Il filosofo in azienda Le pratiche filosofiche e la loro utilità per le organizzazioni - Seconda Parte

"Compito della filosofia è mostrare alla mosca come uscire dalla bottiglia".

 

 L.Wittgenstein

Prima Parte

D’accordo si dirà, ma… in pratica? Risponderò con un esempio o case history.

In un’azienda che si occupa di cosmesi si è scelto di attivare in tutti i dipendenti una riflessione su alcuni concetti chiave quali bellezza, seduzione e fascino. Il processo ha comportato una serie di riunioni svolte con la modalità della Comunità di Ricerca (Community of Inquiry, la cui paternità è da ascrivere a Matthew Lipman), che consiste essenzialmente nella condivisione di uno stimolo, un brano letterario o uno spezzone di film, a partire dal quale si chiede al gruppo di fare domande, qualsivoglia, che vengono scritte tutte su grandi lavagne a fogli mobili. Ne segue una discussione, o conversazione, con modalità che comportano rispetto e inclusività del punto di vista dell’altro, il cui scopo fondamentale è individuare relazioni e rapporti tra le varie domande e gli argomenti ad esse sottese. Si struttura pertanto una “mappatura” di domande e parole chiave, con relative relazioni di carattere prevalentemente logico, che ha come goal finale l’individuazione dei temi chiave e, per ultimo, della “metadomanda” che può riassumere tutte le altre, o che per lo meno si consideri la più interessante e ricca di implicazioni per una successiva ricerca. Il processo, ripetuto nel tempo, ha come metaobiettivo la costituzione di una, per l’appunto Comunità di Ricerca, ovvero di un gruppo che pensa e cerca in quanto gruppo, costruendo un ambito operativo, un mondo mentale, simile a quello che Pierre Levy ha chiamato “intelligenza collettiva”. Oltre agli effetti tipici del processo – open communication, team building, pensiero gruppale, rispetto reciproco, fiducia, accettazione dell’altro – l’attività ha generato una maggiore interiorizzazione e problematizzazione arricchente dei concetti trattati, il che detto così può sembrare poco, ma nel momento in cui si riflette su domande quali: la bellezza è soggettiva o oggettiva? La seduzione è una forma di prevaricazione oppure può non esserlo? Il fascino è definibile come un “essere” o come un “ottenere”? … ne consegue un effetto molto gratificante di maggiore consapevolezza, una maggiore capacità di dare risposte sensate su queste questioni e, da ultimo, la sensazione, per i dipendenti dell’azienda in questione, di svolgere un lavoro che ha a che fare con problematiche molto importanti che riguardano tutti noi.

Detto questo, e ammesso di avere mostrato come e perché la filosofia possa essere utile alle aziende, perché la Philosophy for Management, come si usa chiamarla in ambito anglosassone, in Italia, a differenza di molti altri paesi, su tutti l’Olanda, non si è ancora diffusa? In primo luogo per un ritardo strutturale dell’economia italiana, densa di piccole imprese e poco orientata alla spesa sull’immateriale. Ma soprattutto perché siamo agli albori e pertanto non sono ancora state elaborate proposte e offerte ben definite in linguaggio comprensibile per le aziende, anche in virtù del fatto che i Consulenti Filosofici che conoscono il mondo delle aziende, in Italia si contano sulle dita di una mano.

E’ una sfida che tocca a noi Consulenti Filosofici raccogliere e che si gioca su più di un asse dimensionale.

Il primo riguarda la formulazione per obiettivi. Se l’azienda ha infatti la necessità di definirli, la filosofia apporta alla definizione dell’obiettivo una certa sollecitazione. In altri termini, tende a non darlo per dato, lo ridefinisce per essenza, lo lavora. Su questo terreno sarà necessaria una certa convergenza reciproca, un dialogo attraverso il quale ci si chiariscano le rispettive aspettative da una parte e, dall’altra si eviti di arroccarsi su posizioni rigide in cui, va detto, spesso i Consulenti Filosofici indulgono a partire da slogan quali “non abbiamo un metodo” che a mio avviso sarebbe da interrogare in modo un poco più articolato.

Correlata a questa questione, vi è una difficoltà che si può riassumere nel ravvisare nella filosofia una certa destrutturazione a livello tanto di contenuti che di processi. Ciò dipende dalla sua lunga storia, dal suo procedere per interrogazioni continue e da quell’aspetto di reframing continuo di cui parlavo prima. Ne risulta un panorama molto plurimo, che da un punto di vista aziendale può risultare confuso e poco definito, per quanto proprio in questo consista per l’appunto la ricchezza stessa e la specificità della filosofia.

Infine, per l’appunto la questione della specificità. Se infatti il Consulente Filosofico non ha alcun problema a percepire la specificità della filosofia, che per lui consiste per l’appunto in un’enorme quantità di domande, problemi e concetti che sono il prodotto di tutta la storia della filosofia fino al fronte d’onda della ricerca contemporanea, dall’altra l’uomo d’azienda, in primo luogo non ravvisa in tutto questo una proposta, e in secondo luogo, a un più attento esame, viene preso dal dubbio che molto di quanto la filosofia possa fare per un’azienda è in qualche modo offerto da altri approcci, altre metodologie, altre teorie. Il che non sorprende visto che allo sguardo del filosofo, gran parte di quanto proposto dai saperi organizzativi e formativi appare come proveniente in realtà proprio dalla filosofia...

Riassumendo quanto sopra, direi che la filosofia per le organizzazioni deve ancora trovare un’identità riconosciuta. Sullo sviluppo della questione sono tuttavia sostanzialmente ottimista perché, da filosofo, non vedo come si possa prescindere da riflessioni cogenti sul vero, sul giusto e sul bello, che sono il programma di ricerca millenario della filosofia. Per lo meno a partire dall’assunto che non l’uomo debba servire al denaro ma viceversa. Tant’è vero che, in forme forse inconsapevoli, le aziende la filosofia la praticano, eccome. Quale capitano di industria, infatti, non si interroga sui propri criteri di valutazione e sulle modalità di formulazione dei giudizi, sul senso e il valore del proprio operare, sul rapporto coi lavoratori, sul valore sociale del suo agire, sulle conseguenze sociali, etiche e valoriali delle sue decisioni? Perché in ultima analisi, quanta più responsabilità si ha, quanto più ci si deve interrogare con possibilismo e umiltà, per esprimerci in termini molto semplici, su cosa è meglio fare. E questo nessuna scienza o tecnica ce lo può dire: come afferma il consulente filosofico tedesco Thomas Wilhelm, fondatore della società di consulenza Project Philosophy, “mastering the good life” è un tema che ci riguarda tutti.

 

LE PRATICHE FILOSOFICHE: INSIEME ALLA RICERCA DI UN SENSO

Con il termine Pratiche Filosofiche si designa oggi un’insieme di discipline e procedure ormai collaudate e affermate da diversi anni, specialmente nel mondo nord europeo e anglosassone. Le loro origini sono riconducibili al lavoro del tedesco Leonard Nelson, che negli anni trenta ha elaborato le regole per il Dialogo Socratico, e dell’inglese Mathhew Lipmann, che a partire dagli anni sessanta ha elaborato il curriculum di Philosophy for Children e il metodo della Community of Inquiry. Importante è stato infine il lavoro di Gerd Achembach, che nel 1981 ha aperto in Germania uno studio di consulenza individuale di philosophische praxis. Le Pratiche Filosofiche si basano sulla tradizione filosofica per ottenere dei risultati “pratici”, ovvero un’azione. Possono essere utilizzate per aiutare sia individui che organizzazioni a:

  • chiarire la struttura concettuale e pratica di un problema

  • reperire implicazioni inosservate di scelte, azioni, pensieri

  • aiutare a sviluppare consapevolezza riguardo a sé stessi, un identità di gruppo, una situazione

  • sviluppare una comunicazione e un linguaggio comuni al gruppo

  • favorire la comprensione reciproca

  • sviluppare implicazioni e conseguenze di scelte e valori

  • favorire il pensare insieme, in comunità

  • affrontare meglio i cambiamenti (sia degli individui che dei gruppi)

  • creare, sviluppare, modificare e mettere alla prova idee e concetti

  • procedere sulla strada della ricerca della saggezza

In pratica si tratta di attività che consentono di “riflettere” a partire dall’esperienza in modo controllato e condiviso – il rapporto con l’altro è sempre fondamentale e costituisce gran parte del fascino delle Pratiche Filosofiche. I metodi utilizzati fanno ricorso alla strumentazione elaborata dalla filosofia e a particolari regole procedurali, tra cui la sospensione del giudizio, l’analisi delle alternative e le estremizzazioni, l’analisi dei pro e dei contro, il riferimento a casi specifici, l’attenzione al rispetto e alla responsabilità, il pensiero inclusivo. A livello di tipologia consulenziale si situano nell’insieme delle Consulenze di Processo (Schein).

 

LE REGOLE PROCEDURALI: L’ACCOGLIENZA DELL’ALTRO

Le pratiche filosofiche utilizzano quasi sempre particolari regole procedurali che hanno lo scopo di tutelare la cooperazione del pensiero, il rispetto dell’altro, l’accoglienza del nuovo come momento creativo di pensiero emergente. Elenchiamo le principali.

  • evitare monologhi

  • parlare con sincerità evitando personalismi

  • sospendere il giudizio

  • far riferimento all’esperienza

  • esprimere i propri dubbi e renderne ragione

  • pensare autonomamente senza riferirsi ad autorità

  • concentrarsi sull’ascolto attivo

  • evitare opposizioni, contrasti, polemiche

  • avere cura di quanto detto dagli altri

  • cercare il consenso

 

I FORMAT CLASSICI

La Consulenza Filosofica

La philosophische Praxis, ovvero philosophical practice, ovvero philosophical counselling, che in italiano viene tradotto come “consulenza filosofica”, nasce come pratica one to one. Si tratta di co-pensare intorno a un problema o a un plesso di problemi, secondo procedure di pensiero tipiche della filosofia: chiarificazione concettuale, esame degli errori logici, delle implicazioni, dei sistemi valoriali e delle visioni del mondo. Può essere effettuata anche con piccoli gruppi, forma che prende spesso negli interventi in seno alle organizzazioni.

 

Il Dialogo Socratico

Elaborato in modo del tutto originale ai primi del ‘900 da Nelson ed Heckmann il Dialogo Socratico è una pratica di pensiero condiviso che si basa sul racconto di esperienze personali. Lo scopo dell’attività consiste nella riflessione su una questione espressa con una domanda. Il percorso di pensiero così attivato favorisce il rispetto delle opinioni altrui, la chiarificazione intellettuale, l’empatia e la condivisione del pensiero. Facilita la comunicazione di gruppo su temi dati, il pensiero originale e personale, il team building.

 

La Comunità di Ricerca

Consiste nella costruzione di una comunità di indagine che si determina attorno alla lettura e interpretazione di un testo o di un altro stimolo (una sequenza cinematografica, un quadro…) che abbiano forte attinenza con il problema da indagare. Si passa dalla lettura comune alla ricerca delle parole chiave, alla formulazione di commenti e infine di domande. Ciò porta alla costruzione di una mappa concettuale comune, da cui ricavare un ulteriore, ultima e fondamentale domanda. La pratica fa crescere le capacità di ascolto, dialogo e condivisione del gruppo, portandolo a una maggiore compattezza e unità di fronte al problema.

 

Il café philo o caffè filosofico

Inaugurato da Marc Sautet all’inizio degli anni ottanta a Parigi, consiste in un riflessione comunitaria abbastanza libera su un tema scelto insieme al pubblico. Tradizionalmente svolto in veri e propri caffè, ha nell’estemporaneità, nell’immediatezza e nelle caratteristiche dell’happening i suoi punti distintivi. Vi sono versioni con maggiori limiti e stimoli, per rendere più avvincente e partecipato l’evento.

 

LINKS

www.phronesis.info (Associazione italiana per la Consulenza Filosofica)

www.ilfilosofoinazienda.eu (Sito di un libro che sto scrivendo con Neri Pollastri sul tema)

www.hetnieuwetrivium.nl (sito degli autori di Free Space, vedi sotto)

www.eugenie-vegleris.com (sito dell’autrice di Manager con la filosofia, vedi sotto)

DA LEGGERE

Eugenie Vegrelis, Manager con la filosofia, Apogeo, Milano, 2008 

Jos Kessels, Erik Boers, Pieter Mostert, Free space. Philosophy in organisations,  Boom, Amsterdam, 2005

Paolo Cervari, Neri Pollastri, Il filosofo in azienda, Apogeo, Milano, 2011

Paolo Cervari, “Verso una leadership filosofica“, in Persone&Conoscenze, Aprile, 2012

 

Il processo di un‘attività di pratica filosofica. Schema tratto da Paolo Cervari, Neri Pollastri, Il filosofo in azienda, Apogeo, Milano, 2011

 

 

 

Paolo Cervari

Laureato in filosofia, ho fatto il giornalista, il copywriter, il manager della comunicazione. Ho pubblicato tanto saggistica (Il filosofo in azienda, Apogeo) come fiction (L’Immortale, Mondadori). Sono stato in board in piccole aziende, alcune a elevata innovazione, e da molti anni mi occupo di sviluppo organizzativo e coaching. Sono consulente filosofico iscritto a Phronesis (Associazione per la Consulenza Filosofica Italiana), ho una certificazione del MRI (Mental Research Institute, Palo Alto, USA) e faccio parte di AIDP (Associazione italiana direttori del personale) e di PLEF (Planet life economy foundation).

Sito internet: www.cervari-consulting.com, blog http://paolocervari.blogspot.com, profilo in linkedin http://www.linkedin.com/pub/paolo-cervari/31/713/3b9    Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 


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