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Una delle evidenze risultanti dalle ricerche sui neuroni specchio e sul meccanismo specchio consiste nel nostro essere più un noi che un io. Secoli di pervasività del paradigma individualista hanno informato e formattato pratiche e teorie, scienze e discipline, costumi e norme… e cambiare non sarà facile.

 


La prima conseguenza a livello consulenziale e formativo della forte complicazione dell’io con il noi si manifesta nella continua necessità di correlare l’uno all’altro.

In altri termini, di fronte a qualsiasi fenomeno presentato da un “qualcuno” che sia un individuo, l’habitus prescritto dal paradigma dell’Intelligenza Empatico Sociale © prevede che ci si chieda: a quale gruppo di persone e da quale stratificazioni di imitazioni di comportamenti proviene questo comportamento, questa emozione, questa capacità mnemonica, e così via….? E come è condizionato e sostenuto, come pure ostacolato e disturbato adesso, attualmente, da altri comportamenti ad esso collegabili secondo le leggi dell’imitazione? Ovvero: chi altri c’è, chi altri si esprime e parla, chi altri agisce e si emoziona nella persona (parola latina, che ricordiamo significa “maschera”) che ci sta di fronte e prendiamo in esame? Ovviamente tutto questo andrà calibrato e ponderato secondo un modo di vedere di carattere sistemico e non omogeneizzante, vale a dire che prenderemo in esame i diversi influssi possibili secondo gradienti di forza che li rende diversi quanto a intensità e nelle loro interazioni. Di certo per esempio le abitudini apprese da piccoli e in riferimento alle figure relazionalmente più rilevanti (il caregiver, di solito la madre), come peraltro afferma e conferma la teoria dell’attaccamento di Bowlby, costituiscono una tracciatura mnestica basica e consolidata, ma anche le esperienze recenti e soprattutto quelle attuali sono da prendere in considerazione.

Si pensi per esempio alle spesso mal descritte dinamiche di gruppo e le si provi a rileggere in termini di convergenze o divergenze di diversi profili empatici i quali hanno tra loro diverse possibili composizioni e configurazioni, e trovano spesso, come vedremo, momenti di ristrutturazione anche improvvisa al seguito di movimenti di comprensione empatica tra diversi personaggi del gruppo, spesso i più importanti, come per esempio, per usare una classificazione intuitiva, l’escluso, il bastian contrario, l’abbandonato da tutti, il sollecito e il dominante.

E si consideri, per converso, come l’atmosfera e il clima, le abitudini e le leggi non scritte di un gruppo, non risiedano in una qualche entità che ne costituisca la “testa” o il “principio”, per quanto ovviamente la figura del leader mantenga tutta la sua importanza in un’ottica di Intelligenza Empatico Sociale ©, ma risiedano invece, tali leggi e tali abitudini, o meglio si costituiscono e rinnovano continuamente, nelle diverse interazioni tra persone, tra diversi stili empatici e, pertanto, per quanto possa sembrare sorprendente, tra “storie” e “pattern” che possono rimandare a tante figure di assenti: una folla, se si vuole, coi diversi stili empatici in interazione, secondo modalità molto variabili e attualmente allo studio… del resto se già Freud diceva che in una relazione amorosa si è almeno in quattro o in sei (alludendo alle figure genitoriali interiorizzate), il punto di vista dell’Intelligenza Empatico Sociale© complica non poco le cose, chiamando in causa tutti coloro che in qualche modo ci hanno influenzato nel corso della nostra storia, il che comporta la costruzione di modelli che potrebbero, sembra, utilizzare strumenti abbastanza nuovi come per esempio la teoria delle reti e i sociogrammi.  Comunque sia, a parte gli sviluppi futuri, possiamo concludere ricordando i seguenti punti chiave:
 

  • guarda all’individuo come a un prodotto di tracce altrui
  • guarda al gruppo come a una somma complessa di tracce di presenti e di assenti
  • chiediti dove vi sono le convergenze e dove le divergenze
  • non dimenticare che il livello più deciso è quello precognitivo

 

 

Adattamento da un mio scritto in, IES Intelligenza Empatico Sociale, Franco Angeli.

 

 

Paolo Cervari

Laureato in filosofia, ho fatto il giornalista, il copywriter, il manager della comunicazione. Ho pubblicato tanto saggistica (Il filosofo in azienda, Apogeo) come fiction (L’Immortale, Mondadori). Sono stato in board in piccole aziende, alcune a elevata innovazione, e da molti anni mi occupo di sviluppo organizzativo e coaching. Sono consulente filosofico iscritto a Phronesis (Associazione per la Consulenza Filosofica Italiana), ho una certificazione del MRI (Mental Research Institute, Palo Alto, USA) e faccio parte di AIDP (Associazione italiana direttori del personale) e di PLEF (Planet life economy foundation).

Sito internet: www.cervari-consulting.com, blog http://paolocervari.blogspot.com, profilo in linkedin http://www.linkedin.com/pub/paolo-cervari/31/713/3b9    Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 


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