Letteratura di evasione

 

“Sto leggendo un giallaccio di Agatha Christie che già avevo letto anni fa. Penserai che sono  un’idiota insensibile.”

Mi disse mia madre. Era seduta in poltrona. Aveva gli occhi lucidi, ma la voce ferma. Mio padre ottantenne era morto all’improvviso la mattina di quello stesso giorno. Risposi subito:
“Ma no, madre mia! Ti pare? Abbiamo  avuto un colpo tragico. Teniamoci su come possiamo. Tutti i mezzi sono ammessi.”
L’abbracciai. Avevo 25 anni. Avevo già imparato fin da ragazzo a leggere libri facili e già letti, magari più di una volta, come aiuto a sopportare situazioni di stress. È uno dei modi in cui riusciamo a “fermare l’orologio” – cioè a staccarci da una situazione preoccupante o penosa.

Ai tempi antichi  si ricorreva al vino. Nell’Ode VII del I Libro, Orazio fa dire da Teucro ai suoi compagni stremati dalla navigazione, mentre si riposano su una spiaggia:
“Nunc vino pellite curas, cras ingens iterabimus aequor – ora scacciate le preoccupazioni con il vino, domani torneremo ad affrontare il grande oceano.”

Hanno effetti tranquillanti la marijuana e l’hashish, già noti da tempi antichi. Distaccano dalla realtà e fanno vedere immagini che non ci sono, moltissimi tipi di droghe oppiacee o sintetiche. L’uso è rischioso, sono illegali e il commercio è in mano a criminali. Le sconsiglio nettamente come artificio per fermare l’orologio.

Qualcuno lo può considerare una perdita di tempo, ma è anche un aiuto immediato che non presenta rischi gravi l’abitudine di rileggere libri noti, specialmente romanzi. Puoi ricordare più o meno bene le pagine che leggi, ma sai bene che arriverai a un passo che ti è piaciuto molto. È un rimedio che funziona meglio se scegli un autore abbastanza bravo da farti identificare con uno dei suoi personaggi simpatici - positivi. Ti spersonalizzi e ti senti bene a vivere  brevemente un vicenda che ti è  già nota – proprio per questo la vuoi rivivere. Non c’è  bisogno di rileggere il testo di uno scrittore veramente grande e famoso. Vanno bene anche i romanzi o i racconti che G.K. Chesterton chiamava “buoni-cattivi” libri – cioè quelli che non hanno grandi pretese letterarie, ma che restano leggibili anche quando opere più serie sono  morte e dimenticate. Un buon esempio sono le storie di Sherlock Holmes scritte da Arthur Conan Doyle, o i gialli di Agatha Christie e perfino i raccontini di Wodehouse con il maggiordomo Jeeves, ormai leggendario. Adoperali pure: non ti vergognare. Non stai studiando letteratura – stai usando una leggera terapia.

Da ragazzo leggevo e rileggevo i romanzi di Verne – soprattutto “Il giro del mondo in ottanta giorni”, “L’isola misteriosa” e “La casa a vapore”.

Poi passai a Kipling: Kim e il Libro della Giungla. Con mia sorella e altri amici ci sfidavamo  ricordare i nomi e le descrizioni di tutti i personaggi: Lurgan Sahib, Mahbub Ali (il mercante di cavalli afgano)  Hurree Chunder Mookerje (il babu bengalese), il Colonel Creighton (del Grande Gioco), Haneefa (la prostituta) e gli animali di Mowgli. Ora rileggo ogni tanto: Tom Clancy (Ottobre Rosso, Giochi Patriottici), Dick Francis (gialli in ambiente di cavalli da steeplechase), Herman Wouk (Ammutinamento del Caine, Venti di Guerra) e così via.

Fra i grandi autori che fermano il tempo perché la loro prosa è facile e somministrano drammi da rileggere, consiglio Lev Tolstoi. Guerra e Pace è uno dei più grandi libri mai scritti. Nelle sue pagine c‘è di tutto: drammi e sentimenti, storia e filosofia, passioni e ragionamenti, intelligenza e malvagità – e digressioni istruttive sull’evoluzione della società, dei conflitti e dell’economia. Aprendo il libro a caso, ci si immedesima subito nelle vicende di personaggi interessanti, perché sono visti da dentro: capiamo come pensano e da che cosa sono motivati – e ci si ferma il tempo. Più oltre incontriamo ragionamenti teorici che sembrano scritti oggi (mentre risalgono al 1869) e analogie illuminanti. Ad esempio:



“Come nel meccanismo di un orologio, così nel meccanismo di una macchina militare, un impulso una volta prodotto conduce a un risultato finale, mentre le parti del meccanismo che l’impulso non ha ancora raggiunto restano immobili e quiescenti fin quando il moto non sarà trasmesso ad esse. Le ruote girano sui loro assi mentre i denti agiscono gli uni sugli altri e le pulegge vibrano per la velocità del loro movimento, ma una ruota vicina resta immobile come se fosse destinata a restare così per cento anni, mentre, quando viene il momento che una leva la sospinge, anche quella si muove e partecipa al moto comune il cui risultato finale esorbita dal suo orizzonte: è il movimento lento e regolare delle lancette che mostra il tempo. Così il risultato delle complesse attività umane di 160.000 russi e francesi – delle loro passioni, desideri, rimorsi, umiliazioni, sofferenze, scoppi di orgoglio, paure ed entusiasmi – fu solo la sconfitta russa nella battaglia di Austerlitz – un lento moto di una lancetta sul quadrante della storia umana.”


Provaci, sperimenta:  Tolstoi funziona meglio di Wodehouse – ma forse te lo aspettavi.

Roberto Vacca

Laureato in ingegneria elettrotecnica e libero docente in Automazione del Calcolo (Universita' di Roma). Docente di Computer, ingegneria dei sistemi, gestione totale della qualita' (Universita' di Roma e Milano). Fino al 1975 Direttore Generale e Tecnico di un'azienda attiva nel controllo computerizzato di sistemi tecnologici, quindi consulente in ingegneria dei sistemi (trasporti, energia, comunicazioni) e previsione tecnologica. Tengo seminari sugli argomenti citati e ho realizzato numerosi programmi TV di divulgazione scientifica e tecnologica.
http://www.robertovacca.com/italiano.htm


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