Com’era bello...

Com'era bello quando si facevano 10.000 chilometri per andare dall'altra parte del mondo a comprare una ceralacca cinese.

 

Eh si, era decisamente bello viaggiare per andare ad acquistare oggetti  particolari e tipici di altri territori, testimonianze di altri popoli, altre culture, altri costumi. Era molto istruttivo oltre che piacevole.

Oggi, per effetto della globalizzazione abbiamo la possibilità di trovare praticamente tutto sotto casa. Prodotti di ogni genere provenienti da ogni parte del pianeta li troviamo in qualunque Centro Commerciale di qualunque città del mondo (quantomeno del mondo occidentale e dei paesi sviluppati).

Un kiwi della Nuova Zelanda, piuttosto che una ceralacca cinese, o una statuetta di giada della Thailandia, o una tela di Bali, li troviamo al Centro Commerciale. Per non parlare dei prodotti di abbigliamento.

I fautori della globalizzazione interpretano tutto ciò come un enorme vantaggio per i consumatori. Ed in effetti è così. Poter disporre di più prodotti possibili nel negozio sotto casa è certamente un vantaggio per i consumatori oltre che più economico. 

Ma il tema è proprio questo. I fautori della globalizzazione (coloro che l’hanno ideata, favorita, attuata ed ora ne raccolgono i vantaggi) hanno sempre e solo ragionato in termini di CONSUMI e quindi di MERCATI/BUSINESS/PROFITTI/SOLDI. E, secondo questo teorema la globalizzazione ha senz'altro funzionato.

Io vi propongo una chiave di lettura diversa.

Cosa comportava per l’essere umano ante-globalizzazione avere una ceralacca cinese?

Significava intanto la curiosità e quindi lo studio di una civiltà diversa dalla nostra, documentarsi sugli usi e costumi di quella popolazione, ideare e progettare un viaggio per conoscerla più da vicino, organizzare il viaggio e conoscere territori e gente nuova e sconosciuta e, una volta arrivati sul posto  provare la loro cucina, conoscere le loro tradizioni, le testimonianze della loro storia (i monumenti) ed acquisire, quale testimonianza dell’esperienza, oltre ai ricordi ed alle immancabili foto o video, qualche oggetto tipico (la ceralacca cinese).

Ebbene, una volta tornati nel proprio Paese di origine tutte quelle testimonianze restavano indelebili nella nostra mentre per tutta la vita e quella ceralacca sarebbe restata nella nostra vetrina a ricordarci la magnifica esperienza di vita fatta.

Ecco, tutto ciò i globalizzatori non lo avevano considerato.

Quant’era bello farsi 10.000 chilometri per andare a comprare una ceralacca cinese.

 

 

 

Walter Zanuzzi

 

Amministratore Unico Svi.Va – Sviluppo del Valore Società di Consulenza di Direzione, Esperto di Management, Consulente di Direzione per Risorse Umane e Sviluppo Organizzativo, Change Management, Socio fondatore del Comitato per la Promozione Etica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.


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Commenti   

 
0 #1 Giambi 2018-03-26 18:52
Leggendo questo articolo mi è tornata alla mente la testimonianza di un anziano pescatore della Groenlandia. Questo pescatore ricordava suo padre che andava a pesca con strumenti ed attrezzature autocostruite, e con il suo lavoro ha cresciuto i suoi figli, mentre ora, diceva il pescatore nell'intervista , i suoi nipoti, usando un tablet, sono in contatto con tutto il mondo e indossano vestiti ed usano oggetti che vengono da ogni dove.
Nel corso di due sole generazioni c'è stato il cambiamento sociale più veloce che sia mai accaduto nella storia umana. Bisognerà però aspettare un po' di anni (se l'umanità riuscirà a sopravvivere) per poter giudicare e decidere sulla qualità di questo cambiamento.
Io sono nato nel dopoguerra in una casa senza l'acqua corrente e senza l'energia elettrica.
Ed ora eccomi qua con queste straordinarie diavolerie elettroniche.
Anche a mio parere c'era qualcosa di buono allora e c'è qualcosa di buono pure adesso.
Cordialità.
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