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Il passato, il futuro ed il presente. Tutti necessari a conformarci come persone, come essere umani, con la memoria, con le speranze, con le illusioni, con le aspettative, con la conoscenza di se stesso e del mondo.

La nostra vita è un succedersi di eventi i quali non tutti registrati veramente sulla nostra memoria, però importanti a formarci, a darci i dettagli più intimi e personale di noi stessi. Sensazioni, amore, tenerezze, tranquillità, serenità, pace, tutti elementi che fanno parte di quello che siamo, che respirano come respiriamo noi. Ogni nostra caratteristica è un segno di tutto questo mondo interiore, emotivo, che si va componendo e sviluppando attraverso ogni giorno che viviamo.
Quanto siamo stati amati, rispettati, da quando siamo venuti al mondo ci lascia un segnale impresso incancellabile, presente come fondamenta sul quale costruirci sopra. Quanto tempo abbiamo avuto a disposizione per noi stessi e tutti i componenti che erano parte del nostro universo è anche fondamentale.

Provengo da una grande famiglia e sono la più piccola di casa, dunque il mio universo credo sia stato particolarmente felice, o almeno a me ha sempre apparso così.  Padre, madre, 4 sorelle ed 1 fratello, e la donna che viveva con noi per aiutare in casa era il circolo più stretto che formava il mio personale universo. In più nonna e tanti zii, zie, cugine, cugini, tutti parte del contesto famigliare, alcuni molto vicini e presenti, altri componenti del quadro famigliare completo, ma tutti parte del quadro.

Sono cresciuta senza sapere cosa significava stare da sola in casa, non succedeva mai. Niente a che vedere con i ragazzini di oggi che a 7/8 anni per forza di cose rimangono un tempo a casa da soli mentre arrivano da scuola e aspettano il ritorno da mamma dal lavoro o da papà dal lavoro, e nei migliore dei casi da tutte e due in orari diversi. Molti figli di separati sanno cosa significa stare da soli a casa, mangiarsi una pizzetta alla uscita da scuola, o riscaldarsi il piatto di pasta a 10 anni nel microonda, o arrangiarsi come si può.

Nella mia epoca, ripeto, per me era difficile rimanere da sola, dunque si imparava per forza a fare i compromessi con gli altri, a litigare ed a fare pace, a sapere che su certe cose potevi fare certe alleanze e per altre i protagonisti erano altri. Si imparava a convivere naturalmente in un mondo dove tu non eri il centro dell’universo. Sapevi istintivamente che eri parte di un mondo più grande, dove tutti avevano un loro posto, dove tutti erano importante, dove tu appartenevi di diritto ed anche se litigavi, ti arrabbiavi, il concetto di gruppo, di famiglia, di sentirti parte di, era fortissimo!
Fare le prime scelte è complicato e non sempre si sceglie bene, ma si impara, si sbaglia e si impara, come facciamo tutti, ma anche quello se hai chi ti sostiene è più facile. E si va avanti…

Le radici famigliare nel mio caso, per fortuna, erano forte, potenti, ben piantate, perché il nostro personale universo è stato stravolto nelle sue fondamenta. Senza entrare nei dettagli che in questo ambito non sono particolarmente importante, il famoso colpo di stato in Cile, ebbe come conseguenza che tre delle quattro sorelle siamo finiti a vivere in Europa, ognuna in un paese diverso. Ed una volta fuori dal tuo paese diventa complicato, difficile, pensare ad un ritorno. Ti fai una vita diversa, costruisci un tuo mondo cercando di non perdere mai il filo che ti lega all’albero famigliare, alle tue radice, a quello che sei fondamentalmente.

Ma, impari ad essere flessibile, impari a osservare, a non giudicare, a cercare di capire sempre e comunque, a renderti conto che la vita non è uguale per tutti, che riserva delle sorprese per tutti, impari a stare in piede ma sapere che cadere e rialzarsi è normale. Riconosci i segni particolare, essenziale, a istinto, come i gatti. Ti si acutizza un sesto o settimo senso per capire la bontà della gente, la indole come essere umano. E non ti puoi guidare per quello che una volta avevi imparato da piccola. Perché  le lingue cambiano, le espressioni del corpo per cultura sono diverse, i costumi sono diversi, sono poche le cose alle quali ti puoi appigliare.

E qui arriva la sorpresa! Ti rendi conto che i sentimenti, gli sguardi, le strette di mano, le lacrime, i sorrisi, sono uguali dappertutto. Come lo è l’arroganza, la banalità, la superficialità, l’egoismo, la mancanza di rispetto dell’altro, anche quello si riconosce sempre.

Una uniforme militare per me ha un significato molto preciso che mi riporta automaticamente ad un evento che ha segnato la mia vita per sempre. Come lo può avere per tutti quei bambini che stanno alle frontiere della Europa aspettando per entrare in un mondo diverso. Anche se non capiscono il perché, e forse non lo capisco neanche io, non potranno mai dimenticare il significato del rifiuto identificato in un uniforme che ti impedisce di avanzare.

 

 

Un odore, una canzone, i rumori, fanno parte di quello che costruisce il nostro mondo, il nostro universo, lo formano e lo deformano. Non sempre siamo responsabile di quello che succede intorno a noi, anzi, sembra che sempre di più abbiamo meno possibilità di modificare con il nostro comportamento, con un nostro diritto, il comportamento di tutti.

Le società odierne sono tecnologicamente avanzate, socievolmente in rete, e molti vivono delle vite molto poco reali e troppo banalmente virtuali. Sarebbe il caso di prendere coscienza che tutto è parte del nostro essere, tutto è parte di quello che siamo, e non possiamo neanche rinunciare a quello che siamo. Possiamo imparare a conviverci, a superare degli eventi che avremo preferito non dovere vivere mai, ma sono parte di noi, pronti a risalire nel momento che meno te lo aspetti… e a volte basta un profumo, un aroma che riconosci manco sai da dove, ma è presente e poco a poco fioriscono le sensazioni, i ricordi, le cose belle e le cose meno belle.

 

 

Marisol Barbara Herreros

Cilena di nascita nazionalizzata italiana, con più di 30 anni di esperienza in marketing, vendita e relazioni pubbliche (fatto anche la dogsitter a Londra, vissuto in una houseboat sul Tamigi e la receptionist di un grande albergo a Santiago, tra altre cose). Viaggiato un po', vissuto stabilmente in Santiago del Cile, Quito, Londra e Roma. Responsabile della Redazione di Caos Management. Direttore di GEManagement Ltd. Presidente Associazione Culturale Progetto Innesto.

 https://www.linkedin.com/in/barbaraherreros

 


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