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Prof. Porcasi esiste una Cultura euromediterranea o bisogna costruirla attraverso l’opera di validi mediatori Culturali?

Due eventi hanno segnato la storia delle due sponde del Mare Mediterraneo, la prima l’incendio della Biblioteca d’Alessandria d’Egitto d’ordine del Metropolita di Costantinopoli e dell’imperatore Romano d’Oriente Teodosio prima, sulla base della considerazione che tutto quanto non fosse contenuto nella Bibbia era superfluo. Poi il Califfo Omar, che sulla base dello stesso ragionamento completò l’opera.
Il secondo episodio è voluto dall’Imperatore Giustiniano, colui il quale cristallizzò l’Ordinamento Giuridico romano, dopo che Diocleziano aveva congelato la società civile romana incatenandola ai ruoli e alle funzioni esistenti al momento dell’entrata in vigore della relativa normativa e che si ritrova ancora oggi pienamente in vigore nel codice comportamentale Hindù, la guerra gotica!
Narsete e Belisario, così come i Goti invasori anche residuali portatori di una certa idea della “dignitas” romana, decisero di fare terra bruciata di ogni possibile forma di vita sociale organizzata e in particolare di ogni forma di vita sociale e politica.
L’impero in crisi così come gli invasori di varia origine avevano, come già Diocleziano, un bisogno enorme di denaro che in presenza di una crisi demografica ormai irreversibile, portava a tempestare di prelievi quanto restava del ceto urbano e mercantile e soprattutto gli ultimi contadini liberi.

Nessuno aveva più possibilità in Italia così come in Europa di apprendere qualcosa a meno che non fosse direttamente utile alla mera sopravvivenza singola. Con l’eccezione rara delle piccole aree benedettine della regola, di taluni centri come Venezia, l’Alta Svizzera, l’Inghilterra e l’Irlanda che secondo il modello teorizzato dall’Imperatore Claudio e poi di Traiano diversi secoli prima, prevedeva la formazione di una Biblioteca a Roma, realizzata poi da Traiano nel suo Foro, accanto a quella di Alessandria e  poi di un’altra nell’estrema periferia dell’Impero in terra d’Irlanda. Dall’Irlanda  poi ripartirono i monaci che riportarono gli incunaboli e la Cultura in Europa, consentendo così alle varie corti dei nuovi regnanti di potere legiferare e di riavviare un minimo di amministrazione, sempre principalmente ai fini fiscali e doganali, considerata che era ormai quella la principale forma di reddito per alimentare la limitata e sclerotica pubblica amministrazione.

La storia  fu diversa invece per la sponda meridionale del Mediterraneo.

Le continue guerre di confine fra i due grandi imperi, quello Bizantino e quello Persiano e l’accentramento della nobiltà terriera e mercantile presso le rispettive corti, presso le quali si era identificata la dignità del sole imperiale con quella del sole della suprema autorità ecclesiastica (uno dei titoli portati dal sovrano bizantino era non a caso quello di tredicesimo apostolo cioè la qualificazione dell’unico uomo che veniva considerato commensale del Figlio di Dio e quindi pienamente facoltizzato come fece a convocare e indire i Concilii) avevano pertanto una enorme riduzione delle riserve in oro e in argento dovuto al continuo peggioramento del disavanzo della bilancia dei pagamenti, dovuto all’espansione degli acquisti dalla “Cindia” e dall’Arabia e allo sviluppo del debito pubblico necessario ad alimentare le truppe mercenarie  da una parte e dall’altra a pagare tributi alle genti che si affacciavano ai confini, minacciando spesso la stessa Costantinopoli.

In tali condizioni il gravame impositivo sui contadini ormai ridotti quasi allo stato servile aveva superato il 90% del reddito disponibile oltre alle corvè cui comunque venivano chiamati, per curare la Via della Seta.

Né di migliore condizione godevano i funzionari imperiali, eppur portatori di scienza e conoscenza di altissimo livello, a Damasco come a Beirut (dove peraltro continuava a funzionare benissimo la scuola giuridica di Byblos che sfornava il ceto amministrativo per tutto l’impero). Di ciò i grandi mercanti arabi che controllavano l’ancora fiorente Via delle Spezie, come lo stesso Maometto ben sapeva e conosceva anche per scienza diretta erano informati.

Forti e motivati dalla Sharia, quasi chiamati dai funzionari imperiali, gli arabi entrano e vincono le poche truppe (usate solo per motivi di controllo del Territorio); presenti, ben accolti dagli abitanti che si vedono alleggerire il prelievo dal 90% al 10% del reddito, in caso di conversione al musulmanesimo, o qualora avessero mantenuto il proprio credo religioso al 20%.

Inoltre, in caso di positiva risposta alla chiamata alle armi, esenzione totale delle imposte. Diversamente che la fusione in terra europea, la compenetrazione fra mondo arabo e abitanti delle coste avvenne in maniera, facile, salvo qualche eccezione in Nord Africa e in Sicilia.

Inseriti, in un contesto, che nonostante quanto affermato da Procopio di Cesarea, aveva appieno conservato, fra mercanti, funzionari e religiosi i relativi centri formativi (pensiamo al sistema bancario pienamente funzionante da Ravenna fino a Volubilis, successivamente in grado di finanziare quanto meno la prima Crociata), il piacere della Cultura, dello stare insieme convivialmente, di frequentare i luoghi dell’antico ozio “Terme e Biblioteche”, coltivando la grazia della gioia connessa alla fenomenologia aristotelica.

La gioia che attraverso le grandi scuole darà vita all’umanesimo dei primi tempi islamici, fino al contratto sociale che si avrà con l’avvento dei mongoli e quindi di nuovo con la centralizzazione amministrativa e la scomparsa dei circoli delle scuole dei primi secoli.
La frattura avvenuta fra oriente e occidente si fonda ben prima che sulla reciproca scomunica, sulla scomparsa delle biblioteche e dei circoli (convivium scipionis) che intorno a loro si erano sviluppati.

Solo la corte normanna di Sicilia diversi secoli dopo media fra le grandi culture ereditate (greca, araba, latina, ebraica, etc.), raccogliendo nelle nuove biblioteche reali o private i testi di riferimento, dal “pervigilium veneris” alle opere dei grandi mistici e geografi.
Spetterà quindi all’ultimo erede legittimo della casa normanna e sveva Federico II Costantino,  trasferire la biblioteca delle tre culture, a cui si aggiunse poi quella anglo-scozzese degli Scoto, a Roma, in Vaticano.

Il Vaticano si può giudicare forse come il depositario, nei suoi archivi, dei maggiori tesori delle tre culture, con l’aggiunta semmai di taluni elementi presenti nelle biblioteche veneziane e poi nelle grandi biblioteche di Londra e di Parigi.
Peraltro,  dopo la caduta di Costantinopoli, il Papato ordinò ai Padri Maroniti di comprare per suo conto enormi quantità di testi greci e arabi che portati a Roma hanno completato la raccolta di testi preesistenti.

Dall’altra parte a Istanbul nelle biblioteche di stato e in quelle private le raccolte califfali di cui si conosce un inventario molto parziale, contengono quegli altri elementi che caratterizzarono le varie scuole di pensiero figlie di Aristotele e tutt’altro che sanfediste e oscurantiste, mentre nel suo palazzo di Madrid il Duca di Medina Coeli, ospita i volumi, in ebraico, greco e arabo, prelevati a titolo di danni di guerra dopo l’assedio e la caduta di Messina.
 
La funzione odierna delle biblioteche dopo la proposta di Sarkozy, il programma ENPI e la firma dell’accordo di amicizia fra la Libia e l’Italia?

L’umanesimo e poi il rinascimento italiano ed europei sono diretti figli della ricchezza dei grandi banchieri lombardi, genovesi e toscani che ridando vita alle grandi raccolte,  rilanciarono la nuova cultura europea, purtroppo non più tollerante.  L’Europa aveva ormai una visione eurocentrica e le grandi vie del commercio percorrevano ormai rotte marittime nell’Atlantico e nel Pacifico e nuovi soggetti  diventavano importanti grazie alle nuove armi.

Il mondo mongolo che aveva travolto i due imperi persiano e bizantino, era tollerante nei confronti del ceto mercantile molto meno nei confronti dell’ambiente religioso per il quale il divieto di interpretazione del testo sharaitico era quanto meno assoluto.
Dalla caduta di Costantinopoli in avanti le due culture cessano di frequentarsi, di conoscersi anche militarmente. Ambedue, peraltro, sono ben consce che quanto è avvenuto in Albania non è utile a nessuno. Per 19 anni Giorgio Castriota Skandenberg e la sorella animano la resistenza greco-romana cristiana contro i turchi, reciprocamente distruggendo il Territorio. Alla fine riparati in Italia i combattenti cristiani, nella terra delle aquile rimane solo distruzione e stridor di denti.

Mentre l’Impero turco conosce un’ampia via di pace interna, di tolleranza, di musica, di lirica e di apertura nei confronti dell’Asia Centrale, principiando gli scontri con l’Impero russo, culla nell’ignoranza la sterminata penisola arabica e l’intero Nord Africa.
Il sopravvenuto colonialismo di stampo francese, tedesco e britannico, sia pure in chiavi diverse avvia un processo di conoscenza in specie antropologica, seguendo le linee di tensione che separano le diverse etnie, tribù, comunità, così si ergeva a dominatore. I Reverendi Padri Bianchi e in generale il mondo cristiano e cattolico in particolare, e le biblioteche cominciano a rifiorire sia pure sempre più in funzione eurocentrica mentre si provvede alla dissoluzione della Sublime Porta, mentre l’Italia lascerà la Libia senza alcuna istruzione.

Poi la seconda guerra mondiale, la fine dell’Europa coloniale, la nascita delle nuove potenze extraeuropee, la nascita del multilateralismo e delle grandi Organizzazioni internazionali, fra cui l’UNESCO.

La Biblioteca d’Alessandria viene ricostruita, secondo antichi modelli astronomici e architettonici: il contenuto e il contenitore sono entrambi una chiave di lettura e un libro, che diviene consultabile in rete ovunque e in qualsiasi condizione umana e sociale.

Tutto è insegnabile a tutto recita Comenio ma adesso le tre culture teiste mediterranee devono trovare nella comune dimensione linguistica la reciproca conoscenza non per dare vita ad un sincretismo immotivato, ma per affrontare insieme le nuove concorrenze e superare le antiche povertà e la zona d’ombra riportando all’esterno anche attraverso la rete il contenuto delle biblioteche che hanno un nome comune anche se volutamente dimenticato: Aristotele o in più piccolo Giovanni da Fiore, Al Ghazali e Maimmonide.
 

Vincenzo Porcasi

Dottore commercialista e revisore dei conti; Professore presso l'Università telematica Niccolò Cusano, Roma; Componente della Commissione internazionalizzazione dell'Ordine dei commercialisti e degli esperti contabili di Roma; Componente della Commissione Finanziaria di ICC Italia-Comitato Nazionale Italiano della International Chamber of Commerce, Parigi.
Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, specializzato in questioni di internazionalizzazione di impresa, organizzazione aziendale, Marketing globale e territoriale. Autore di numerosi saggi monografici e articoli, commissionati, fra l’altro dal C.N.R.-Consiglio Nazionale delle Ricerche e dal Ministero del Lavoro. Incarichi di docenza con l’Università “LUISS”, con l’Università di Cassino, con l’Università di Urbino, con l’Università di Bologna, con la Sapienza di Roma, con l’Università di Trieste, e con quella di Palermo nonché dell’UNISU di Roma. Ispettore per il Ministero dello Sviluppo economico. Già GOA presso il Tribunale di Gorizia, nonché già Giudice Tributario presso la Commissione Regionale dell’Emilia Romagna.

 


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