Numero 29

Enterprise 2.0, Innovazione
e Cultura Organizzativa


Wikibility of Innovation Oriented Workplaces – The CERN Case


di Vincenzo Cammarata

Da circa un paio d’anni stiamo convivendo con un numero: il “2.0”.
Sia che si tratti di una semplice moda che ricorda il “.com” d’inizio secolo o che sia realmente una svolta nel modo d’intendere qualcosa che prima evidentemente doveva essere “1.0”, poco importa: qualcosa è effettivamente cambiato. Il Web. O meglio il rapporto che il grande pubblico ha con esso.

In realtà l’evoluzione del World Wide Web fortemente legata all’acronimo UGC (User Generated Content) – leggi: Utente=Autore – è un ritorno allo spirito del Web “0.0”. Quello stesso Web che Tim Berners-Lee inventò proprio ai laboratori del CERN di Ginevra e che aveva come scopo quello di essere un “luogo” dove chiunque potesse riversare le proprie idee e al contempo potesse recuperarne delle altre, di altri utenti, manipolarle e reintrodurle nel sistema. In una parola fare “condivisione”.

Che sia cambiato il modo di usare il web è comunque un dato di fatto: i siti web da semplici “vetrine” sono diventati delle “agorà”, dei “mercatini” e delle “piazze” dove gli “avventori” possono scambiare opinioni, consigli e commenti su tutto quello che c’è da vedere, leggere o ascoltare. Dove, se spinti dal desiderio di mettersi in gioco, chiunque ha la possibilità di misurarsi in abilità con gli altri e proporre il proprio operato, frutto della creatività individuale.

Ma tutto questo ha anche prodotto dell’altro. Basta contestualizzare questo nuovo modo di “socializzare”, di “creare” e soprattutto di “collaborare”, in ambienti e ambiti diversi ed ecco che questo “nuovo paradigma” porta dei cambiamenti anche nel modo di lavorare. Ecco qualche esempio.

Quello che finalmente stavamo iniziando a conoscere come Knowledge Management, e che con metodo e tassonomie varie ha portato alla costruzione di veri e propri data base di conoscenza  – in molti siti le famose FAQ (Frequent Asked Questions) si erano già trasformate in “Knowledge Base” – sta evolvendo in quello che adesso viene definito “Conversational Knowledge Management”.

Si è infatti compreso che, invece di frugare in un sacco e sperare che qualcuno vi abbia già inserito la “dritta” giusta – soprattutto aggiornata – che fa per noi, forse è più semplice e veloce lanciare un appello a tutta la comunità e cercare direttamente chi può aiutarti a dipanare i dubbi (scoprendo magari l’esistenza di esperti insospettati a qualsiasi livello della gerarchia aziendale). Per chi è iscritto al social-professional network di LinkedIn (area Answers) questo è già realtà da un po’ e dimostra chiaramente tutte le sue potenzialità.

Ma a cambiare è stato anche il modo di lavorare. Il passaggio da “cooperazione”, quale frutto dell’assemblaggio del lavoro prodotto da singole individualità, a “collaborazione” è cruciale. I singoli individui hanno ora la possibilità – grazie alle nuove dinamiche UGC e di sharing – di partecipare attivamente al lavoro degli altri membri del team e quindi di attivare meccanismi costruttivi che producono nuova conoscenza (innovazione) e non semplicemente una somma di conoscenze individuali.
Ad un livello operativo, quello che sta cambiando sono proprio le tecnologie che gestiscono e consentono queste nuove modalità collaborative. Alle piattaforme iper-strutturate per la gestione di progetti (groupware etc...) e a Intranet intese ancora esclusivamente come bacheche virtuali o al massimo come interfacce per i più complessi sistemi di ERP, si vanno ad aggiungere e ad integrare strumenti quali Blog, Wiki, RSS… Strumenti questi che favoriscono la libera circolazione delle idee e delle conoscenze aziendali e che, soprattutto, hanno un elevato impatto sulla cultura organizzativa.

Sintetizzando, il passaggio che ha portato al “2.0” è stato simile al salto concettuale che esiste fra la staticità di un “sostantivo” e l’proattività espressa da un “verbo”. (Ross Mayfield - Socialtext)

Non tutti sono, però concordi sull’effettiva influenza del fenomeno che abbiamo fin qui delineato e identificabile ancora una volta col termine “Enterprise 2.0”, sulla cultura aziendale. Il dibattito, che nel 2007 ha visto come protagonisti due guru in materia, Tom Davenport e Andrew McAfee, entrambi docenti universitari a Boston, è la prova di come il tema sia attuale ed esteso a discipline che non riguardano più esclusivamente aree tematiche squisitamente tecniche, ma impegnano esperti di organizzazione aziendale e di “sociologia del lavoro”, interessando quindi non solo il settore IT, ma anche altri soggetti più corporate che abbracciano competenze proprie delle Risorse Umane, della Comunicazione Interna e del Management a tutti i livelli.

Entro qualche anno le intranet aziendali cambieranno profondamente.

Gli ambienti di lavoro virtuali ad esse integrati, saranno sempre più personalizzabili da ogni singolo utente e, soprattutto, saranno molto più simili alle attuali comunità di socializzazione come Facebook. Ai Blog, si affiancheranno anche i Wiki, che, in definitiva, sono dei sistemi di content management estremamente semplici e immediati da utilizzare e che consentono di editare e pubblicare contenuti da parte di qualsiasi utente.

Ma data la natura particolare e “filosofica” di queste nuove applicazioni, non ci si può certo aspettare che la semplice adozione di tali soluzioni, crei immediati benefici o faccia fare chissà quale salto produttivo. L’introduzione proficua dell’Enterprise 2.0 impone, invece, la predisposizione dell’ambiente di lavoro al cambiamento culturale o per lo meno richiede, la sponsorizzazione di alcuni comportamenti che, se modificati, rendono realmente utile un tale investimento di risorse (finanziarie ed umane).


Volendo rendere il tutto in termini più concreti potremmo definire allora un modello dove, da un lato restringiamo il campo all’analisi esclusiva di uno degli strumenti più rappresentativi dell’Enterprise 2.0, il Wiki, dall’altro avremo il tasso d’innovazione dell’organizzazione.

A fare da catalizzatore del processo, troviamo una serie di elementi chiave che fanno parte della nuova cultura organizzativa.

Prima di proseguire con l’illustrazione del modello appena delineato, è opportuno sottolineare che la scelta del tasso di Innovazione quale parametro di successo dell’introduzione di strumenti quali i “corporate wiki”, è dettata dalla particolare importanza che esso assume nella perenne ricerca di un significativo vantaggio competitivo, ormai non più basato su prezzo e qualità, divenuti standard all’interno di un contesto globale.

Per definire questi fattori culturali abilitanti dei Wiki nei confronti dell’Innovazione, questa “Wikibilità” dell’ambiente di lavoro orientato all’Innovazione, è opportuno incrociare: a) i cambiamenti portati all’interno dei posti di lavoro, a seguito dell’introduzione in azienda tali strumenti collaborativi; b) le caratteristiche che il medesimo ambiente di lavoro deve possedere affinché esso produca innovazione.
Si ottengono in questo modo otto fattori critici di successo che descrivono un contesto culturale, per così dire, wikibile:

  1. velocità: come concetto legato alla possibilità di pubblicare informazioni in tempo reale e quindi di trovare informazioni sempre aggiornate.
  2. flessibilità: nella gestione del tempo e del lavoro. Legato anche alla possibilità di formare team di carattere trasversale con risorse impegnate su progetti promossi da diversi committenti interni.
  3. condivisione: delle risorse aziendali, fornendo autonomia nell’approvvigionamento.
  4. collaborazione: possibilità di lavorare su documenti comuni e di interagire in maniera adeguata con i colleghi.
  5. social networking: possibilità di conoscere tutte le competenze presenti in azienda e di relazionarsi in modi diversi e favorendo le comunità di pratica.
  6. peering: (democrazia cognitiva) ripensare a strutture organizzative meno gerarchiche che tendono ad essere più piatte e che consentono il contatto fra “pari” senza passare per vie gerarchiche. Partecipazione attiva di tutti i partecipanti.
  7. apertura: trasparenza fra i vari gruppi, dipartimenti e divisioni, eliminando barriere comunicative e informative fra compartimenti diversi.  
  8. fiducia: strettamente legata alle possibilità di agire sul lavoro dei propri colleghi e come condizione necessaria per definire un ambiente “creativo”.

La possibilità di misurare tali parametri attraverso strumenti appositamente studiati per gli ambienti virtuali (WIOWA – Wikibility of Innovation Oriented Workplace Audit), consente in questo modo di agire in modo mirato per comunicare e indirizzare un corretto uso dell’Enterprise 2.0.

Alla definizione di tale strumento ha contribuito in maniera significativa quanto emerso analizzando il caso di studio riguardante il CERN di Ginevra. Noto a tutti per l’anello di collisione (che in primavera 2008 entrerà finalmente in funzione) e quale laboratorio di fisica dove fisici e scienziati si interrogano sull’origine dell’universo, rimane purtroppo ancora poco sfruttato per la sua valenza di laboratorio sociologico.
Il CERN infatti è un social network di più di 10.000 addetti (circa 3.000 interni e 8.000 esterni) comprendente membri provenienti da 500 istituti sparsi in 56 paesi che lavorano insieme avendo un unico obiettivo comune: la messa in funzione del futuro acceleratore di particelle.

Il CERN rappresenta un ottimo posto dove indagare gli effetti dei Wiki usati in ambienti innovativi sulla cultura organizzativa.

Al CERN, infatti, i Wiki vengono usati già dalla fine del 2002, raggiungendo in cinque anni di attività una discreta maturità d’utilizzo in un ambiente altamente votato all’Innovazione: le scoperte fatte durante la costruzione della struttura hanno infatti prodotto numerose innovazioni tecnologiche non ultimo il già citato Web. Alcune interviste rivolte ad utilizzatori del Wiki e il colloquio avuto con uno dei due amministratori del sistema, hanno contribuito a testare la fattibilità e l’attendibilità delle domande fatte nell’audit citato precedentemente.

Quanto detto fin qui è il frutto di letture e ricerche che ho avuto l’opportunità di approcciare durante il mio ultimo periodo di studi presso l’Università della Svizzera Italiana di Lugano nell’ambito del Master of Science in Corporate Communication. Il risultato è una tesi dal titolo “Wikibility of Innovation Oriented Workplace – The CERN Case” (cfr. presentazione proposta sopra, scaricabile in versione integrale dal sito www.wisetwice.eu)  vincitrice in India del “top award for the Management Insights Contest 2007” messo in palio dal sito www.insightory.com, un luogo di condivisione di documenti professionali ed accademici in pieno spirito “2.0”.
Per ulteriori informazioni e aggiornamenti sul tema dell’Enterprise 2.0 si consiglia www.socialenterprise.it

CV Vincenzo Cammarata