LE GABBIE

 

 

Partiamo dalle definizioni che troviamo nel dizionario (1).Suggerisco di leggere tutte le voci, così per curiosità…

.gàbbia s. f. [lat. cavea, der. di cavus «cavo1»]. – 1. a. Arnese di forma e dimensioni svariate, costituito generalmente da un telaio di legno o di ferro, con vimini o regoletti di legno o fili di ferro disposti in modo tale da formare una trama a sbarre o recinto; è usato per tenervi rinchiusi uccelli in cattività o anche, nella caccia al capanno e nella uccellagione, per contenere gli uccelli da richiamo: uccello di g. (di solito contrapposto a uccello di bosco), adatto a vivere in gabbia (per es., il canarino); prov., meglio essere uccel di bosco che uccel di g., meglio vivere liberi che prigionieri. Fig., gdorata, luogo o situazione che, pur offrendo benessere e privilegi, preclude la libertà di agire. b. Recinto con sbarre di ferro per rinchiudervi animali feroci: la gdei leonidelle tigriOr dentro ad una gabbia Fiere selvagge e mansuete gregge S’annidan (Petrarca), in senso fig. e con allusione alle condizioni civili dell’Italia del ’300. c. Grossa gabbia o recinto a sbarre, per rinchiudervi persone in determinate situazioni; per es., il recinto (detto anche gabbione) nel quale sono chiusi nelle aule dei tribunali e delle corti di assise gli imputati durante lo svolgimento del processo. 

 

 

Le gabbie mentali possono essere intese come un set di convinzioni assunte arbitrariamente e possono essere costruite per semplificare la presa di decisione. La psicologia di ogni persona è costruita intorno ad alcuni confini appresi nel corso dello sviluppo e mantenuti per adattamento.

Weber, parlando della società contemporanea, introduce la metafora della “gabbia d’acciaio” (2).  Egli intende esprimere con questa immagine il concetto che l’uomo contemporaneo è soggetto a una serie di costrizioni tipiche del nostro tempo a cui non può sottrarsi, costrizioni che provengono dall'economia capitalistica e dalla burocrazia, due invenzioni della società moderna.

 

In una torrida giornata di questa estate 2020, dove non si muove nulla - l’aria manca completamente e perfino il pensiero è più lento- mi è tornato alla memoria questo splendido paesaggio: il mare, l’orizzonte pieno di promesse, la libertà dell’anima, la leggerezza dello spirito che si eleva!

 

 

 

Noi, essere umani, nasciamo liberi, sostanzialmente liberi nell'anima e nei comportamentiLa vita può essere quello che vogliamo, siamo noi a decidere!

 

Perché mai un concetto così semplice e chiaro viene dimenticato quasi sempre? Viviamo dominati dalle imposizioni di qualcosa o di qualcuno, soprattutto da quelle create da noi stessi. Certo, non viviamo in un mondo ideale, dove chiunque può fare quello che vuole, quando vuole, anzi, molto dipende soprattutto dai mezzi a disposizione, in particolare dal denaro.

 

Sono pochissime le persone che conosco capaci di prescindere da questa realtà e quella alla quale sto pensando, in particolare, è una persona straordinaria, talmente straordinaria che non deve mai chiedere nulla, perché ha sempre dato tutta se stessa, e in cambio le persone, vogliono sempre averla con sé. Nel suo caso, un biglietto aereo si trova sempre, come si trova una casa dove stare, un tetto sotto il quale dormire e così via… È una persona talmente generosa che sono felice per lei  e vivo come un grande privilegio il fatto di conoscerla e di godere della sua amicizia e della sua fiducia.

 

La maggior parte delle persone decide della propria vita in base ad alcuni elementi, come la convenienza, la comodità, la questione economica, la famiglia di provenienza, ciò che la gente si aspetta da loro.

 

E per fare chiarezza, voglio ricordare un fatto personale che aiuta a capire meglio cosa intendo. Provengo da una famiglia borghese del Cile, dove erano importanti le apparenze, il seguire un certo decoro, il vivere secondo le regole stabilite e tutto sommato tutti si aspettavano da me che seguissi il percorso tracciato. Io non lo feci, e le mie scelte mi portarono lontano dalla mia famiglia e dal mio paese. E pensavo che la mia vita fosse molto più “libera” in ogni senso, fino al giorno in cui mio figlio mi ha raccontato di essere diventato amico di un muratore, ed effettivamente lo erano veramente amici. Per un secondo ho riflettuto e ho pensato: “Certo, sarebbe stato molto più difficile che a me, alla sua età, capitasse una cosa del genere in Cile, perché le convenzioni sociali non lo avrebbero permesso”. E sono stata contenta per lui!

Ma nello stesso modo, anche se ho passato la vita a prendere aerei per andare da una parte all'altra del mondo, ancora oggi, ogni volta che atterro nella mia terra mi meraviglio… Mi meraviglio che in poche ore mi sia possibile toccare con mano tutto quello che mi sembrava così lontano, distante, un’altra vita quasi, con tutte le specificità che avevo momentaneamente dimenticato.

 

Tutto questo per dire, che le gabbie ce le costruiamo noi, le creiamo per difendere le nostre scelte, le nostre posizioni, la nostra vita. Sono pochissime le volte che ci permettiamo di fermarci a chiederci: dove sono? Sto nel posto giusto per me? Sto facendo quello che mi piace? Sto con le persone che voglio? E rompere tutta la nostra struttura di vita ci sembra così difficile, complicato e azzardato?

 

La pandemia, e la relativa necessità del confinamento, della distanza fisica, mi hanno fatto riflettere molto su quello che sono, su quello che voglio e con chi voglio stare. E, soprattutto, mi ha fatto capire ancora meglio un concetto che conosco e pratico da anni, e cioè che nulla di fisico e materiale conta veramente! I mobili, i vestiti, i libri (si, anche i libri che amiamo!), sono tutte cose che ci piace avere, che ci piace tenere, ma non sono strettamente necessarie per vivere. Per vivere basta poco, molto poco… Uno spazio pulito, un tetto sulla testa per dormire, la possibilità di mangiare quanto basta.

 

Il resto è tutto – quasi - un lusso: tanti vestiti, che magari non usiamo da anni, ma i nostri armadi ne sono pieni, tanto di tutto, ma se ci si pensa quello che serve è pochissimo e più consapevoli di questo fatto siamo, più liberi diventiamo.

 

Note

(11)   http://treccani.it/vocabolario/gabbia/

(  2)   https://www.systemfailurewebzine.com/una-gabbia-dacciaio-invisibile/

 

 

Marisol Barbara Herreros

Cilena di nascita nazionalizzata italiana, con più di 30 anni di esperienza in marketing, vendita e relazioni pubbliche (fatto anche la dogsitter a Londra, vissuto in una houseboat sul Tamigi e la receptionist di un grande albergo a Santiago, tra altre cose). Viaggiato un po', vissuto stabilmente in Santiago del Cile, Quito, Londra e Roma. Responsabile della Redazione di Caos Management. Direttore di GEManagement Ltd. Presidente Associazione Culturale Progetto Innesto.

 https://www.linkedin.com/in/barbaraherreros

 


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Commenti   

 
0 #3 Laura Lambiase Profeta 2020-08-29 20:26
Mia cara amica, cara Barbara. Rileggendo il tuo articolo, molto bello come già ti dissi, ho riflettuto su
alcuni aspetti molto complicati. Alla mia età, con una vita alle spalle nella quale ho cercato di dicutere su ciascuna mia scelta, o mediazione, o compromesso...
insomma su ciascuna necessaria gabbia sociale, mi sono trovata alla fine, per forzare la prigionia mentale
che mi tratteneva, a camminare da sola.
Voglio dire che se sei un animale sociale, se ami la folla e non la piazza vuota. Se la famiglia è tutto per te a mio parere devi chiudere a chiave la tua gabbia .
Altrimenti ,come me, avrai stanze rimaste uguali a quando c'era qualcun altro che le abitava., abiti che hanno più anni dei tuoi nipoti, una vita monastica con un vecchio computer del pleistocene come unico amico, neanche tanto fedele..
Un carissimo saluto
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0 #2 Marisol Barbara Herreros 2020-08-27 08:30
Grazie tante Iride!
Lo apprezzo molto...
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0 #1 Iride Peis 2020-08-26 20:46
bell'articolo, Marisol. molto da riflettere.Irid e
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