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Il vecchio e il nuovo, con un pizzico di banalità e ironia


Non c’è che dire: il mondo è cambiato, e sta costantemente cambiando, molto in fretta, tanto che per trovare punti di riferimento diventa indispensabile modificare, in maniera davvero radicale, i modelli di pensiero. Non lo dico io, che mi limito, nel mio piccolo, a constatare, ma lo affermano illustri sociologi, oltre che tutti coloro che, per curiosità o capacità illuminanti, scrutano il mondo, gli astri, il futuro e l’anima dell’universo.
Sono cambiate le piccole cose.



Basta camminare per strada o passeggiare ai giardini pubblici, e incontrare un bambino che fa i capricci. Può capitare di guardarlo storto. Io bambina ricevevo un sonoro schiaffone da mio padre accompagnato da un urlato “mi fai vergognare!”. Oggi, io adulta rischio di ricevere lo stesso schiaffone da un padre che difende l’urlante pargoletto. E da quando hanno cambiato il senso unico della strada dove abito rischio parecchio perché mi vene spontaneo avvertire il forse ignaro automobilista che va contro mano, ma lui (o lei) lungi dal ringraziare, mi avverte caldamente di farmi i fatti miei, e di guardarmi bene dal limitare la libera iniziativa e l’ottimo problem solving chiedendo di rispettare il codice stradale. Ovviamente lo stesso avviene con ciclisti e motociclisti che viaggiano allegramente sui marciapiedi. Hanno ragione e il motivo è ovvio, lapalissiano: a Milano ci sono poche piste ciclabili! (che, poi, nel caso ci fossero, le moto abbiano il diritto di andarci è un’altra storia …)





Sono cambiati aspetti più impegnativi e importanti della vita.
Noi contestavamo, ma era vietato lamentarsi. Dopo aver sentito, per tutti gli anni dell’infanzia, il fatidico “beato te che non hai visto la guerra” era inevitabile che proponessimo di mettere fiori nei cannoni: quella guerra non vista, e men che meno fatta, ci pesava sulle spalle, come istigazione a mangiare i detestati cavoletti e come promemoria di rispettare genitori e nonni perché ci avevano risparmiato guerra e dittatura. La contestazione era una spinta al futuro, un’auto-affermazione generazionale, la lamentazione una mancanza di rispetto.
Chi aveva vissuto di più ne sapeva di più. Il meccanismo era inconscio, automatico, indiscutibile. Meccanismo miseramente crollato nel momento in cui tutti noi adulti, o almeno la maggior parte di noi, si è dovuta rivolgere ai nipoti per manovrare lo smartphone!



Si sono modificati gli elementi fondanti della vita professionale.


Pochi giorni fa mio nipote, 28 anni, mi ha chiesto consiglio ed io, zia innamorata e orgogliosa di lui, sono stata ben felice di ascoltare dubbi e problemi. “Zia, sto invecchiando. Se non riesco ad essere ricco e a raggiungere una posizione apicale in azienda nei prossimi tre –quattro anni, sono finito”. Forse un po’ melodrammatico, ma in fondo coerente con la realtà odierna e piuttosto lontano dal concetto di “fare la gavetta” con cui sono cresciuta.
Il linguaggio e, soprattutto, le evoluzioni del linguaggio rispecchiano progressivamente i cambiamenti. Noi avevamo un linguaggio generazionale, atto ad essere poco comprensibile da parte dei genitori, degli insegnanti. Ora o le generazioni cambiano ogni due mesi, oppure la lingua evolve con la stessa rapidità della tecnologia, e tenersi aggiornati è una specie di tour de force.

Noi pazienti cercavamo i sintomi sull’enciclopedia medica e ben prima di trovare qualcosa di attinente eravamo guariti o avevamo incredibilmente sviluppato la peronospera della vite, diventando un caso unico al mondo. Il paziente 4.0 fa più o meno lo stesso, facilitato da un web dove è possibile trovare, in frazioni di secondi, ogni informazione ... molte delle quali ben più fantasiose di quanto noi siamo in grado di fare, anche nei momenti di maggiore creatività. Eravamo orgogliosi di riuscire a leggere la ricetta del medico, quasi a dispetto delle sue abilità calligrafiche e, spesso, con l’aiuto di un interprete. Beh, siamo sinceri, quella stessa ricetta è oggi leggibile in quanto scritta a computer, ma altrettanto incomprensibile causa sigle e codicilli che la burocrazia impone.

Invece di misurarci l’intelligenza emotiva ci dicevano piagnoni se troppo facili alle lacrime, sviluppavamo la creatività giocando nel cortile con pochi oggetti e tanta fantasia. E credo che mio padre e la signora Clara, madre del mio compagno di giochi, stiano ancora ridendo, ormai nell’altra stanza, di quando, avendo negato a me la carrozzina per le bambole e a Michele l’ennesimo pacchetto di soldatini, si ritrovarono le richieste nella lettera a Babbo Natale. Solo che io chiesi i soldatini, e il mio compagno di giochi la carrozzina per le bambole. Bell’esempio di problem solving fatto in casa.
Sì, i mie dati anagrafici mi permettono di ricordare un mondo diverso, e amo i miei ricordi datati e lontani. Le differenze tra ieri e oggi sono ben chiare, marcate, spesso assolute, ma altrettanto lo sono le analogie.
Perché ci sono: le analogie. Ci sono.




Sono in quei pensieri felici che ieri facevano volare Peter Pan e oggi permettono a Harry Potter di evocare il patrono, nelle poesie greche che, da migliaia di anni, fanno sognare e commuovere, nei miti, oggi archetipi, che toccano il profondo, nell’umanesimo di Mark Zuckerberg che parla latino e studia storia antica, e probabilmente trasmetterà questi valori alla figlia. E non crediate che questa sia un’istigazione a studiare latino!
Sì, la tecnologia accelera, il mondo cambia. Ieri parlavamo di emozioni di pancia, oggi sappiamo della rete neurale complessa che abbiamo nell’intestino, ma non confondiamo gli aneliti dell’animo umano con lo smartbook! Ripercorrendo la storia troviamo, in ogni epoca, Donald Trump e Adriano Olivetti, Cincinnato e Rodrigo Duterte. Ecco, forse sarebbe meglio un po’ più di impegno, ieri e oggi, per selezionare il meglio …

 


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FONTE IMMAGINI
fig.1: http://www.doherty.co.uk/wp-content/uploads/2015/12/Technology-Changed-the-World.jpg
fig.2: http://i2.cdn.turner.com/cnn/2011/images/05/12/t1larg.shadows.ts.jpg
fig.3: http://ditouzu.weebly.com/uploads/1/7/7/8/17781345/7029547_orig.jpg
fig.4: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/57/International_Big_History_Association_formed_at_Coldigioco%2C_Italy.jpg/800px-International_Big_History_Association_formed_at_Coldigioco%2C_Italy.jpg
 
Carla Fiorentini

Laureata in CTF e iscritta all’Albo dei Farmacisti dal 1983, Carla Fiorentini per oltre vent’anni ha quasi portato avanti due vite parallele: la professione di dirigente d’azienda da una parte, la passione per la Comunicazione, la Psicodinamica e l’I Ching, dall’altra. Dal 2005 ha unito le due strade, aggiungendo il coaching e la PNL sistemica, alternando consulenze di management e marketing strategico in Italia e all’estero ad attività per il miglioramento della professionalità e della qualità di vita attraverso la comunicazione.

È manager di rete, associato Federmanager, coach, master in PNL sistemica, docente presso PNL Evolution, autrice de Il Farmacista che comunica,  blogger accanita, ed è ricca di sogni da realizzare. www.comunicazioneinfarmacia.it, www.ilmedicocomunica.it, www.chingecoaching.it, www.isalmoni.it


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