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Nella tua azienda o organizzazione c’è la necessita di coprire di improvvisi e temporanei vuoti manageriali?
Si sono avviati progetti speciali ma l’organizzazione già è impegnata a pieno regime?
C’è una crisi in corso?
Si sente la mancanza di una competenza che reimposti il modo di operare ed organizzarsi?
Bisogna avviare e gestire un significativo cambiamento nell’organizzazione o in una parte di essa?

Se ti viene di rispondere “si” ad una di queste domande vuol dire che potresti essere interessato ad avviare un rapporto di temporary management e di incaricare una delle agenzie specializzate in questo campo a cercarti un temporary manager.

Quante aziende, società e, in generale, organizzazioni o imprenditori si sono chieste quando sia opportuno prendere in considerazione il temporary management per la soluzione di specifici problemi di gestione?


Quando prendere in considerazione l’ingaggio di un temporary manager

Una prima risposta la possiamo ricavare scorrendo il sito temporary-management.com.

E utile ricorrere al temporary management quando si debba:


Possiamo allungare questa lista con alcune precisazioni, mirando più nel dettaglio.
Ecco, dunque, qualche altra opzione:


Esiste, dunque, un vasto campo di attività e di problemi che si prestano, meglio di altri, ad essere risolti con un intervento di temporary management.

Abbiamo voluto introdurre l’argomento “temporary management” partendo da casi concreti in cui potrebbe essere utile non ricorrere a una “semplice” cambio di manager o all’intervento di una consulenza strategica.

Peraltro la particolare predisposizione di un problema di essere risolto con un interventi di temporary management non significa che la stessa soluzione sia quella ideale per qualsiasi azienda.
E’, infatti, buona pratica partire da una puntuale e attenta analisi del problema visto dall’interno dell’organizzazione, cambiando punto di vista e relazionandolo con le risorse e i vincoli presenti all’interno dell’organizzazione.

D’altra parte occorre stare attenti a non commettere l’errore più frequente e comune: guardare, individuato il problema, all’interno dell’organizzazione per verificare la possibilità di una soluzione, passaggio in sé corretto, ma che diventa patologico, con il rischio d’incancrenire il problema, se la motivazione è più legata a ottimizzare i costi che a ricercare una soluzione ottimale.


Fisionomia di un buon temporary manager

 
Ma quali sono le caratteristiche che si ricercano in un buon temporary manager?
Primo: è un manager, non un consulente, non un professionista, non un imprenditore. Non ha solo competenze ma anche esperienza; esperienza di gestione e di operations. Il temporary manager gestisce ed esegue, il consulente consiglia: questa in sintesi la distinzione. Il temporary manager deve poter operare con ampia autonomia ed esplicite deleghe, ma non sta avviando una propria avventura imprenditoriale.

Ma non è più solo un manager. Culturalmente deve superare due abitudini mentali diffuse tra i dirigenti:



Accelerare il cambiamento


Il ricorso al temporary management si sta radicando in Europa come uno dei modelli privilegiati per gestire l’accelerazione del cambiamento e dell’innovazione nelle imprese.
Protagonisti di questo trend in crescita sono senior project manager, ex-dirigenti o top manager che hanno deciso di proseguire la propria carriera non tanto seguendo l’iter gerarchico aziendale, bensì sulla base di progetti sempre più sfidanti, per sé e per le imprese che li ingaggiano.


Fonti
Temporary-manager.com
Maurizio Quarta, Executive Temporary Management, Istud

 

Luca Massacesi

Giornalista e urbanista, si occupa, da una ventina d’anni, di strategie di comunicazione e politiche di comportamenti e di gestione del cambiamento nelle strutture sociali. È allievo di Fabrizio Giovenale, Giorgio Nebbia, Federico Spantigati e Italo Capizzi. Nel 1990, ha costituito Aaland l’arcipelago della comunicazione, del quale è presidente. E’ consulente senior di Community of management consultants e vicepresidente nazionale di Labsus il laboratorio per la sussidiarietà orizzontale Dal 1998 ad oggi ha progettato e diretto oltre una ventina di siti e portali. Ha pubblicato oltre 50 saggi o pubblicazioni sui temi dell’organizzazione sociale, della comunicazione, dell’interesse generale, della formazione, dell’evoluzione dei media, dei processi inclusivi. E’ iscritto all’ordine dei giornalisti, all’Apco (consulenti di direzione), all’Aif (formatori), alla Ferpi (relazioni pubbliche). E’ il direttore di Officine Einstein. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.


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