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La formazione


Un nuovo impegno culturale all’interno del nuovo mondo è stato speso, a cominciare    
dagli anni ’80, cercando di fornire indicazioni su come sviluppare una corretta gestione del Capitale Umano in ogni tipo di settore.

E’ bene considerare subito che il  termine gestione non è un termine riservato a chi comanda. Il compito di gestire e negoziare con ogni tipo di interlocutore é oggi affidato a tutti coloro che lavorano insieme a un progetto:

·    Gestire, guidare e negoziare con  i propri collaboratori
·    Gestire  il rapporto negoziale e di contributo con i propri capi
·    Gestire il rapporto di cooperazione negoziale con i propri colleghi
·    Gestire se stessi, negoziare le proprie idee, i propri vissuti

Negli incontri di formazione organizzati dalle Associazioni,  dalle Business School più autorevoli, dalla Comunità Europea attraverso il Fondo Sociale, sono stati rivisitati in questi anni momenti di lavoro che molti di noi in passato hanno affrontato in maniera automatica, senza accedere ai livelli di pensiero creativo di cui tutti siamo dotati naturalmente.






Presi dalla routine, abbiamo privilegiato l'urgenza e penalizzato l'importanza di ciò che stavamo facendo.

Pensiamo al problema del coinvolgimento e della partecipazione:

·    Sentirsi coinvolti
·    Saper coinvolgere
·    Esprimere i propri talenti e la propria Leadership in modo naturale
·    Motivare gli altri e scoprire la propria capacità di automotivazione

In apertura di questo scritto abbiamo considerato che garantire un servizio di qualità è oggi l'obiettivo di tutte le Imprese finalizzate a servire il pubblico di riferimento con risultati eccellenti.

Il percorso vincente per arrivare all’obiettivo passa obbligatoriamente attraverso l'acquisizione di una maggiore capacità, da parte di ognuno, di autocoinvolgersi e di coinvolgere alla partecipazione colleghi, collaboratori, capi: ogni persona preposta a svolgere compiti e mansioni all’interno di progetti che riguardano noi e il nostro lavoro.

L'efficacia del contributo che ognuno di noi fornisce alla  struttura è determinata, in gran parte,  dal nostro grado di coinvolgimento e di motivazione a operare in squadra.

Lavorare in equipe con colleghi  e capi; gestire collaboratori; gestire interlocutori di ogni tipo sono oggi percorsi lavorativi resi più difficili -come già esposto-  dall’urgenza di mutare continuamente programmi e strategie per adeguarsi al mondo che cambia a ritmi sempre più veloci.





E' importante saper riconoscere e conquistare un adeguato livello di consapevolezza che ci permetta di fornire un concreto aiuto al nostro gruppo di lavoro nell'affrontare idee, progetti e percorsi lavorativi, puntando a prestazioni di qualità.

Partecipare e far partecipare è l’obiettivo di chi lavora in gruppo con lo scopo di realizzare risultati eccellenti.

Come già definito, dobbiamo scoprire in che modo portare noi stessi e chi lavora con noi a occupare un ruolo di lavoro con rinnovata consapevolezza e responsabilità e ottenere,
al servizio dell’Impresa, risultati personali gratificanti

Se è vero che il vivere e il lavorare insieme ci aiuta a formare opinioni nei confronti degli altri, è altrettanto vero che ci aiuta a formare opinioni nei confronti di noi stessi.

Potrà dispiacere, ma va detto: il ruolo lavorativo che occupiamo non sempre viene da noi giustamente considerato e non sempre ci gratifica in relazione alla sua reale potenzialità.

Purtroppo, anche le situazioni che non ci gratificano particolarmente possono essere da noi sopportate.

Ascoltando i commenti di chi fa coda a uno sportello; di chi è appena uscito da un ufficio pubblico o privato dopo aver usufruito di un certo tipo di servizio; di Clienti diversi che hanno appena avuto un approccio telefonico o di persona con aziende fornitrici; di operatori in ogni settore che sono appena usciti da una riunione organizzativa, si possono cogliere qua e là espressioni poco edificanti rivolte a coloro che, occupando un qualsiasi tipo di ruolo con  sopportazione, hanno con i loro interlocutori esterni -e quasi sempre anche con colleghi, collaboratori  e capi- un rapporto difficile; principalmente in situazioni di contingenza: caratteristica comune oggi all'attività di molte Imprese alla costante ricerca di nuove chiavi per accedere alla preferenza di un pubblico sempre meno prevedibile nei comportamenti di valutazione del prodotto e del servizio.

Sopportare  una certa situazione non può che produrre cattivi rapporti all’interno e all’esterno del nostro ambiente di lavoro.


Perché?


Pur tralasciando complesse considerazioni sui malesseri sociali che hanno aggredito un po’ tutti i campi della società moderna,  non possiamo in questa sede non considerare che nel mondo del lavoro è il singolo individuo, la singola risorsa -in molti casi- a non rendersi conto di essere un ingranaggio insostituibile nel contesto dell'organizzazione; gli esperti possono mettere in piedi tutti gli organigrammi che vogliono al fine di creare un certo tipo di servizio, ma se le persone non sono motivate il concetto di servizio non si realizza: alcuni di noi si considerano, in ambito lavorativo, dei bersagliati dalla sorte; o, nella migliore delle ipotesi, dei qualcuno che si adattano a inevitabili circostanze.

Ogni ruolo aziendale guadagnerà  il suo pieno stato di diritto quando ognuno inizierà a pensare a se stesso come a un qualcuno che opera all'interno della propria Organizzazione in posizione chiave, a prescindere dall’organigramma.

L'immagine professionale di ognuno si modificherà quando ognuno modificherà l'immagine che ha di se stesso. Quando capirà che è impossibile dare agli altri -del proprio ruolo-  un'immagine di valore se non è convinto egli stesso del proprio valore personale.

In parole quanto mai povere: il mondo ti apprezza nella misura in cui tu apprezzi  te stesso; conquista  te stesso prima degli altri e gli altri si faranno conquistare.

Il fatto è (e pochi ancora sembrano rendersene conto) che mai come oggi ogni ruolo organizzativo  -senza esclusione di sorta- diventa una funzione estremamente importante.

Ognuno, attraverso il proprio ruolo, deve imparare a comunicare correttamente con i propri interlocutori. Comunicare correttamente in questo senso è diventato l'equivalente di un atteggiamento mentale che tutti dobbiamo avere nel mondo del lavoro. E’ il nostro pubblico è formato da interlocutori interni ed esterni all’azienda che -attraverso il consenso- determinano il nostro successo professionale. Il nostro pubblico è rappresentato da benificiari esterni, ma è anche da chi lavora al nostro fianco- Il nostro pubblico è chiunque con il quale dobbiamo entrare in comunicazione per portare avanti un qualsiasi progetto.





Gli ingegneri oggi debbono pensare in termini di pubblico se vogliono progettare un prodotto che possa interessare la gente. I Direttori di Produzione debbono pensare al pubblico se vogliono che il ritmo produttivo sia quello ottimale.

I capi devono considerare la tipologia e la caratteriologia dei loro collaboratori se li vogliono motivati ad affrontare il cambiamento.

Ognuno oggi deve scoprire le motivazioni del suo pubblico: il beneficiario finale del servizio che attraverso di lui viene in contatto con l’Organizzazione che egli rappresenta. Deve scoprire le motivazioni di chi lavora al suo fianco (colleghi, capi, collaboratori).

Creare tecnicamente un prodotto o un servizio è molto più facile che comunicare con il pubblico a cui questo prodotto o questo servizio sono diretti. L’Organizzazione Moderna deve comunicare con il suo pubblico attraverso tutte le risorse impegnate nel processo lavorativo.

Certi ruoli hanno la fama di essere attività lavorative poco qualificate.
Sono spesso, invece, estremamente difficili da svolgere e come tali richiedono non soltanto il massimo di preparazione e applicazione, ma anche il massimo di fede.

Questi nostri tempi, in continuo cambiamento, saranno sicuramente ricordati come tempi caratterizzati da incertezza, ma anche come tempi di grandi opportunità  in senso creativo:

- Ogni percorso già collaudato va riverificato e adattato alle nuove esigenze

- Le Organizzazioni si stanno ristrutturando per far fronte ai nuovi bisogni dei loro interlocutori  istituzionali

- Nascono nuove Imprese

- Il settore pubblico è  in subbuglio

-    Inserirsi e trovare un posto di lavoro è diventato un percorso pieno di nuove soglie di difficoltà, ma nascono nuove professioni fino a ieri sconosciute o poco considerate

- Sta scomparendo il posto di lavoro di antica concezione

- Pérdono di valore concetti come "posto sicuro" e "stipendio fisso"

Quanti sono oggi i giovani realmente motivati ad apprendere una professione nuova, caratterizzata da soglie di rischio ancora sconosciute?




Quanti sono i giovani talenti che covano in fondo al loro animo un'aspirazione che può diventare, a lungo -come lo definiscono gli esperti di psicologia del lavoro-, il tarlo letale della  sicurezza?

Molti sono ancora convinti di poter risolvere il problema della sicurezza unicamente con un buon posto di lavoro. Per costoro il massimo bene è ancora una grande scrivania, in un grande ufficio di una grande azienda, dietro la quale sedere e proteggersi dalle aggressioni del mondo.

Chi ancora oggi è unicamente convinto di ciò, non ha capito che il mondo del lavoro è in profonda trasformazione.

Questo tipo di trasformazione tende sempre di più a mettere in evidenza il bisogno che ogni  delega ha oggi in azienda di essere valorizzata, di diventare un ruolo di immagine, di contatto, di comunicazione.

Professionalizzare i ruoli è oggi il compito principale di chi dirige.

Qualcuno continua a occupare il proprio ruolo con la mentalità del dilettante che aspetta  per crescere di essere promosso e sistemato.

Certo molti, moltissimi sono coloro che hanno conquistato un'ambita scrivania, che vi stanno seduti dalla mattina alla sera e sul cui piano ingombro di carte consumano, insieme al tempo, le loro frustrazioni.

Molti sono coloro che si crogiolano nelle loro delusioni dimenticando che il lavoro, nella vita di un essere umano, non può essere concepito in questo modo.

E' un fatto umano e comprensibile, ma lo diventa molto meno se lo riferiamo a ruoli che avranno in futuro sempre nuovi interlocutori da affrontare, da soddisfare e dal rapporto con i quali ottenere risultati d’impresa e personali.

Non si può fare il paracadutista con l’animo del soldato di sussistenza.
Il nocciolo della questione è tutto qui.

Ogni tipo di ruolo va affrontato e vissuto con tutte le risorse che ogni persona può avere.


Nel nostro lavoro
siamo convinti di essere un protagonista
o una vittima?

 


Il guaio è che ancora troppi ruoli non vengono vissuti, ma soltanto sopportati
Chi sopporta sentendosi vittima di una scelta imposta dalle circostanze non si rende conto di come la sua azione, condizionata da questo tipo di atteggiamento mentale, si innesti negativamente nel quadro complessivo della sua vita e dell’ attività lavorativa. Quando questo tipo di azione si innesta, l'intero meccanismo comincia a scricchiolare. Troppe persone non sono consapevoli di rappresentare il Servizio che la loro Impresa eroga quando interagiscono in equipe e con i beneficiari del servizio. L’atteggiamento di ognuno si riflette sull’Azienda e sull’idea che il pubblico si fa della stessa.

A quale categoria volete appartenere?
-    A quella di coloro che instaurano con il proprio lavoro un rapporto rilassato e sereno, anche
  se  non privo di difficoltà?

- A quella di coloro che  sopportano  il loro lavoro in attesa di qualche via di scampo?

Nel momento in cui qualcuno si rende conto di appartenere a quest’ultimo gruppo occorre che cambi alla svelta il modo di intendere e di vivere il suo lavoro. Continuando così danneggia se stesso, la sua famiglia, l’organizzazione per la quale opera e si preclude qualsiasi tipo di soddisfazione.


Occorre guardare in fondo, dentro di noi
e cavarne il più grosso ferro del mestiere
Il piacere di vivere il nostro lavoro
come mezzo di crescita professionale e umana



Questo ragionamento ci permette di focalizzare con chiarezza una serie di punti molto significativi, affinché ognuno sia in grado di costruire, per sé  e per gli altri, un efficace piano di lavoro:

-    Il ruolo che ognuno di noi occupa nel mondo del lavoro rappresenta uno dei più importanti strumenti per soddisfazione dei nostri bisogni naturali : denaro, sicurezza professionale,  integrazione con gli altri, autostima, autorealizzazione.

-    La riuscita personale, all’interno di un qualsiasi processo di lavoro che ci coinvolge anche minimamente, è considerata oggi una nuova conquista sociale, un'occasione per rinnovare la nostra cultura nel mondo dello psichico  in relazione ai problemi reali che ogni giorno il processo di cambiamento in atto ci chiama a risolvere insieme agli altri.

-    E’ il nostro atteggiamento mentale nei confronti di noi stessi e degli altri che, in gran parte, determina i risultati dei nostri contributi.

Ognuno provi a valutare,  in relazione alle riflessioni provocate da questo intervento scritto,  il suo grado di coinvolgimento e partecipazione nel suo mondo lavorativo.


Intanto continuiamo a riflettere su questo pensiero:



La capacità negoziale di lavorare in squadra
con buoni risultati personali e di gruppo
è considerata oggi un’abilità di
molto valore
...

 


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FONTE IMMAGINI
fig1: http://ec.europa.eu/esf/BlobServlet?mode=displayPicture&photoId=9246
fig2: http://galleria.riza.it/medias/1/uid_riza_1442.650.340.jpg
fig3: http://www.ekis.it/images/pubblic-speaking/Corsi-per-Parlare-in-pubblico-Milano-Reggio-Emilia.jpg
fig4: http://www.arcistrauss.it/web/corsi-di-formazione-in-regno-unito-estonia-e-austria-candidature-al-via/

Franco Marmello

Membro AIF Associazione Italiana Formatori, Responsabile Italia “Bottega del Cambiamento”, Giornalista, scrittore. Il progetto bottega si rivolge all'Uomo Nuovo in Azienda: una risorsa consapevole della complessità organizzativa provocata dal fenomeno del cambiamento, consapevole di dover crescere in modo meno empirico rispetto al passato, sia sul piano professionale che sul piano umano.


www.bottegadelcambiamento.it


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