Le mancanze ci rendono vulnerabili

 

“Io sono forte contro tutto, meno contro la morte di coloro che amo”, Alexandre Dumas padre

 

 

 

El velorio del angelito di Arturo Gordon 

 

 

La morte è parte della vita!

Anticamente, quando il capostipite di famiglia stava veramente male, si facevano i preparativi per salutarlo in forma dovuta, e si cominciava a cucinare, si chiamavano tutti i parenti e gli amici di famiglia (i più stretti), e la casa cominciava a riempirsi di gente. A un certo punto arrivavano sia il medico, sia il prete, ognuno con gli strumenti del mestiere. I bambini giocavano nei corridoi tranquillamente, ogni tanto qualcuno le faceva stare zitti, ma tutto sommato era una cosa normale… E si brindava, e si piangeva, e si raccontavano storie, ognuno raccontava quella che le sembrava più importante per far si che tutti quanti potessero capire non solo chi fosse la persona che era nella stanza più importante della casa aspettando la sua ultima ora, ma anche per far capire agli altri i bei momenti passati insieme. Era un momento collettivo, della famiglia tutta. Certo, il senso di perdita, il dolore c’era, ma in un certo qual modo la morte si accettava con rassegnazione…

Nella nostra società odierna, la morte (fino a prima della pandemia) sembrava una cosa certamente sempre più lontana, con tutta la tecnologia a servizio della scienza, eravamo quasi convinti di essere invincibile, di poter pensare ad una vita da sani fino ad una età veramente molto avanzata. E’, si sa, tutto si paga. Il prezzo direi che è alto! Si muore quasi sempre in ospedale, in una camera che non è la tua, se ti va bene, o in terapia intensiva totalmente isolati, e diventa un rito freddo, lontano, che ti tocca e ti sorprende, ti lascia sgomento.

Non ci sono brindisi né storie che si raccontano!

E a questo punto, più che mai, il dolore della morte è subdolo, repentino, paralizzante. Arriva quando meno te lo aspetti, come la morte stessa. Ti travolge, ti coinvolge e ti distrugge. Ti senti colpevole perché tu sei vivo ancora. Ti senti orribile per averti sorpreso interiormente contento di esserci, ma soprattutto non ti rendi conto di come ti travolge. Le cose che fino all'altro ieri erano così importanti ora non hanno nessun senso. Ti rendi conto che le giornate si succedono, una dopo l’altra, e vai avanti, ma sei l'ombra di te stesso. La mancanza, il senso di vuoto che ti lasciano le “partenze” delle persone che sono state parte della tua vita è molto forte. Ma la vita va avanti. E tu devi andare avanti.

 

 

È chiaro che in una pandemia tutto questo viene esasperato. Esasperato perché non puoi nemmeno partecipare ai momenti del saluto alla persona cui vuoi bene. Sembra un assurdo, una banalità, perché è chiaro che si preferisce partecipare alla vita, e mai alla morte. Ma l’amicizia, l’amore è anche questo. Poter dire addio, poter salutare e confortare chi se ne sta andando, poter condividere le risate fatte, tutte le volte in cui ci siamo sentiti al telefono e magari non abbiamo detto tutto quello che avevamo pensato, le volte in cui abbiamo mangiato insieme, la vita che abbiamo vissuto e attraversato insieme, come si faceva una volta!

E se non puoi neppure sentirti, neppure salutarti, ti senti ancora più vuoto, ancora più abbandonato…

Ognuno crede a qualcosa di diverso, e magari in molti non credono a nulla, non so cosa ci sarà dopo, so solo che, soprattutto con il passare degli anni, ti senti più vicino a quella mancanza e, mano a mano, percepisci che il vuoto diventa grande, più ampio. La paura di rimanere soli è tanta, non solo per te, ma per la vita stessa. Ricordo lo sconcerto e il rammarico di mia madre che diventando sempre più anziana, molto più di tutti gli altri membri della sua famiglia, ad un certo punto mi aveva guardato e mi aveva detto: Sono l’unica viva della mia famiglia, non c'è più nessuno!”. Mi sono resa conto solo anni più tardi, quando il mio vuoto ha cominciato a crescere, quanto poteva essere grande il suo…

Con il tempo si diventa più consapevoli, più sensibili, ma anche più vulnerabili. 

E dovremo avere tutti molta meno paura di esternare i nostri sentimenti!!!

Possiamo piangere i nostri morti, con pena, con dolore, con il senso di perdita che solo la morte ti può lasciare…

 

 

Amelia! Che la terra ti sia stata lieve…

 

Marisol Barbara Herreros

Cilena di nascita nazionalizzata italiana, con più di 30 anni di esperienza in marketing, vendita e relazioni pubbliche (fatto anche la dogsitter a Londra, vissuto in una houseboat sul Tamigi e la receptionist di un grande albergo a Santiago, tra altre cose). Viaggiato un po', vissuto stabilmente in Santiago del Cile, Quito, Londra e Roma. Responsabile della Redazione di Caos Management. Direttore di GEManagement Ltd. Presidente Associazione Culturale Progetto Innesto.

 https://www.linkedin.com/in/barbaraherreros

 


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Commenti   

 
0 #4 Marisol Barbara Herreros 2021-04-10 18:04
Grazie Giambi,
infatti il dubbio rimane!
Forse quando passerà un po' di anni riusciremo a capire la tragedia che abbiamo vissuto in tutta la sua complessità; per ora, è un gran dolore collettivo.
Lo stesso, certe volte, credo ancora non capiti da tutti, altrimenti il comportamento delle persone sarebbe diverso, ma l'umanità è bella perché varia...
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0 #3 Giambi 2021-04-09 20:15
Gentile Marisol,
qui in provincia di Bergamo, in una delle sue montuose valli ove abito, un anno fa esatto, in piena pandemia, morivano tante persone, ma proprio tante. Nel mio comune, in un solo mese ne sono morte tante quante in due anni senza pandemia. Non suonavano più le campane a morto, non azionavano più le sirene delle ambulanze. Le avevano zittite per non farci morire tutti dal dispiacere. La morte qui aveva calcato la mano e non so dire se c'era dignità nel morire in quel modo. Di certo viviamo in una società che non riconosce alcuna dignità alla morte, la modernità l'ha scacciata dalle case e dagli affetti per consegnarla alla tecnologia esasperata ed asettica. E' un bene o un male? il dubbio rimane.
Grazie per il tuo scritto.
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0 #2 MARISOL BARBARA HERR 2021-04-04 22:12
La dignità è sicuramente quella cosa che meritano tutti i morti, e la meritiamo anche noi che rimaniamo vivi con il loro ricordo.
Grazie a te di leggermi!!!
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0 #1 Laura Lambiase Profeta 2021-04-03 05:24
L'elaborazione del lutto comincia con la pesante processione di chi viene a consolare chi resta e a salutare il morto.
Mi sono sempre chiesta perché un tale rituale e dopo tante perdite ho saputo che serviva a stordire il dolore, a concentrarlo in piccoli gesti umani. Qualcuno fa il caffè e te lo porta in piccole tazze, mentre tu sei costrtta a raccontare, a dire come perchè quando. C'è il brodo caldo e chi ti abbraccia piangendo. Qualcuno dice il suo nome e tu nemmeno sai chi fosse. Il cuore sempre più imgombro , indurito, stracciato si anestetizza solo un poco, ma per il tempo sufficiente a prendere fiato.
Grazie Barbara per aver ridato dignità alla morte con il tuo scritto.
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