministratore Unico Svi.Va – Sviluppo del Valore Società di Consulenza di Direzione, Esperto di Management, Consulente di Direzione per Risorse Umane e Sviluppo Organizzativo, Change Management, Socio fondatore del Comitato per la Promozione Etica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.


Submit to FacebookSubmit to Google BookmarksSubmit to LinkedIn

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna