OMAGGIO A DANTE

 

 

 

A QUEL TEMPO ERA FACILE INSEGNARE CONTEMPORANEAMENTE A PARIGI, COME A Padova o Salerno, ora l’aiuto, in tempi di coronavirus, viene da paesi lontani: la Federazione Russa, sempre presente nelle crisi epocali, quale il terremoto di Messina del 1908 quando sue navi intervennero per prime dopo il maremoto, nonostante la devastante sconfitta subita nel 1905 nello stretto di Tsushima ad opera della marina imperiale giapponese; la Repubblica Popolare Cinese che intendendo riaprire la via della seta (cessata nel 1838 per effetto della guerra dell’oppio voluta dai franco-inglesi) intende dimostrare come sia un partner affidabile e Cuba che dispone di un sistema medico eccellente da mostrare al mondo. Così, poi per documentare e giustificare la loro presenza sul territorio gli USA, che “iure belli” possiedono tratti strategici sul territorio, da Aviano, passando per la Toscana e la Campania, giù fino a Fontanarossa, stanno offrendo un ospedale da campo. Infine, gli amici albanesi memori della compresenza italiana attiva già con la lingua etrusca e con le vittorie di Pirro e poi con la ricostruzione umana e sociale successiva alla caduta di Enver Hoxa, che divenuti ormai un paese in piena crescita e, con un ceto professionale serio e qualificato, vuole entrare in Europa a testa alta, forti anche dell’assenza di conflitti religiosi, nonostante l’ampia presenza musulmana e delle minoranze cristiane di ogni ordine e grado che convivono in piena convivialità.

 

La Sicilia, anello di Dio, da sempre riceve aiuti e non solo da lontano, dai tempi in cui per le sue terre regnava il leone e l’elefante barriva, e, si navigava allora come oggi su barconi, improbabili navigatori invernali (come dimostrano i dieci anni trascorsi da Ulisse per arrivare dalle sponde turche a quelle quasi albanesi di Itaca).

 

A volte le barche o le flotte arrivavano in tempo, quelle dell’Impero Romano d’Oriente no, che avrebbero dovuto liberare la figlia del loro imperatore, con i suoi figli, fermi a Milazzo nelle mani angioine che avevano ucciso il marito Manfredi, l’ultimo possibile Re di Sicilia, siciliano.

 

Da quel momento la Sicilia fucina di metalli (Vulcano) e di innovazioni, terra delle dee della vita e della morte: Demetra e di sua figlia Proserpina si è fermata.

Da quel giorno è principiata l’emigrazione ragionata, il massacro sui vari fronti delle inutili guerre, le stragi mafiose dei diversi tipi e la fuga o la cacciata anche delle classi dirigenti futuribili (i giovani addottorati e acculturati).

 

La Sicilia è l’esempio vivente delle terre martoriate tutte, dal Medio Oriente all’Afghanistan, all’Eritrea, alla Cambogia e dovunque ristagnino minoranze e popoli sfruttati endemicamente.

 

Ma Padre Dante insegnò, non ti curar di loro ma guarda e passa, atteggiamento ben curato da tutti quelle che hanno cercato e formato le colonie.

 

Del resto i siciliani e la Sicilia furono colonia di Roma fino a quando un Imperatore bisognoso di impinguare le casse del suo fisco e non più delle tasche senatorie, rese tutti cittadini.

Giusto il ragionamento della signora Merkel, teso a ripetere gli esperimenti portati avanti al termine della seconda guerra mondiale, a far tempo dalla Conferenza di Messina, del 1953. L’intero paese occupato, con l’obbligo di contribuire al mantenimento degli eserciti vincitori (tutti poi andati via, tranne gli USA che mantengono la notevole base di Ramstein): 5 milioni di soldati tedeschi detenuti in Germania, a senso della resa incondizionata firmata dall’Ammiraglio Doenitz, 1,5 milioni prigionieri dell’URSS, 5 milioni di soldati tedeschi uccisi sui vari fronti dai fucili in dotazione all'esercito britannico (dato fornito e accettato nella soluzione arbitrale intercorsa fra la Gran Bretagna e le officine Krupp, per il brevetto venduto dalle Officine al Governo inglese, capace di aumentare significativamente la capacità di penetrazione delle pallottole sparate.

 

Di conseguenza tantissime vedove nere e bianche, compagne abbandonate, mancanza di contadini e di vaccari nelle aziende e di operai nelle città per la ricostruzione innanzi tutto industriale, da qui la necessità di importare manodopera, dai paesi dove fosse disponibile, anche se manco alfabetizzata. Il primo paese esportatore fu proprio l’Italia, che aggiungeva ai prodotti tradizionali limoni, essenze in genere di agrumi, concentrato di pomidoro, vino e granaglie varie, regolate in compensazione con salmoni, baccalà e aringhe nel tempo anteguerra, e, ora per la parte umana con 25.000.000 di lire consegnate al Ministero del Tesoro italiano in contropartita del mantenimento offerto all’espatriando. Esaurite le scorte italiane, furono importati operai dalla Jugoslavia, dalla Spagna e dal Portogallo.

 

I vari governi che concedevano il passaporto all’espatriando, cercavano col ricavato di aggiustare la bilancia dei pagamenti, prima con l’indennizzo e poi con le rimesse emigrati, non solo dalla Repubblica federale tedesca ma anche dai paesi formanti il Benelux che per la ricostruzione adottarono il modello germanico.

 

Nel tempo più recente la Germania, acquisita la Repubblica Democratica Tedesca e provveduto alla ricostruzione, stante la continua fuga delle genti dal Medio e dal Vicino Oriente e dal Nord Africa ha cercato di assorbire ben più di un milione di novelli migranti addottorati o quanto meno tecnicamente formati, inserendoli immediatamente nel proprio processo produttivo, in prevalenza provenienti dalla Siria, dalla Turchia e dall'Afghanistan, mentre dal resto d’Europa continuano ad assorbire medici, infermieri, informatici e tecnologi.

 

Il problema è capire le ridefinizioni delle cose necessarie alla sopravvivenza dell’umanità, contando che ne possa valere la pena.

 

Dal primario al secondario, l’industria non può continuare ad essere fondata sul petrolio e sull'acciaio, ma soprattutto occorre che ad ogni livello sia introdotto il modello renano della cogestione o della mittbstimmung che tante aspettative aveva creato nei modelli teorici degli economisti jugoslavi e russi, troppo presto buttati a mare da uno speranzoso capitalismo sempre più teso a liberarsi ora anche dei pesi delle democrazie rappresentative. Il secondario, come Germania, Cina e Russia insegnano, ormai deve sposare il terziario, con l’uso del marketing, cioè anche la ricerca e l’arte in tutte le sue declinazioni, superando il mero commercio; gli Usa, invece, come detto, quando abbisognano di qualcosa, la comprano a qualsiasi prezzo e costo. La dottrina Monroe sugli interessi USA, presenti anche nel Centro e Sud-America, rende una buona parte del mondo fuori dalla storia e ad economia condizionata dai prevalenti interessi delle grandi corporazioni statunitensi.

 

Su tali basi La Repubblica Popolare Cinese e le sue appendici Taiwan e Hong Kong ha costruito il suo rientro nella storia al fine di riprendere quella posizione dominante che le appartiene da sempre, essendo il paese forse più antico del mondo nella sua forma confinaria attuale e con una propria cultura fondata su un uso ragionato della violenza che sconfina nella pratica apparente della non violenza. Così come accaduto dopo la guerra gotica in Italia che determinò il crollo di ogni forma di cultura. Il Papato dovette mandare a prendere i monaci irlandesi per tornare a mangiare cultura insieme a verdure e ortaggi benedettini.

 

L’azzeramento culturale avvenuto con la guerra gotica, fu anzitutto applicato al secondario: artigiani e contadini sapienti, portatori di conoscenza e di pratica furono sterminati insieme a pensatori, retori e cultori della medicina, in specie quella militare; rimase una popolazione depressa, buona a nulla salvo che in alcune località affacciate sul mare, come Amalfi, Pisa, Genova e soprattutto Venezia (nella cui laguna alcuni ottimati fuggiti da Roma e da Ravenna, con i loro liberti pratici di commercio e conoscitori delle relative procedure giuridiche, ridiedero vita a repubbliche aristocratiche), oltre a Milano, che ebbe la ventura di disporre di un ceto dirigente curiale e non, capace di confrontarsi con le nuove potenze già insediate da pari a pari.

 

In Inghilterra, contemporaneamente, prendeva forma il regno degli ottimati romani rimasti dopo il ritiro delle legioni. Stante la necessità di essere difesi dai vichinghi e dai danesi, i romani rimasti, memori della sapienza militare germanica utilizzata al tempo di Augusto per sterminare le legioni di Varo e del fatto che la guardia imperiale era sempre stata composta da Germani, chiamano in soccorso i Sassoni, inaugurando la moda di un regno espresso da soggetti provenienti ora dalla Germania, ora dalla Francia, ora dall'Olanda, ma mantenendo il vero potere profondo: La Corte di ultima istanza: la CAMERA DEI LORD, specialmente se andiamo a vedere l’elenco dei nomi dei membri, forse potremmo trovare più di qualche cognome puramente romano, uno per tutti “Lord Cardo” che ho avuto l’onore di incontrare , ovviamente a Londra, presentatomi da un nobile grande banchiere sardo Efisio Cao Di San Marco, squisita persona e grandissimo professionista. E’ ciò che rende immortale la saggezza e la scelta democratica imposta a suo tempo dai c.d. Baroni al Re “usurpatore” Giovanni senza terra, con la “Magna Carta”. Successivamente che il povero Carlo I° si dimenticò che il Parlamento è sovrano in materia anche fiscale, specialmente poi in tema di guerre fra parenti, di conseguenza, sconfitto in battaglia, processato, venne poi elegantemente decapitato, senza che ciò costituisse un fatto di odio personale; infatti, quando suo figlio Carlo II°, ospite del Re di Francia, ebbe capito che la decollazione non era dovuta a fatti personali ma solo a una questione fiscale, imparata la lezione comunicò agli inviati del Parlamento inglese, che non si sarebbe mai occupato di questioni fiscali e si sarebbe limitato a fare il RE, rendendo omaggio a qualche dama bisognosa d’affetto e ai malati scabbia, che pare siano liberati del problema con la semplice imposizione delle mani reali.

 

E’ una questione di piccole cose da capire volta per volta: infatti, quando Hitler invase il Santo suolo della Russia, dopo essersi spartito con Stalin la Polonia, (la parola Santo insieme al Sacro dovere del cittadino di difendere il Santo suolo è contenuta nella costituzione del 1936 dell’URSS) arrivò con la sua armata a Leningrado, già San Pietroburgo; lì incontrò la Sua fine; infatti, a Leningrado viveva la più grande comunità germanica in terra russa, che ai tempi della grande Caterina era stata là chiamata per completarla e abbellirla , rimasta, aveva assorbito in pieno il comunismo sovietico e le relative dottrine marxiane, comunistizzandosi completamente. Hitler, in odio all’ebreo Marx, decise di sterminare i suoi antichi connazionali, obbligando così il comandante Von Paulus e i suoi un milionecinquecentomila soldati, ad assediare la città che resisteva. Inutile assedio cui sarebbero bastati per condurre un normalissimo assedio trentamila soldati ben equipaggiati e von Paulus avrebbe potuto proseguire oltre , forse cambiando  la conclusione della seconda guerra mondiale.

 

Con il coronavirus impellente si riapre il tema dell’industria pubblica sul modello dell’Istituto per la Ricostruzione Industriale IRI, viste le deficienze che il sistema privatistico, succeduto alla disintegrazione dell’Istituto, sta dimostrando. L’esperimento a suo tempo voluto da Beneduce, che era tutt’altro che fascista, traghettò l’Italia fuori dalla seconda guerra mondiale, ma poi divenne uno Stato nello Stato gestito per interessi non più forse solo pubblici fino alla sua dissoluzione. Vista l’attuale crisi e l’attitudine italiana a creare commissioni e sottocommissioni che servono solo a complicare le cose, occorrerebbe ritrovare nella Cassa Depositi e Prestiti quegli anticorpi che insieme all’IMI salvarono il mondo italiano dallo sconquasso prima per la crisi del 1929 e poi per la sconfitta.

 

Il coronavirus, discendente dalla SARS di pessima memoria, nasce nella Repubblica Popolare Cinese e fa subito cessare le lamentazioni di Hong Kong, ha messo in crisi la Corea del Sud e su nuove basi aiuta ora anche gli USA nonostante gli annosi screzi maturati con la questione dei dazi.

 

Si afferma che la Repubblica Popolare Cinese che grazie al fatto di essere dittatura ha potuto obbligare la gente ad ubbidire agli ordini ricevuti, ritengo invece che la vittoria derivi invece non tanto dalla forma di governo, quanto piuttosto dalla pratica del confucianesimo, del taoismo e della saggezza militare e civile descritta da Sun Tze, consentendo in 90 giorni, anche se a prezzo di tante vite umane, di avviare a soluzione il problema. Tuttavia il virus, non conosce confini e viaggiando con e nelle persone (ormai da vedere nel significato latino del termine: maschera) si è diffuso in tutti i continenti, principiando dall'Italia.

 

In ogni caso occorrerà dare di nuovo un nome alle cose e un nuovo modello di organizzazione sociale verrà ad emergere, su basi egualitarie  fra i giovani e funzionali agli apporti e ai bisogni.

 

Occorrerà un nuovo modello di Stato e di forma di governo, capace di promuovere un nuovo rapporto fra sistema bancario e produttivo e la socializzazione dei risultati a favore dei cittadini in cui operano le imprese, una forte applicazione della responsabilità sociale delle imprese, qualcosa che si realizzò a Nova Uta di Giovannea memoria.

 

 

Vincenzo Porcasi

 

Con un sincero grazie alla collega Alena Yerashenkava per la revisione

Vincenzo Porcasi

Dottore commercialista e revisore dei conti; Professore presso l'Università telematica Niccolò Cusano, Roma; Componente della Commissione internazionalizzazione dell'Ordine dei commercialisti e degli esperti contabili di Roma; Componente della Commissione Finanziaria di ICC Italia-Comitato Nazionale Italiano della International Chamber of Commerce, Parigi.
Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, specializzato in questioni di internazionalizzazione di impresa, organizzazione aziendale, Marketing globale e territoriale. Autore di numerosi saggi monografici e articoli, commissionati, fra l’altro dal C.N.R.-Consiglio Nazionale delle Ricerche e dal Ministero del Lavoro. Incarichi di docenza con l’Università “LUISS”, con l’Università di Cassino, con l’Università di Urbino, con l’Università di Bologna, con la Sapienza di Roma, con l’Università di Trieste, e con quella di Palermo nonché dell’UNISU di Roma. Ispettore per il Ministero dello Sviluppo economico. Già GOA presso il Tribunale di Gorizia, nonché già Giudice Tributario presso la Commissione Regionale dell’Emilia Romagna.

 


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