Una moneta particolare: LA LIBRA

 

E così Facebook è talune delle migliori carte di credito e di debito mondiali, quali vere e proprie fiduciarie in senso tecnico, stanno pensando di dare vita ad una nuova moneta immateriale, almeno alla nascita, riservata ovviamente a coloro i quali fruiscano di corrente elettrica nonché di una qualsiasi forma di ordinatore, nonché di un reddito di qualsivoglia origine, in misura tale da far concedere le richieste carte di credito da parte del sistema bancario/finanziario internazionale, e poi, di un adeguata cultura portatrice, fra l’altro, della capacità dell’astrazione necessaria per sapere che una moneta non è in sé un valore intrinseco, salvo il caso di qualche moneta coniata in oro, ma solo la stima che noi facciamo in relazione alla legge che ne impone l’accettazione a liberazione dai debiti liquidabili in numerario.

Si ricomincia daccapo con la fiducia, quindi, connessa a censo e cultura ed anche a credito religioso, se del caso.

I contadini egiziani, fino a 2500 anni or-sono circa, conferivano i loro grani al templi in cambio di una ricevuta di deposito, spendibile sul mercato regionale dei beni e dei servizi, o ritirabili in tutto o in parte al momento della semina. La fiducia era fondata sul fatto che quella ricevuta rappresentava la sicurezza della possibilità di ritirare, a semplice richiesta la quantità dei grani ritirati, anche da parte di un qualsiasi giratario di buona fede. Tuttavia, teniamo conto del fatto che quei contadini erano stati educati dal tempio: sul regime del grande fiume e poi a leggere e a fare di conto ed erano quindi in grado di capire che cosa recasse in sé quella fede di deposito in termini economici e finanziari.

Secoli dopo, i briganti di origine anche divina che fondarono Roma intorno al “pons salario”, rapite le sabine, dovevano uscire dal regime del baratto semplice e si inventarono il “raudusculum”, un piccolo pezzo di rame con il quale si attribuiva l’equivalenza tra quel piccolo pezzo e un bene o un servizio, determinandosi così la piena fungibilità del “raudusculum” con qualsiasi bene o servizio; affermatasi tale pratica e non appena la formazione delle legioni non fu più su base volontaria con obbligo di provvedere alle armi ed alle eventuali cavalcature, bensì sempre su base volontaria ma con un soldo messo a disposizione dal tesoro dell’erario su deliberazione senatoriale, nel quale affluivano i beni prelevati dai territori e dalle genti vinte. 

Naturalmente, occorse trasformare sempre su base fiduciaria il “raudusculum” in una vera moneta in rame prima e poi in argento e quindi anche in oro, secondo quello stile che i romani avevano incontrato per esempio a Siracusa con l’Aretusa.

Venne poi il tempo di Traiano, imperatore di origine ispanica, che memore delle truffe che i fenici fecero sulle spiagge della sua terra: arrivavano con le loro navi sulla spiaggia e presa della sabbia, acceso un fuoco, con il silicio ricavato facevano vetri di cui gli ispanici si innamoravano e li compravano pagandoli in argento, mosse guerra alla Dacia che nell'arco di due campagne conquistò e romanizzò per poter così disporre delle miniere d’oro della Transilvania.

L’operazione riuscì talmente bene che ancora oggi la lingua romena, comprende al suo interno circa il 35% di espressioni di origine latina (una per tutte grazie=multum est che in latino sardo diventa multumesc, occorre tener presente che delle tre legioni impiegate per la conquista 2 erano sarde e una ebraica).

Poi nella tarda età imperiale il bisogno di pagare sempre più i mercenari subentrati nelle legioni a ogni livello, portò alla pratica del recupero di argento dalle monete, alleggerendole, e minando così il rapporto fiduciario, anche per effetto dell’incremento di imposte e tasse a carico della gente comune, essendone spesso e volentieri i patrizi e i liberti ricchi, esentati. 

Con l’avvento di Maometto poi il prelievo fiscale ed erariale sulle genti del mediterraneo e dell’Asia centrale portò all'invito  dei cittadini alle truppe arabe ad entrare nei territori imperiali e in quelli dei vandali, per consentire a tutti di pagare finalmente imposte limitate, senza bisogno peraltro di preventiva conversione.

Ma intanto si è introdotto il concetto di valore legale della moneta, come accennato, che permane tuttavia con i relativi controlli affidati alle singole banche centrali, su basi uniformi a livello planetario. Anzi, di più, si è passati dalla interdipendenza del valore della moneta in termine di potere d’acquisto e valore delle riserve possedute, sia in termini di altre valute, che di metalli preziosi (oro per l’Italia e argento per l’India, per esempio), teoricamente consentendo l’affidabilità di una determinata valuta o in termini di un'altra o in termini di una parte della riserva metallica (discorso valido fino a quando il Presidente Nixon dichiarò al generale De Gaulle la non convertibilità del dollaro USA in oro).

Da quanto sopra, l’affermarsi delle contrattazioni in valuta sia a pronti che a termine, fondandosi così il mercato dei cambi alla stregua di qualsiasi mercato borsistico. I mercati poi all'affacciarsi dell’euro ne determinarono il corso, praticamente sulla base del corrente valore di scambio fra Marco Germanico e Lira italiana, tenuto presente che la Germania compra in Italia gran parte delle sue importazioni e lo stesso fa l’Italia comprando in Germania parecchie delle sue importazioni. 

Quando, poi, negli Stati Uniti ci si accorse che la valuta detenuta da operatori opachi (malavita, ecc.) aveva raggiunto quantità tali da determinare la possibile scalata ad una qualsiasi azienda quotata sui vari mercati, in misura tale da determinare la scomparsa di operatori legittimi per la sostituzione con i malavitosi, venne introdotto il sistema valoriale delle norme antiriciclaggio e poi di quelle sull’autoriciclaggio, fino all'attuale quinta direttiva dell’UE, praticamente riservandosi alcune organizzazioni internazionale e alcuni stati c.d. trasparenti di escludere dal circuito della ricchezza legittima molti altri incapaci di gestire un sistema fiscale adeguato e legittimo paragonabile a quello corrente nei paesi trasparenti, presenti nel GAFI. 

Da qui il primo dato: tutto quanto proviene dal circuito criminale, dal momento che è privo di legittimazione fiscale, non può essere messo nel circuito monetario e finanziario, ma deve essere oggetto di confisca, con ciò riducendo, nella misura del confiscato, il debito pubblico. Il secondo dato, la creazione di monete giocattolo (Bitcoins/ cryptovalute), vere e proprie scommesse sulla disponibilità delle persone a sottoscrivere mediante conferimento di valute, diritti di prelievo da un sistema non bancario non sottoposto ad alcuna regola fissata da alcuna autorità di vigilanza.

Già il Bitcoin è fuori dai sistemi di controllo di legittimità e richiede cultura, elettricità, macchine e disponibilità economico finanziaria, tendenzialmente tendente ad escludere almeno due terzi dell’umanità includendo invece una parte di quella malavitosa o proveniente da paesi non trasparenti o sotto embargo.

Adesso, stante il fatto che le grandi compagnie capaci di gestire il “cloud” informatico e con disponibilità liquide illimitate, quotate e libere da vincoli se non quelli di normazioni generale e quelli autodefiniti, hanno deciso di creare, con talune carte di credito e o di debito, che hanno la funzione di debito fra il sistema finanziario di nuova creazione e quello tradizionale.

Il consorzio che gestirà la nuova moneta: Libra, sembra essere composto da un centinaio di membri e avrà sede a Ginevra; città aperta al mondo e sede di importanti organizzazioni internazionali. È la società Calibra, futura emittente della nuova moneta, che come una volta successo con L’ECU conierà la Libra, garantendo il suo corso/valore con un paniere di valute e di titoli sicuri, perché scelti fra quelli rappresentativi di beni immateriali.

Gli operatori che saranno chiamati ad accedere a Libra devono godere di privacy e di fiducia, nel rimborso con denaro regolamentato di quanto investito e poi maturato, come afferma David Marcus, responsabile della citata Calibra, futuro gestore. Potrebbe essere così in un colpo solo il via libera al superamento dei vincoli al riciclaggio di ogni tipo e alla ripresa dell’attività internazionale dei paesi sotto embargo o privi di adeguata legislazione.

Paolo Savona presidente della Consob, grande saggio formato nella Banca d’Italia di Guido Carli, in una intervista concessa al “Messaggero” pg. 9 del 23 Giugno 2019, afferma: i mercati non hanno alcuna capacità di autocontrollo (infatti, se voglio svalutare o rivalutare una valuta basta venderne o comprarne qualche miliardo e per chi può ciò non è difficile). Di fatto la Libra una moneta privata si prepara a prendere il posto di quelle ufficiali, il tutto senza che alcuna vigilanza pubblica possa interferire e di conseguenza chi potrà più proteggere il risparmio?

Togliendo via comunque dal mercato del credito, tutti quei soggetti che non rispondono a quei requisiti prima descritti; il mondo quindi si avvia ad avere di nuovo dei olimpici e ogni tanto qualche Anchise.

Vincenzo Porcasi

Dottore commercialista e revisore dei conti; Professore presso l'Università telematica Niccolò Cusano, Roma; Componente della Commissione internazionalizzazione dell'Ordine dei commercialisti e degli esperti contabili di Roma; Componente della Commissione Finanziaria di ICC Italia-Comitato Nazionale Italiano della International Chamber of Commerce, Parigi.
Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, specializzato in questioni di internazionalizzazione di impresa, organizzazione aziendale, Marketing globale e territoriale. Autore di numerosi saggi monografici e articoli, commissionati, fra l’altro dal C.N.R.-Consiglio Nazionale delle Ricerche e dal Ministero del Lavoro. Incarichi di docenza con l’Università “LUISS”, con l’Università di Cassino, con l’Università di Urbino, con l’Università di Bologna, con la Sapienza di Roma, con l’Università di Trieste, e con quella di Palermo nonché dell’UNISU di Roma. Ispettore per il Ministero dello Sviluppo economico. Già GOA presso il Tribunale di Gorizia, nonché già Giudice Tributario presso la Commissione Regionale dell’Emilia Romagna.

 


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Commenti   

 
0 #1 Alfio M. 2019-10-01 20:34
Interessante riflessione. Può essere che ci siamo conosciuti mezzo secolo fa?
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