La creatività al lavoro

di Simone Piperno
Questa estate ho partecipato ad una conferenza che aveva come argomento il mondo del lavoro e in particolare quello giovanile. In quella occasione presentavo il mio libro sull’orientamento alla carriera e lo sviluppo del pensiero creativo e per questo avevo invitato alcuni amici che, con il loro sostegno, avevano partecipato al mio lavoro. Uno di loro viene dall’Austria e vive da più di cinque anni a Roma perché è profondamente innamorato della città; quando mi sono trovato a spiegargli di cosa andavo a parlare lo trovai particolarmente preparato sull’argomento. Il motivo era che, una volta finita l’università, insieme ai suoi colleghi, aveva partecipato ad un coaching, cioè ad un allenamento mentale, per orientarsi verso il lavoro più adeguato alle sue potenzialità. Era naturale per il mio amico parlare di certi argomenti, mentre per la maggior parte dei presenti costituivano addirittura delle novità.
Il mio amico aveva fatto tesoro di quel momento di riflessione che gli era stato offerto durante le giornate di corso e, negli ultimi anni, oltre a scegliere la città in cui vivere, aveva anche sviluppato uno stile di vita coerente con i suoi gusti ed i suoi principi. E’ chiaro che non possono bastare delle sessioni di orientamento al lavoro per diventare pienamente consapevoli delle proprie potenzialità e degli obiettivi professionali e di vita, ma quel che è certo è che sviluppando un’attitudine mentale che porta a riflettere su se stessi, a porsi le domande opportune e ad utilizzare tecniche appropriate, si è facilitati nell’intraprendere un percorso di miglioramento costante delle proprie attività.
Parlare di orientamento al lavoro in un momento nel quale il problema non è tanto lo scegliere un’occupazione quanto il trovarla, può sembrare azzardato, ma è proprio quando c’è confusione e si respira aria di crisi che occorre prepararsi.
Quando in un particolare settore economico avviene un periodo di recessione, un imprenditore può valutarlo come temporaneo e decidere di superarlo stringendo i denti e la cinghia, ma non sempre basta. Alcune volte, infatti, le crisi corrispondono a periodi di ristrutturazione e quindi di profondo cambiamento nelle dinamiche della produzione del valore, elemento che impone alle aziende di trasformare processi, prodotti e di investire per sviluppare nuove competenze nel personale. In questo caso non è sufficiente attendere fiduciosi la ripresa economica, così come ai giovani in cerca di lavoro non conviene attendere la ripresa dei concorsi pubblici, sperare soltanto in un colpo di fortuna o in una conoscenza azzeccata per un posto fisso.
Quando è tempo di crisi occorre investire su se stessi. Come ripete da anni l’Ing. Monti, direttore di questa rivista e punto di riferimento per le sue idee innovative, è proprio quando si vive un periodo di ristrutturazioni e di cambiamenti in un settore economico che è vitale e vantaggioso per un’azienda investire, innovando processi aziendali, prodotti e le competenze delle persone.
Oggi le persone assomigliano sempre più a delle “piccole aziende” dal momento che ognuno di noi svolge un gran numero di attività, vive tra complicati contratti di aziende telefoniche e di internet provider, è a contatto con banche, società finanziarie, assicurative, tiene un gran numero di relazioni, professionali e private, ed è impegnato a migliorare la propria immagine.

In questa fase della nostra economia è importante essere allenati a scovare le opportunità che, sebbene nascoste, esistono, ma vanno sapute cercare. Pensare creativamente vuol dire osservare la propria realtà da diversi punti di vista, individuando aspetti prima celati. Vuol dire combinare insieme le possibilità che si hanno davanti, elaborarle creativamente, ma anche decidere concretamente come agire e come valutare i propri risultati. La creatività, infatti, non consiste soltanto nell’esercizio di fantasia o immaginazione, elementi astratti che sono fondamentali all’artista, ma nel caso di chi cerca lavoro sono utili solo a metà, in quanto l’altra parte è data dalla capacità e dalla determinazione di ricercare le opportunità che si hanno di fronte, di organizzare le proprie attività e di monitorarne l’efficacia.
Come le aziende cercano di razionalizzare le risorse di cui dispongono e di economizzare gli sforzi, così il nostro cervello tende a ripetere una stessa reazione ad un medesimo stimolo per mantenere i propri punti di riferimento; quando, però, partecipiamo ad una novità questo meccanismo rischia di essere limitante.
Apprendere qualcosa da una novità vuol dire esattamente esserne confusi, perdere e trasformare i propri meccanismi mentali abituali ed entrare in una condizione di creatività che permette di rielaborare i pensieri. Quando ci limitiamo ad inserire una nuova esperienza nel meccanismo mentale abituale, perdiamo una parte consistente delle opportunità create dalla conoscenza acquisita: in questo modo non saremo turbati dalla sensazione di confusione data dall’apprendimento, ma perderemo lungo il cammino la possibilità di attingere a pieno dalla novità.
Oggi nella modalità di organizzare e svolgere il lavoro sono in atto numerose trasformazioni che è importante conoscere e prevenire, per non rischiare di rimanerne schiacciati.
L’articolo pubblicato nello scorso numero di Caos Management da Ferdinando Dell’Agli (link: http://www.caosmanagement.it/emozioni.html) spiega in modo puntuale l’evoluzione nelle metodologie di organizzazione del lavoro, con il passaggio dalla Teoria Razionale di Taylor nella quale “è l’organizzazione che determina il risultato; l’integrazione tra individuo e organizzazione è di tipo passivo, basata su di una rigorosa ripartizione dei compiti, sull’omogeneità delle attività svolte, sul coordinamento affidato ad un solo responsabile e su una struttura di controllo ampia e diffusa” a quella Sociale di Douglas e McGregor, per la quale “è l’individuo che determina il risultato; l’integrazione tra individuo e organizzazione è di tipo attivo, e gli aspetti organizzativi fondamentali sono l’importanza della risorsa umana, la responsabilità personale e la delega”, fino ai principi della Qualità Totale e alle più recenti teorie in merito.
Questi concetti aiutano a comprendere la portata della ristrutturazione in atto nel mondo del lavoro nel quale sono diventate essenziali le abilità comunicative, relazionali, emotive e le capacità di lavorare in gruppo e di gestire efficacemente il tempo a disposizione.
Per questo, come un atleta che si prepara alla gara, è importante allenare i muscoli opportuni che in questo caso sono quelli del pensiero creativo.
Questo articolo si intitola “La creatività al lavoro”: in quanti modi è possibile interpretare questa frase? A me ne vengono in mente almeno 3 e a te? Anche un semplice esercizio come questo rappresenta un modo per esercitare la creatività ed allenarsi a vedere la realtà da un maggior numero di prospettive.
Simone Piperno (link: http://simonepiperno.blogspot.com)