Caosmanagement n.82

De Blasio, un italiano d'elezione

Una campagna elettorale indipendente, un messaggio chiaro, un'immagine semplice: questi gli ingredienti della vittoria di Bill de Blasio a sindaco di New York. A Sant'Agata dei Goti, vicino Napoli, hanno fatto festa. Il nonno materno Giovanni de Blasio, nel 1095 decise di partire per l'America. Quello stesso anno 7.849 suoi compaesani fecero altrettanto. Poco più di cento anni tra lo sbarco di Govanni a New York e Bill sindaco: questa è l'America che ci piace e fa sognare. Come  italiana non posso che rallegrarmi, ma di italiano de Blasio sembra in realtà avere molto poco. All'Italia si è accostato negli anni '70, assumendo il nome della madre -cresciuta a Grassano ed emigrata negli Stati Uniti- e avvicinandosi alla sua famiglia di origine.

Non parla italiano: lo ha studiato all'Università ma lo mastica poco. I figli portano con orgoglio nomi italiani -Chiara e Dante- ma in Italia ci sono stati solo in vacanza. Insieme alla moglie Chirlane McCray, i suoi figli hanno fatto la differenza.

Il 96 % dell'elettorato di colore lo ha votato proprio grazie a quella famiglia multirazziale e a una vita normale: figli iscritti alla scuola pubblica e casa a Brooklyn. Un sindaco vicino al suo elettorato tanto da volere una tenda a Canal Street per raccogliere suggerimenti e richieste dalla gente comune e i currcula di chi vorrà lavorare nella nuova amministrazione. Non sembra avere molti favori da restituite. La campagna elettorale è costata relativamente poco e non ha dovuto vendere l'anima al diavolo per finanziarla. Appena eletto non ha fatto mistero di voler cambiare il capo della polizia poco incline a far cessare la tanto vituperata pratica dello stop and frisk. Coraggioso.

Eredita da Bloomberg, sindaco uscente, un bilancio in pareggio. Sarà interessante vedere se riuscirà a portare avanti i cambiamenti che ha promesso. C'è già chi è pronto a scommetterci. Io guardo con interesse e continuo a meravigliarmi di un'America che tra le tante contraddizioni resta comunque fedele a se stessa e, incurante dei rischi, vota per una coppia mista.

Questa è l'America nuova che sta prendendo corpo e che chiede di essere ascoltata, fatta di immigranti di terza generazione, cresciuti tra culture diverse e doppi lavori: l'America debole che fa la gobba, graffia e soffia.

Laura del Vecchio

Due lauree, Giurisprudenza con tesi in Economia a Roma e Commercio Internazionale a Le Havre; due specializzazioni, in Economia dei mercati asiatici e in Comunicazione; due esperienze “in azienda” come export manager per Fiat Auto Japan e per Danone; due esperienze “di penna” al quotidiano economico “Nikkei” e all’ISESAO della Bocconi: un “saper scrivere e far di conto” che ha finito per trovare buon uso all’Istituto nazionale per il Commercio Estero. Nata il 13 settembre del 1968: da poco compiuti... due volte vent’anni.


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