Dr Jonas Pletchick – Psychiatry


Una porta si apre lentamente.
Un uomo, occhiali, borsa nella mano destra,  maniglia nella mano sinistra, ne fa capolino sulle mosse di entrare nella sala d'aspetto di uno psichiatra.
Circospetto, sguardo appena un po' sgomento, si chiude l'uscio dietro di sé.
Si guarda intorno, volge gli occhi in alto, di lato, immobile come impaurito.
Poi fa un passo avanti e scivola in tutta la sua lunghezza, stendendosi per terra, su di un pavimento lucido come la testa di una calvo.
La musica altera i tempi, l'uomo cerca disperatamente di alzarsi : striscia, si rigira, gattona, va carponi, si adagia, si snoda...dà una testata contro la parete.
Non riesce ad alzarsi, il pavimento splende  trafitto dal sole.
Finalmente si solleva, un solo attimo per ripiombare giù con un impatto sonoramente duro.
E' in posizione supina ora sulla nuda,  rilucente, tersa irreale superficie della sala d'aspetto.
Sollevarsi e poggiare le spalle contro il muro è questione di  un piccolo, esile attimo, il corpo
sdrucciola in basso lieve e fluido come un panno bagnato.
Il suo sguardo ora è guardingo, la testa fumante per lo sforzo di escogitare qualcosa che gli faccia raggiungere il meraviglioso, comodo divano in fondo alla sala.
Carponi, come un neonato che incominci a gattonare, cerca di avanzare, in ginocchio, in piedi,  eseguendo una sorta di danza agitando le gambe.
Abito scuro, camicia turchese guarda l'orologio per cronometrare la durata del suo sgambettare ritmico.
La sua immagine si riflette nel pavimento traslucido, ansima come un cane al sole, boccheggia
come dopo una lunga corsa.
Infine si fa forza e tenta alcuni passi in piedi. E' infuriato. E' a soli pochi centimetri dalla porta d'entrata e il divano è ancora lontano.
D'improvviso estrae un pacchetto di sigaretta dalla tasca e  le pone  a distanza regolare sul pavimento che è  come acqua limpida.
Riesce ad alzarsi e camminare su questo sentiero improvvisato fino alla poltrona  di lussureggiante plastica gialla.
Gorgoglia di felicità  nell'avvicinarsi alla meta, si siede esalando sospiri di soddisfazione
e si ritrova di nuovo a terra,  venuto giù come un bambino lungo uno scivolo da giardino.
La musica scandisce il tempo.
Ritenta, indomito e forte, ma viene di nuovo sputato  fuori.
Lì accanto c'è un lungo basso tavolino di cristallo che anticipa la seduta del nero sofà.
Ci si afferra come un insetto in una pozza d'acqua si attacca ad un filo d'erba, e riesce a
raggiungere il divano.
Ci si siede su...e viene rivoltato come un calzino, sbattuto da tutte le parti, inchiodato col viso sotto il cristallo del tavolo.
L'uomo non si arrende ancora, ha il diritto di star seduto  in quella sala d'aspetto e lo pretende.
Imbeve un fazzoletto di alcol da una bottiglia su di un cassettone lì accanto, lo mette sul divano
ed, evviva!, è assiso in posizione stabile. Finalmente è rilassato, prende un sacchetto di caramelle dal tavolo, cerca di aprirlo con le mani.. coi denti, lo strapazza, lo morde, lo strappa.
Il sacchetto cede e tutti i dolcetti saltano fuori festosi come coriandoli, coprendo lo spazio intorno.
Non ancora domato, e deciso a godersi una caramella a tutti  i costi,  va a scartarne una, la carta nasconde un'altra carta che nasconde una carta che nasconde un'altra carta......

Titoli di testa di “Cracking up” (Qua la mano picchiatello) ultimo film del più sottovalutato, misconosciuto genio del cinema americano: Jerry Lewis.

http://youtu.be/3qCBRntnIdI

Laura Lambiase Profeta

Osare.
Avere il coraggio di andare contro corrente, di andare oltre, di valicare confini, di non fermarsi alla superficie. Non esiste una cultura alta ed una meno alta esiste solo la noia. Un gesto creativo senza vita, asfittico, pavido, furbo, conveniente è merda.
Laura Lambiase Profeta ha scritto di musica per "Laboratorio Musica" e "l'Unità"; ha descritto Napoli sul "Mattino" e sulla guida "dell'Espresso"; si è divertita su "Cosmopolitan".
E nata a Pontecagnano molti, molti anni or sono e vive a Napoli tra Paradiso e Provvidenza.


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Commenti   

 
0 #8 laura lambiase 2013-07-14 06:25
Questa scena che descrivo e tante altre in cui Jerry
Lewis narra il disagio di vivere, l'incapacità di stare al passo con il falso mito della perfezione americana, la sua poetica inadeguatezza,
hanno dentro di loro il senso terrifico dei gesti del clown. Il suo grande maestro non è stato Buster Keaton, bensì Stan Laurel, con la sua tradizione
culturale anglosassone del teatro comico. Quindi la risata di tuo figlio è quella che sarebbe scoppiata sulla bocca di Lewis, mentre dispiaciuto ti avrebbe aiutata ad alzarti e a spolverarti gli abiti.
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0 #7 Anna 2013-07-13 09:31
Cara Laura,
una volta, mentre accompagnavo mio figlio ad una visita medica, camminavo e contemporaneame nte controllavo se avessi portato tutta la documentazione.
Non mi sono accorta di un gradino e sono caduta rovinosamente per terra! Mio figlio mi ha guardato a bocca aperta, perplesso e preoccupato poi, essendosi accertato che non mi ero fatta nulla, è scoppiato in una fragorosa, incontenibile risata!! Alle mie proteste mi ha detto: "Se ti fossi fatta male avrei pianto...". La vita può essere guardata da molte angolazioni....
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0 #6 laura lambiase 2013-07-13 04:53
Ciao Angelo,
il punto è proprio questo : la differenza che passa tra la parola e l'immagine. Se descrivi senza furbizia
il senso di un avvenimento cambia. Cambia il colore, il tono, l'essenza più profonda.
Jerry Lewis non fa che rappresentare la difficoltà di esistere in un contesto ostile, ma lo fa irridendo, strizzando gli occhi.
Io ho trasformato la sua narrazione in una storia di puro disagio, soltando usando le parole giuste per dirlo.
Un caro saluto.
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0 #5 Angelo 2013-07-12 17:03
Da quanto tempo non vedo un film di Jerry Lewis! Ci voleva questo bell’articolo per farmene render conto. Certo che a leggere il testo, sembra tutt’altro che divertente l’avventura di questo malcapitato protagonista. Uno di quei incubi dai quale sembra non si riesca mai a svegliarsi.
È sempre stato un piacere leggerti Laura, ora che è possibile commentare, ancora di più.
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0 #4 laura lambiase 2013-07-11 15:10
Ciao Assunta,
se hai voglia e tempo puoi rivederla:
c'è l'indicazione del video del film in inglese su Youtube, in fondo all'articolo.
Alla prossima
un bacio
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0 #3 Assunta Gastaldi 2013-07-11 09:33
Laura cara,
come sempre e' un gran piacere leggerti.
Anch'io ho amato i film di Jerry Lewis e mentre leggevo il tuo articolo,così descrittivo e chiaro,ho visto con gli occhi della mente quella scena surreale.
Un abbraccio.
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0 #2 laura lambiase 2013-07-11 08:23
Caro Pier Paolo,
il mio è solo un esercizio di stile, un gioco, un
divertimento . Mi piace far saltare le parole come fossero degli oggetti da lanciare in aria, per poi riprenderli a volo.
Al contrario di te io credo che Jerry Lewis sia un genio assoluto nell'arte dissacratoria, nell'abbattere la grande icona del perfetto sogno americano.
Mi riprometto di parlarne più a lungo un giorno
Un caro saluto
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0 #1 Pier Paolo Cornieti 2013-07-10 07:12
Non ho mai amato Jerry Lewis e sono davvero pochi i film che ho visto. Questo inizio di Cracking Up lo vedo come intelligente e doveroso omaggio al grande Buster Keaton e l'idea mi piace. Come mi piace l'abile e imperdibile descrizione di Laura, che ci aiuta a vederli davvero questi animatissimi titoli di testa.
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