L'obbligo morale di un impegno

 

Il 7 luglio scorso M. Yunus, premio Nobel per la pace nel 2006, ha ricevuto dal Comune di Bologna la cittadinanza onoraria, alla presenza, inter alia, del Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini e della Sua personale rappresentante in Italia Prof.ssa Luisa Brunori e del Prof. Romano Prodi.

E’ stata una giornata storica. L’ottocentesco funzionale mondo della cooperazione che tanta ricchezza e qualità della vita, quindi gioia e pace ha portato nella comunità dell’Italia centrosettentrionale, ha incontrato il modello di sviluppo proposto da Yunus, in funzione premiale degli ultimi e degli esclusi: le donne dei villaggi del Bangladesh, fondato sulle Grameen Bank  (id est Cassa Rurale). 

 

Sono i due sistemi di mutualismo sociale di mercato che hanno consentito all’Italia e all’Europa Occidentale, così come in Bangladesh e ora negli USA, di far uscire i ceti miserrimi dalla disperazione dei senza speranza.

Il Prof. Yunus pur essendo certamente uno dei più grandi economisti viventi, ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace. Il discorso di accettazione della nuova cittadinanza chiarisce il punto.

La soluzione, o per meglio dire, la via verso una soluzione alla questione della sopravvivenza non dovuta a procedure assistenzialistiche esterne, Yunus la identifica nella fatica di un progetto di crescita professionale e umana, incentrata sulla mutualità che coinvolge la popolazione presente nel territorio dato. 

 

Triste il giorno in cui, come era già avvenuto al tempo della “Crociata dei fanciulli”.  

I fanciulli di cui si parla era i giovanissimi europei che avevano la necessità di alimentarsi e infine di vivere; in un’Europa in crisi per l’inversione della tendenza demografica negativa, principiata alla fine del primo millennio cristiano e dovuta alla fine dei conflitti sistemici e alla conseguente crescita della produzione agricola, venne proclamata la prima Crociata, per “liberare i luoghi santi” che portò al disastro di almeno un milione di morti.

 

Nel 1960 si definì la decolonizzazione su base universale, a seguito del rifiuto europeo di accordare la piena cittadinanza a tutti i paesi che avevano fornito la massa di combattenti sotto le varie bandiere e sui vari immensi fronti. Lo stesso Ghandi, nella prospettiva di un ravvedimento Britannico, diretto alla concessione della cittadinanza al subcontinente indiano, ovvero alla dichiarazione della sua indipendenza, non ostacolò la guerra contro l’Impero Giapponese. 

L’Europa e il mondo dei vincitori e dei vinti si ritirarono, lasciando non solo rovine immani dai paesi Africa, Caraibi, Pacifico – Convenzione di Yaoundé, per mancanza di classi dirigenti formate, ma anche la sensazione di uno stupro disumano, comprendente la riduzione in schiavitù, lo sfruttamento intensivo delle risorse umane e naturali, senza alcun tentativo di attivare l’ascensore sociale come concepito a suo tempo dall’Impero Romano. 

La decolonizzazione non fu spesso acquisizione del diritto all’autogestione come la storia dello Zaire dimostra, con l’assassinio del suo primo leader Lumumba e del Segretario delle Nazioni Unite.

La risposta in chiave di economia collettiva fu la rivolta castrista a Cuba, la nascita della teologia della liberazione in Sud America, sulla scia delle repubbliche socialiste gesuitiche nella Guadalupe e nelle Misiones; le guerre per l’indipendenza dell’Afghanistan, con il conseguente saggio crollo dell’URSS, atto a stemperare le eventuali richieste delle Repubbliche islamiche intraconfinarie dell’Urss. 

La storia prosegue e si prende atto dei vari trasferimenti di proprietà avvenuti  nei pozzi petroliferi e nei giacimenti del gas, anche grazie ad Enrico Mattei. La conseguenza connessa alle goffe manovre occidentali nel contesto islamico in assenza di un vero Califfo - abolito con il disfacimento della Sublime Porta per volontà franco-inglese - consente la nascita di nuove forze talune supportate da interessi occidentali e altre totalmente contrapposte come Al Qaeda, Boco Haram e più di recente l’ISIS che prova a darsi una veste califfale, non si sa su cosa fondata, stante il silenzio degli Ulema (dottori della legge) della Umma (Res Publica) islamica.

Ovviamente i paesi privi di risorse naturali come il Ciad, la Repubblica Centro Africana o il sud-Sudan/Darfur, diventano terra di conquista in funzione della creazione di nuovi schiavi e di reclutamento di “volontari” combattenti e di nuove spose e/o concubine.

Le responsabilità sono storicamente note, ancora Yunus con il suo social business e il modello intellettuale e operativo proposto da Papa Francesco, le identificano e propongono per i giovani e non solo, strumenti per la formazione di Job-Creators e non di Job-Seekers, al fine di ridisegnare il modello economico di sviluppo per ridisegnare il mondo. 

Tale programma è condivisibile, anzi deve essere fatto proprio non solo dalle generiche associazioni per il volontariato, ma in particolare da un Ente quale l’A.N.R.P. – Ente morale Onlus (Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento, dalla Guerra di Liberazione e loro familiari), che è composto dagli ultimi reduci ex IMI e dai loro familiari. Infatti l’Italia con la propria Costituzione ha rinunciato alla guerra quale mezzo per la risoluzione delle controversie e di più ha dichiarato che può rinunciare a pezzi della propria sovranità attraverso l’adesione a patti e accordi internazionali.

In tal senso, il Paese ha aderito alle Nazioni Unite e quindi divenuto membro fondatore dell’Unione Europea e attraverso essa ha riconosciuto come la sua azione deve essere diretta alla cooperazione internazionale in particolare diretta a quelle ex colonie verso le quali abbiamo molto più di un dovere morale, come riconosciuto dal citato accordo di Yaoundé e quindi con quello di Cotonou. Di tali accordi peraltro, con leggerezza, non sembra che si tenga conto nell’ambito delle attuali trattative fra UE e USA per la stipula dell’accordo di libero scambio denominato T.T.I.P. (Transatlantic Trade and Investment Partnership), con la conseguenza di un ulteriore disimpegno dell’Unione Europea degli accordi a suo tempo sottoscritti. 

In conseguenza dell’abbandono dei criteri ispiratori delle due convenzioni citate, si ha l’obbligo per chi sa guardare realmente ai bisogni primari e secondari degli esseri umani, di creare e formare nuovi cittadini del mondo specialisti nel campo della gestione del settore primario come quello agricolo. 

Giappone e Cina in molte realtà operano in questa direzione attraverso la quale l’Africa cerca la sua dimensione. Ma il CIAD, stante il fatto che è uno dei pochi paesi verso i quali le ONG internazionali sono poco aperte e disponibili a operare, deve riattivare il sistema produttivo, salvaguardare le fonti dell’acqua disperse e applicare la “Carta di Milano” recentemente elaborata. 

Qualora nessuno intervenisse, la migrazione delle popolazioni verso l’Europa, che attualmente riguarda precipuamente il Corno d’Africa, il vicino Oriente e i paesi africani che si affacciano sull’Oceano Atlantico, si estenderebbe anche al Ciad.

Una volta formati questi attori del settore primario, soddisfatte le esigenze interne, potranno esportare il surplus, munendosi della base monetaria per affrontare il mercato globale, ponendo anche al servizio dei paesi vicini, meno fortunati i risultati da essi conseguiti.

Questa potrebbe essere la nuova missione degli ex IMI,

primi resistenti e primi non violenti, non più forzati ma formatori di un mondo nuovo come quando tornati in Italia seppero dare vita alla nostra Repubblica democratica e per gli altri rimasti nei paesi dove erano stati imprigionati diventando cittadini degli stessi e consentendo con il loro apporto una migliore qualità della vita negli stessi paesi attraversati da anni pesanti. 

 

Vincenzo Porcasi

Dottore commercialista e revisore dei conti; Professore presso l'Università telematica Niccolò Cusano, Roma; Componente della Commissione internazionalizzazione dell'Ordine dei commercialisti e degli esperti contabili di Roma; Componente della Commissione Finanziaria di ICC Italia-Comitato Nazionale Italiano della International Chamber of Commerce, Parigi.
Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, specializzato in questioni di internazionalizzazione di impresa, organizzazione aziendale, Marketing globale e territoriale. Autore di numerosi saggi monografici e articoli, commissionati, fra l’altro dal C.N.R.-Consiglio Nazionale delle Ricerche e dal Ministero del Lavoro. Incarichi di docenza con l’Università “LUISS”, con l’Università di Cassino, con l’Università di Urbino, con l’Università di Bologna, con la Sapienza di Roma, con l’Università di Trieste, e con quella di Palermo nonché dell’UNISU di Roma. Ispettore per il Ministero dello Sviluppo economico. Già GOA presso il Tribunale di Gorizia, nonché già Giudice Tributario presso la Commissione Regionale dell’Emilia Romagna.

 


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