CARA DOLCE EUROPA, DOVE SEI?

 

 

 

Ammiro ancora oggi il dio Giove che si innamora della giovane Europa, che con le sue ancelle gioca sulla spiaggia di Tiro, il Libano felice, e, la rapisce sotto le mentite spoglie di un toro bianco bellissimo che si va nascondere nell'armento del Re. Da buon greco scarta i preliminari e rapitala fugge con lei nell'isola di Creta, dove finalmente si manifesta, ma viene respinto dalla fanciulla vezzosa, bisognosa di motivazioni. Allora Giove impenitente si trasforma in aquila e finalmente la conquista.

 

Dopo l’amore divino, Europa incapace di tornare laddove era stata presa, rimane a Creta, sposandone il Re Asterio. Preziosa Europa agli occhi di Asterio, amante amata dal Re degli dei, figlia del Re Agenore di Tiro, città centro dei commerci e dell’oro, situata alla confluenza delle terre semite e persiane e quelle africane d’Egitto e per via persiana in rapporto con tutto il Lontano Oriente.

 

L’Europa regina entra nei commerci col mondo che si stende a lei davanti, madre poi di Minosse diviene obiettivo dei grandi viaggiatori e come per il “gran tour” dei secoli successivi finisce per far dare un nome a tutte le terre che le stanno dinnanzi per conoscenza diretta o “de relato”, mentre Giove memore forma poi nel cielo la costellazione del Toro.

 

Quelle terre a parte la Grecia achea era composta di villaggi sparsi. È con l’invasione dorica che principia la storia geopolitica d’Europa ora parte di un continente che per gli Urali la unisce all’Asia, in corso di formazione come fatto geopolitico ed economico. Un forte nucleo avanzato si trovava al centro della penisola italiana e nell'area illirica al centro dell’Adriatico, gli Etruschi da un lato e gli Albanesi dall'altro, ambedue originari dall'Oriente vicino, come poi il Pio Enea, padre dei fondatori di Roma e poi del Suo Impero.

 

Roma vuole costruire l’Europa fondata sulla cultura greca e figlia del Vicino Oriente e dell’Africa settentrionale di cui Enea aveva conosciuto l’Esistenza, attraverso l’amore di Didone, che Scipione procederà a distruggere, con i soldati formati a Siracusa.

 

Ma Roma muore nella foresta di Teotoburgo, dove cinque legioni di Augusto vengono annientate. 

 

La costruzione sognata dal Generale De Gaulle, liberatore della Francia dalle truppe di Hitler, amico e commilitone del Presidente Generale Eisenhower, che parlava dell’Europa dall'Atlantico agli Urali, come visione geopolitica, a prescindere dalla Nato e dalle divisioni ideologiche e politiche. Il Presidente De Gaulle se non fosse avvenuta la contestazione studentesca e di conseguenza la necessità di richiamare i mezzi corazzati, ritirati dalla guerra d’Algeria e confinati a Metz e poi del suo ritiro in Irlanda, avrebbe finalmente potuto costituire gli Stati Uniti d’Europa, in quanto appunto ben conosciuto e approvato nel suo modo di agire dal suo caro commilitone Eisenhower (non c’è alcunché che unisca di più che aver fatto il servizio militare insieme e ovviamente parlo per esperienza personale).

 

Dopo Teotoburgo occorrerà per parlare di Europa, anche come fatto culturale oltre che cultuale, aspettare Carlo Magno, che da buon imperatore non sapeva, forse, né leggere né scrivere, ma sapeva avvalersi dei chierici che dopo la guerra gotica il Papato aveva fatto formare anche culturalmente dai monaci irlandesi nelle lettere e da quelli benedettini occupati a riformare i poveri contadini, divenuti semplici braccianti e servi della gleba, in ogni parte del sopravvenuto Impero. Il cristianesimo era arrivato in Italia meridionale dalla Tunisia, che fino all'avvento del musulmanesimo, disponeva delle chiese più grandi, forse del mondo, come gli scavi del Prof. Roma hanno dimostrato, e con Agostino, Origene e Tertulliano aveva buttato le fondamenta del vivere cristiano, talmente pregnante da far sì che il volume “de virginibus velandis” divenisse la guida al buon costume cristiano e poi islamico.

 

Da qui parte Paul Koshaker, il grandissimo romanista tedesco, per affermare che l’Europa in quanto popolata da genti cristiane, essendo l’aggettivo che ne sostanzia la natura; ovviamente genti cristiane, ma anche custodi dell’eredità romanistica del diritto romano, che ne configurano lo scheletro per la convivenza territoriale. E’ diritto romano dell’epoca costantiniana quello anglosassone, vigente in Gran Bretagna, così come per molti versi negli USA e in Giappone; erano diritto romano le pandette e il corpus juris  giustineaneo, per lungo tempo vigente in Francia, Spagna e Italia fino all'avvento del codice napoleonico, che diviene il tutore della borghesia che aveva fatto la rivoluzione francese.

 

Quella rivoluzione illuminista e borghese, attraverserà poi l’Europa delle nazioni che nel 1848 farà cadere la creatura del Principe di Metternich e del nobile Talleyrand, immarcescibile, il patto dei quattro Imperatori. 

 

Sopravvenuta l’Europa delle Nazioni, sarà il grande pensiero europeista ante-litteram del III Napoleone; dopo che il secondo Napoleone, Re di Roma, era stato felicemente fatto morire fra le gambe della ballerina più bella del Teatro dell’opera di Vienna. Il pensiero di Napoleone III imperatore e tutore del mondo borghese, fece buttare per aria i vicoli e le stradine di Parigi, per creare i boulevard dove la sua cavalleria poteva caricare gli eventuali dimostranti.

 

Napoleone III propugnò la creazione di una unione doganale per lo scambio di merci e di capitali con i vari stati tedeschi, il Piemonte, la Spagna e la Polonia, che funzionò per qualche tempo fino alla sua caduta, fornendo il modello di unione doganale comune oggi corrente nell'Unione Europa.

 

Dopo che gli stati europei, che nel 1913 possedevano il 75% dei popoli e dei territori del mondo, si scannarono con le due conseguenti guerre mondiali, persero sia pure con gradualità le loro colonie, mantenendo comunque una speciale relazione con i nuovi stati indipendenti: il Commonwealth britannico e gli accordi di Yaundè e di Cotonou per i paesi continentali, con il Franco centro-africano che consente alla Francia di mantenere l’indirizzo delle economie monetarie delle aree di lingua francese in Africa e nel resto del mondo.

 

Con saggezza di uomini di pace Jean Monet e Konrad Adenauer, crearono nel 1950 la CECA Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, con la partecipazione italiana  per fornire manodopera, onde rimuovere la causa delle due guerre, cioè il controllo delle miniere di ferro e di carbone, nel bacino del l’Alto Reno e delle relative acciaierie, adottando il metodo del fermo degli orologi fino a quando i rappresentanti degli stati partecipanti, non avessero raggiunto l’intesa.

 

Ma il problema non era solo eliminare le ragioni di un possibile nuovo conflitto, ma anche sfamare la Francia, il Benelux, e la Germania, distrutti e con le campagne e le miniere spopolate per le conseguenze del conflitto; per consentire di importare prodotti alimentari e manodopera, il Ministro degli Esteri Italiano  

 

Gaetano Martino, nativo di Messina, invitò i suoi cinque omologhi dei paesi membri della CECA, a casa sua, dove poté ospitarli adeguatamente, con principeschi pranzi e cene.

 

La conferenza fu un successo senza pari e consentì la ripresa esportativa del primario siciliano e italiano, nonché il trasferimento in Europa di braccianti che divennero presto cittadini anche per matrimonio, stante la viscerale carenza di uomini (morti o prigionieri) in Germania, Francia, Lussemburgo, Belgio e Olanda. Si arrivò così al 1957, quando fu fondata a Roma la CEE -Comunità Economica Europea – Mec (mercato europeo comune) e la CEEA- Comunità Europea dell’Energia Atomica della cui importanza per usi civili aveva parlato a Messina il cugino del Ministro Martino, Prof. Ferdinando Stagno D’Alcontres, docente di fisica, nelle università siciliane.

 

Al contempo rinasceva l’impronta culturale, riprendevano l’attività le filarmoniche e riaprivano le sale da concerto, da Milano a Vienna e Salisburgo, in qualche modo a Berlino e a Parigi, mentre riaprivano i musei e i centri storici custodi di arti e tradizioni popolari e organizzazioni sociali. 

 

 

André Malraux, ci presentava da par suo il futuro protagonista dell’economia mondiale: la Repubblica Popolare Cinese, il paese forse di più antica civiltà al mondo, parlandoci della Grande Marcia che fu condotta da Mao Tse Tung, con 450.000 persone al seguito, dal Sud al Nord della Cina, salvando il 90% dei suoi compagni, avviandosi così a liberare il Paese dalle presenze giapponesi e occidentali in genere, fino alla vittoria di fatto nella guerra di Corea contro gli Stati Uniti d’America.

 

Intanto, il Malraux fondava il “Museo Immaginario”, nel quale l’Arte, svincolata da ogni contesto, in tutte le sue possibili forme, assume un valore assoluto e trascendente, divenendo il centro di osservazione del mondo, che con Aurelio Rigoli sarebbe divenuta la sua etnostoria e aprendo con Bertrand de Juvenel, il centro dello studio del futuro possibile che ha formato grandi ricercatori, con le riviste Planète e Futuribili, pubblicato quest’ultimo ancora dall’Isig di Gorizia. Al contempo Maria Paola Pagnini, da geografa, apriva ai suoi allievi il mondo, attraverso l’Università di Trieste, città posta sotto la sovranità del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e  il corso goriziano di Scienze internazionali e diplomatiche che avrebbe dovuto formare la nuova classe dirigente del mondo orientale appena uscito dal comunismo (buttando allo stesso tempo quanto vi era di buono in quel mondo), precipitosamente, quando Giovanni Paolo II aveva mandato a dire a Breznev, che in caso di invasione sovietica della Polonia, non si sarebbe limitato a pregare e che di conseguenza fu invitato a provvedere Lui ai bisogni di quel paese, cosa che fece.

 

L’Europa, quindi è scuola di pensiero, fondata sui cuori dei suoi figli che si formano anche con il progetto Erasmus, per divenire cittadini del mondo,

 

conservando nel cuore quel “pervirgilium veneris” che si contrappose al “de

 

virginibus velandis” e le poesie di Domenico Tempio, perché nel tempo

 

presente e sempre occorre brindare con l’espressione “Lehaim” alla vita e dire

 

nel latino rumeno “multum esc”.

 

 

Vincenzo Porcasi

Dottore commercialista e revisore dei conti; Professore presso l'Università telematica Niccolò Cusano, Roma; Componente della Commissione internazionalizzazione dell'Ordine dei commercialisti e degli esperti contabili di Roma; Componente della Commissione Finanziaria di ICC Italia-Comitato Nazionale Italiano della International Chamber of Commerce, Parigi.
Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, specializzato in questioni di internazionalizzazione di impresa, organizzazione aziendale, Marketing globale e territoriale. Autore di numerosi saggi monografici e articoli, commissionati, fra l’altro dal C.N.R.-Consiglio Nazionale delle Ricerche e dal Ministero del Lavoro. Incarichi di docenza con l’Università “LUISS”, con l’Università di Cassino, con l’Università di Urbino, con l’Università di Bologna, con la Sapienza di Roma, con l’Università di Trieste, e con quella di Palermo nonché dell’UNISU di Roma. Ispettore per il Ministero dello Sviluppo economico. Già GOA presso il Tribunale di Gorizia, nonché già Giudice Tributario presso la Commissione Regionale dell’Emilia Romagna.

 


Submit to FacebookSubmit to Google BookmarksSubmit to LinkedIn

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna