caosmanagement.it n81

Il filosofo in azienda Le pratiche filosofiche e la loro utilità per le organizzazioni

"Compito della filosofia è mostrare alla mosca come uscire dalla bottiglia".

 L.Wittgenstein

“La cosa più pericolosa è mettere all’opera ciò che si è deciso ‘da sé’ senza lasciarlo prima passare al setaccio attraverso discorsi e controdiscorsi, come in un filtro”. Sono parole di Walter Benjamin che già basterebbero a chiarire il come e il perché la filosofia possa essere utile a un’azienda. Ma poiché compito della filosofia, tra gli altri, è per l’appunto sviscerare l’implicito, ci chiediamo: a che cosa serve la filosofia per un’organizzazione? Va detto subito che l’orizzonte a cui guardo è quello delle Pratiche Filosofiche, ovvero quel complesso di pratiche e discipline, tra cui la Consulenza Filosofica, il Dialogo Socratico e la Comunità di Ricerca, che negli ultimi decenni hanno tentato di portare di nuovo la filosofia in quell’ambito “pratico” che secondo Pierre Hadot ne costituisce, fino al medioevo, l’ambito di fioritura tradizionale, originario ed elettivo.  Dunque, riformulando la domanda in modo forse più preciso: a che cosa possono essere utili le Pratiche Filosofiche alle organizzazioni? La domanda è già molto “aziendale”, perché si rifà a una strumentalità o “utilità” da cui difficilmente oggi le aziende possono prescindere: si tratta di cogliere risultati, produrre qualcosa che sia utile a qualcos’altro.

Ma vediamo di procedere con ordine e facciamo parlare per primo il punto di vista della filosofia. A cosa può servire la filosofia, secondo la filosofia stessa? A pensare bene, a costruire e trasformare concetti, a crearli, a riflettere in modo rigoroso, a stabilire quali siano i criteri per decidere e giudicare del vero, del giusto e del bello. Quindi, a condurre una vita ben vissuta e a raggiungere una più ampia e comprensiva visione di sé stessi e del mondo. Infine a trasformare tutto quanto sopra in decisioni pratiche, utili per la vita delle persone, soprattutto considerate in società, ovvero, in termini più platonici, ad attingere il Bene. E per sovrappiù, fare tutto questo nell’ambito di un regime discorsivo molto particolare che, in via del tutto preliminare e scontando la semplificazione, presenta a mio avviso due importanti caratteristiche. La prima consiste nel porre l’accento sull’interrogazione, ovvero sull’instancabile, tipicamente socratica, tendenza a non dare nulla per scontato e a cercare sempre nuove domande da fare per “mettere in questione” l’oggetto di indagine, cercando, ed è questo il punto importante, di arrivare a porre domande a cui non c’è risposta secondo discipline o saperi già esistenti, domande che, pertanto, pongono le condizioni per produrre risposte nuove in cui, come accennato prima, è necessario ristrutturare o addirittura creare nuovi concetti.  La seconda caratteristica consiste nel fatto che la filosofia, secondo le parole di Alexandre Kojève, “può parlare di qualsiasi cosa a condizione che parli anche del fatto che ne sta parlando”, vale a dire senza chiudere il campo dal di fuori, ma accettando la possibilità di sempre ulteriori problematizzazioni e di, per usare un concetto di Gombrich, “reframing”. 

Sono forse proprio queste ultime due caratteristiche, credo, a fare pensare a molti che ci sia una sorta di conflittualità tra filosofia e azienda. L’apertura problematizzante, l’attenzione alla complessità, le domande provocatorie, i collegamenti tra oggetti disparati e provenienti da ambiti distinti sembra discrasico rispetto al problem solving e al decision making che orientano, sembra, più di ogni altra cosa l’agire delle aziende.

Ma chiunque conosca bene le aziende, sa che oggi non è più così. Anzi, il mondo aziendale si ritrova oggi precisamente nella necessità di ripensarsi a partire da un orizzonte oggi più che mai incerto e indeciso, in cui pratiche e modi di pensare vecchi e ormai sedimentati offrono rendimenti sempre più decrescenti. Insomma c’è bisogno di un pensiero nuovo, a ogni livello: organizzativo in primo luogo, ma anche e per conseguenza in relazione a concetti fondamentali come quello di mission e valori dell’azienda, e quindi, per fare solo alcuni esempi, di motivazione, appartenenza, modi di pensare e agire, stili di leadership.

E sempre per rimanere nell’ambito di esempi emblematici, si pensi a tutta la tematica della responsabilità sociale delle imprese, che arriva addirittura a mettere in questione il profitto come leva principale dell’azienda, per allargare la sua “ontologia” al posto che essa occupa nella società, mediante il concetto di stakeholder.

Basterebbe soltanto questo, credo, per fondare e giustificare un fecondo rapporto tra filosofia e azienda, ma poiché qui siamo ancora nei cieli della teoria, vorrei passare, nei limiti concessi da questo poco spazio, a elencare alcuni degli utilizzi che la filosofia può avere in azienda a partire dal linguaggio e dalle prospettive proprie di essa. Insomma, parlando per obiettivi.

In primo luogo (e questo costituisce a mio avviso una delle specificità della filosofia in azienda) le Pratiche Filosofiche sono utili per il problem building, ovvero per la vera e propria costruzione di inediti problemi, e per il, spesso peraltro correlato, problem setting – la dis-posizione del problema, per dirla à la Heidegger – ovvero la pratica, spesso negletta, di esplorazione di tutte le possibili implicazioni ed estensioni del problema oggetto, fino ad arrivare alla costituzione di una costellazione di problemi, con la mappatura dei punti irrisolti, delle contraddizioni e dei paradossi, ovvero delle “domande filosofiche”,  che il percorso genera ed evidenzia. E a corollario, l’applicazione di questa specifica “metodologia” a tutti gli ambiti aziendali che se ne possono servire, dalla strategia di business all’innovazione, dalla ricerca e sviluppo alla gestione risorse umane, ovvero tutti quegli ambiti in cui abbia senso e “utilità” (in senso sia pure molto lato)  partire dall’esperienza e fare domande per spogliarsi dei preconcetti, scoprire dati che non “vedevamo”, estrarre dai dati una conoscenza nuova, pensare nuovi modi di agire e produrre nuove motivazioni all’azione. Più in concreto, vedo come ambiti elettivi, la formazione e lo sviluppo delle persone, le problematiche di valori ed etiche, il pensiero creativo e lo sviluppo di nuovi e più profondi criteri per elaborare giudizi, il pensiero critico applicato a qualsiasi ambito ne possa trarre vantaggio (la formulazione di strategie, per esempio), senza dimenticare tutta l’arte della retorica e dell’argomentazione per finire agli utilissimi effetti di team building che può constatare chiunque partecipi a una Comunità di Ricerca o a un Dialogo Socratico. Inoltre, per restare sempre sul tecnico, la filosofia ha elaborato nei secoli numerosi strumenti specifici, come per esempio la logica aristotelica o la dialettica hegeliana, l’epochè husserliana o il decostruzionismo di Derrida, che sia pure come semplici “attrezzi”, ovvero tools, possono essere molto utili alla vita dell’azienda, come bene ha evidenziato Paul Wouters nel suo poco noto La bottega del filosofo (Carocci). Per non parlare delle logiche non ordinarie, tipicamente novecentesche, la cui conoscenza eviterebbe tanti “avvitamenti” in tante riunioni dove ci si accapiglia a imputarsi reciprocamente contraddizioni senza sapere che, per l’appunto, vi sono logiche che le ammettono.

Seguirà la seconda parte dell'articolo nel prossimo numero della rivista.

 

LINKS

www.phronesis.info   (Associazione italiana per la Consulenza Filosofica)

www.ilfilosofoinazienda.eu (Sito del libro Il filosofo in azienda, Apogeo, da me scritto con Neri Pollastri)

www.hetnieuwetrivium.nl (sito degli autori di Free Space, vedi sotto)

www.eugenie-vegleris.com (sito dell’autrice di Manager con la filosofia, vedi sotto)

www.cervari-consulting.com (il mio sito, non solo sulle pratiche filosofiche, ma vi sono molti contenuti in merito)

 

DA LEGGERE

Eugenie Vegrelis, Manager con la filosofia, Apogeo, Milano, 2008 

Jos Kessels, Erik Boers, Pieter Mostert, Free space. Philosophy in organisations,  Boom, Amsterdam, 2005

Paolo Cervari, Neri Pollastri, Il filosofo in azienda, Apogeo, Milano, 2011

Paolo Cervari, “Verso una leadership filosofica“, in Persone&Conoscenze, Aprile, 2012

 

Il processo di un‘attività di pratica filosofica. Schema tratto da Paolo Cervari, Neri Pollastri, Il filosofo in azienda, Apogeo, Milano, 2011

 

 

 

Paolo Cervari

Laureato in filosofia, ho fatto il giornalista, il copywriter, il manager della comunicazione. Ho pubblicato tanto saggistica (Il filosofo in azienda, Apogeo) come fiction (L’Immortale, Mondadori). Sono stato in board in piccole aziende, alcune a elevata innovazione, e da molti anni mi occupo di sviluppo organizzativo e coaching. Sono consulente filosofico iscritto a Phronesis (Associazione per la Consulenza Filosofica Italiana), ho una certificazione del MRI (Mental Research Institute, Palo Alto, USA) e faccio parte di AIDP (Associazione italiana direttori del personale) e di PLEF (Planet life economy foundation).

Sito internet: www.cervari-consulting.com, blog http://paolocervari.blogspot.com, profilo in linkedin http://www.linkedin.com/pub/paolo-cervari/31/713/3b9    Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 


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