IUS VITAE AC NECIS

 

 

Fare l’amore con la propria moglie vergine testé sposata, era una complicazione per il signore appena maritatosi. Infatti, preferiva affidare il compito di usare per la prima volta la pulzella ad uno schiavo. Il frutto probabile di tale operazione poteva infastidire il pater familias al punto che, egli aveva il pieno diritto di prendere in braccio il nascente oppure di farlo uccidere. Adesso tale compito è affidato alle Corti di Giustizia talora nazionali, talora multilaterali, come il caso che sta occorrendo al bimbo Charlie Gard sopprimendo il consenso non solo del pater familias, ma anche della mater, quest’ultima semper certa.


Alla stessa maniera, lo Ius vitae ac necis occupa il dibattito europeo sulle migrazioni in corso da vari continenti verso determinate aree e per quanto ci riguarda dalla Libia verso l’Italia e in senso lato l’Europa. A correggere lo Ius vitae ac necis, che gli stati possono determinare nell’ambito dei soccorsi in mare, viene la riflessione del Presidente dell’INPS Tito Boeri il quale positivamente chiarisce che, senza l’apporto degli immigrati sulla base delle statistiche e dei risultati fin qui acquisito, l’equilibrio dei conti dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale – INPS, verrebbe definitivamente violato determinando in tal modo un buco di almeno, allo stato delle cose di 38 miliardi di euro.

Roma non aveva paura dei migranti dal momento che era stata fondata da un migrante avente titolo all’accoglienza, visto che proveniva da una zona di guerra guerreggiata, come oggi si direbbe (scontro fra Achei e Troiani). Tuttavia anche all’epoca fu accolto malamente talché, per riuscire a sistemarsi con Lavinia dopo aver dovuto abbandonare per dovere della Dea Madre la splendida Regina Didone, dovette fare a lungo a botte con il valoroso Turno, peccato per lui che era inviso agli Dei come oggi lo sarebbe al Dottor Boeri ed Enea riuscì nel suo intento grazie anche al coraggio di Eurialo e Niso che fecero miracoli nei vari campi.

La tradizione romana di accoglienza capace di trasformare gli schiavi di qualsiasi provenienza e origine in liberti, rappresentava la maniera per arricchire con nuovo sangue la linfa romana rappresentata per altro dalla fortissima personalità delle matrone romane. È a causa di una donna infatti, Virginia, con tutto il rispetto dovuto alla Sindaca Raggi, che l’attentato alle sue virtù determinò la cacciata dei Re Etruschi da Roma ed è Aurora la madre di Caio Giulio Cesare (il padre valeva poco o niente se non per il fatto di avere consentito il matrimonio di una sua congiunta con l’uomo nuovo Caio Mario che salvatore di Roma e che chiamava la moglie “Meus Mel”), amica e non amante di Silla che consente al giovane Giulio, diretto discendente dalla Dea Venere, di fare rapida carriera fin quasi a sfiorare la ricostituzione del regno, che sotto forma di principato riuscirà al nipote Ottaviano. Lo stesso per porre fine a un po’ di anni di stragi civili, sposò Livia (imparentata per matrimonio con Marcantonio e quindi capace di conciliare in se gli opposti) consentendole di esercitare l’Impero in forma diretta e facendola assumere la veste di Dea che da quale momento in poi qualificherà tutte le successive imperatrici.


Per uscire dagli equivoci e per provvedere all’integrazione delle risorse dell’erario e del fisco romano, provvide a estendere la cittadinanza di Roma a tutti i sudditi dell’impero (tramite i siciliani) senza problemi di razza, religione, età, posizione sociale, sesso. Con ciò consentendo l’avvento di futuri imperatori libici, siriaci, illirici e quant’altro. Ancora peraltro, le numerose volte emanate leggi antiadulterine, a Roma non ebbero mai concreto effetto, diversamente che a Sparta che dopo aver vinto Atene e i suoi confederati, sparì dalla terra perché le leggi antiadulterine a Sparta venivano osservate. 

L’avventura del piccolo Charlie è tipica dell’umanità: una nascita che si avverte come infausta sulla scorta delle analisi fatte sul corpicino, ma appare evidente che la rinuncia per soffocamento attraverso l’estrazione della spina, rappresenta la rinuncia a fare ricerca e sperimentazione anche attraverso eventuali interventi chirurgici per la costruzione di un sistema capace di consentire da una parte la nutrizione del cervello e dall’altra parte la nutrizione della restante parte del corpo, attraverso la creazione di canali di alimentazione artificiali, di cui è sicura pratica all’Ospedale Bambin Gesù – per esperienza diretta – e come pare in taluni centri di ricerca e sperimentazione ospedaliera statunitensi.

Non va trascurata l’ipotesi che la giurisprudenza che si sia uniformata attorno al piccolo Charlie, sia figlia del concetto messo in pratica durante il periodo nazista in Germania attraverso il Progetto della divisione Lebensborn, che mirava alla creazione di rappresentanti della pura razza ariana. Proseguendo su tale scia non è un caso che la comunità turca presente in Germania, sia estremamente numerosa e non perché i turchi siano discendenti dai romani o dai greci, bensì perché diretti discendenti dai mongoli dell’Orda d’oro, sicuramente di sana razza ariana.

Alla stessa maniera, si pone il problema della distinzione più volte richiamata dall’Unione Europea fra rifugiati economici e rifugiati politici o da aree di guerra. Premesso che i rifugiati economici dopo essere stati in vario modo martirizzati durante il trasferimento dai vari continenti da cui provengono come Sri Lanka, Pakistan, Afghanistan, Siria, Somalia, Etiopia, Burkina Faso, Nigeria, Ghana e quant’altro… sono potenzialmente una classe dirigente. A casa loro l’origine pur non avendo per ragioni tribali una dignitas spendibile sul piano di un cursus honorum perché è questa la ragione per la quale si trasferiscono, hanno la dignitas della risorsa economica, atta a consentire la realizzazione del viaggio prima per terra e poi per mare verso l’Europa che tecnicamente potremmo dire alla maniera napoleonica “nello zaino di ciascun soldato è conservato il bastone di Maresciallo di Francia”.

Gli immigrati economici che conoscono bene la storia immaginano che qualcuno dei loro successori possa divenire cancelliere tedesco oppure Presidente della Repubblica Francese alla stregua del figlio di un immigrato polacco che divenne Presidente di Francia – peraltro già il Conte Walewska, sicuramente polacco, ma nato da lombi imperiali, era già stato Ministro degli Esteri con il terzo Napoleone.

Ciò stante, essendo i migranti politici o viaggianti per effetto di guerra in numero limitato, la ricchezza evocata da Boeri non può non far riferimento alla migrazione economica ed è da notare il coraggio, non tanto degli uomini migranti quanto delle donne migranti che, pur spesso sottoposte a violenze sessuali, accolgono e mantengono in vita i frutti alla maniera romana degli stupri subiti e cioè anche la spiegazione dei tanti minori che arrivano sulle nostre coste non accompagnati. È un lancio e una sfida verso il futuro perché memori delle procedure di adozione presenti nella Roma cessata, sperano che un qualsiasi Senatore della Repubblica, diretto discendente degli antichi romani, si ricordi di adottarne uno, alla maniera di Quinto Ario che salvato in battaglia navale dallo schiavo Ben-Hur, lo adottò consegnandogli l’anello di famiglia, come ci ricorda il magnifico film di William Wyler.

Purtroppo, per tali fanciulli il problema è serio: nel Senato della Repubblica Italia non siede alcun diretto discendente dai Senatori imperiali o repubblicani. Ne possiamo trovare numerosi nella Camera dei Lord in Inghilterra, ne cito uno per tutti Lord Cardo diretto discendente da qualche senatore romano rimasto in Inghilterra dopo la ritirata da Londra.

Ma il viaggio dall’Italia a Londra, stante l’attuale congerie di problemi che attraversa l’Europa, è alquanto complicata. Ciò nonostante le due situazioni, quella del giovane Charlie e quella dei migranti, fra l’altro spesso notevolmente giovani e istruiti rispetto ai nostri giovani, che non sono più istruiti se non che in funzione della prospettiva di un lavoro, laddove istruzione significa educazione ed educazione significa il rispetto dell’altrui diritto di Volteriana memoria.


Vincenzo Porcasi

Dottore commercialista e revisore dei conti; Professore presso l'Università telematica Niccolò Cusano, Roma; Componente della Commissione internazionalizzazione dell'Ordine dei commercialisti e degli esperti contabili di Roma; Componente della Commissione Finanziaria di ICC Italia-Comitato Nazionale Italiano della International Chamber of Commerce, Parigi.
Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, specializzato in questioni di internazionalizzazione di impresa, organizzazione aziendale, Marketing globale e territoriale. Autore di numerosi saggi monografici e articoli, commissionati, fra l’altro dal C.N.R.-Consiglio Nazionale delle Ricerche e dal Ministero del Lavoro. Incarichi di docenza con l’Università “LUISS”, con l’Università di Cassino, con l’Università di Urbino, con l’Università di Bologna, con la Sapienza di Roma, con l’Università di Trieste, e con quella di Palermo nonché dell’UNISU di Roma. Ispettore per il Ministero dello Sviluppo economico. Già GOA presso il Tribunale di Gorizia, nonché già Giudice Tributario presso la Commissione Regionale dell’Emilia Romagna.

 


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Registrazione al tribunale di Roma N° 3/2004 del 14/01/2004

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