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manuale sottovoce per parlare con i nostri figli

e avere qualche probabilità di essere ascoltati

 

 

Parlavamo dei nostri figli timidi, cari genitori, e abbiamo condiviso su quanto sia difficile per noi sopportare di vederli così. Certo dobbiamo trovare il modo per tranquillizzarli. L’obiettivo è irrinunciabile: aiutarli ad affrontare questo mondo affatto facile con un pochino in più di coraggio; vederli più sicuri, senza per questo diventare arroganti.

 

Avete sperimentato qualche mio suggerimento?

Sarebbe costruttivo, per me e per voi, saperne di più sui tentativi di applicazione dei metodi educativi da me consigliati. Se lo credete utile io vi ascolto: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Passiamo ora a un’altra tipologia di figli: quelli diffidenti.

Un grande dolore per noi genitori quando i figli diffidano di noi e delle istruzioni per l’uso sulla vita con le quali tentiamo di attrezzarli.

 

Parliamone, però, senza farne una tragedia.

Possiamo definire diffidenti i nostri figli quando dubitano di qualsiasi cosa noi diciamo per guidarli nella vita, assumendo un modo di fare che esprime chiaramente la richiesta PROVAMELO!

 

I nostri cuccioli, in questo caso, stanno sulle difensive e ci fanno spendere molto tempo (loro ne perdono e non crescono), oltre che farci sentire inaffidabili ai loro occhi: che dolore!

 

Tutti abbiamo sperimentato che pontificare “lo dico per il tuo bene” non serve a niente.

 

Allora vediamo…

Mettiamoci a tavolino con fiducia e calma e compiliamo la nostra scaletta del comportamento adeguato.

DEFINIAMO IL NOSTRO OBIETTIVO che questa volta è quello di aiutarli a rilassarsi e a non stare sempre così in difesa nel rapporto di comunicazione con noi (e molto probabilmente, anche se con modalità camuffate, con tutto il resto del mondo). Dovremo cercare di convincerli che, per quanto ci riguarda, non è nelle nostre finalità approfittare del ruolo di genitore per imporre idee e opinioni (occorrerà che sia vero, però, facciamoci un bell'esame di coscienza). Dovranno capire che il nostro unico interesse è, quando possibile, quello di essere veramente utili al loro processo di crescita.

 

RIFLETTIAMO SUL COME COMPORTARCI per trasmettere il nostro intento di soccorso. La prima mossa da fare, per disinnescare il loro meccanismo di difesa, è quella di essere molto precisi rispetto a quanto intendiamo comunicare. I giri di parole provocano diffidenza, dobbiamo parlare con loro di quanto ci interessa condividere evitando battute e discussioni che possono causare fraintendimenti. Dobbiamo parlare di fatti e non di opinioni. Se i nostri figli diffidenti desiderano approfondire con noi qualche argomento dobbiamo pregarli di essere, a loro volta, precisi sulla definizione del contributo che desiderano da noi. In buona sostanza, dobbiamo esprimerci con loro sempre molto chiaramente: a scanso di equivoci. Un’altra delle accortezze che dobbiamo tenere per ridurre la loro diffidenza è quella di dare prova, sempre, di quello che affermiamo. Quando parliamo di noi, della nostra giovinezza, del nostro tempo della scuola, del nostro lavoro, delle nostre difficoltà e dei nostri risultati in generale, dobbiamo usare riferimenti certi e verificabili. Quando parliamo in famiglia del nostro lavoro non dobbiamo tradire segreti professionali (neppure per una confidenza straordinaria) specialmente quando loro ci ascoltano. I figli sono idealisti (fino a quando noi non li rendiamo cinici) specialmente quelli diffidenti. Facciamo in modo (usando quanto ci rimane della fantasia giovanile e giocosa di cui tutti siamo forniti dalla Creazione) che assistano casualmente ai nostri rapporti migliori con il prossimo: dovranno imparare ad apprezzarci e a essere orgogliosi di noi (sempre se ce lo meritiamo).

Un altro tentativo intelligente è quello di tentare di parlare il loro stesso linguaggio: non dobbiamo apparire, ai loro occhi, superiori; né troppo accondiscendenti; tanto meno autoritari.

 

Ancora più intelligente (già detto ma da ribadire) è il tentativo di non discutere inutilmente: cerchiamo di essere d’accordo con loro per quanto possibile ed etico. Vincere una discussione con i figli diffidenti sovente porta a compromettere per sempre il rapporto. Dobbiamo tentare di correggere i loro presunti errati punti vista in altro modo.

 

Come con i figli timidi (qui più che mai) non dobbiamo fare pressioni: esponiamo chiaramente il nostro punto di vista e ascoltiamo attentamente le loro obiezioni; pericoloso tentare di sfuggirle: essere sfuggenti o superficiali di fronte alle obiezioni che i figli diffidenti ci manifestano fa aumentare la loro ostilità. Con i figli diffidenti il fare pressione non sblocca di sicuro la situazione.

 

Infine cerchiamo di fare onestamente presente i pro e i contro di quanto sosteniamo. Evitare un atteggiamento critico-positivo-costruttivo nei confronti del genitor-pensiero per paura del loro spirito spesso pungente o – peggio ancora - essere disonesti e nascondere spudoratamente le molte facce della verità, alla fine, si ritorcerà contro di noi.

 

In buona sostanza, con i figli diffidenti dobbiamo cercare di essere molto onesti intellettualmente e precisi.

 

Buon lavoro, cari genitori.

Se vi interessa fra qualche giorno parliamo dei figli quando sono troppo spavaldi.

Franco Marmello

Membro AIF Associazione Italiana Formatori, Responsabile Italia “Bottega del Cambiamento”, Giornalista, scrittore. Il progetto bottega si rivolge all'Uomo Nuovo in Azienda: una risorsa consapevole della complessità organizzativa provocata dal fenomeno del cambiamento, consapevole di dover crescere in modo meno empirico rispetto al passato, sia sul piano professionale che sul piano umano.


www.bottegadelcambiamento.it


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