Caosmanagement n.84

Dialogo fra Logica ed Esperienza

L    Oggi, finalmente è spuntato un altro giorno.  E tu che pensi?
E    Penso che ogni giorno sia un nuovo giorno.

L    Sì, ma fino a quando?
E    Gli stessi giorni non sono tutti eguali, ci sono giorni di carattere più piccolo e giorni di
      carattere più grande.

L    Ma sono programmati o si definiscono, per grandezza, a mano a mano che  
      spuntano?
E    E cos’è il carattere e cos’è la grandezza?

L    Credo proprio di sì.
E    Di sì cosa?

L    Non so, ho detto per dire.
E    Allora anch’io mi metto qui ad aspettare un altro giorno sperando che abbia il
      carattere più grande.

L    Ma che c’entra il carattere con la grandezza del giorno?
E    Sarà pure vero, ma, secondo me, non è sbagliato verificare la cosa. Avremmo      più     
      certezza di quanta possiamo averne adesso affidandoci alla sola logica.

L    Ma così tu affermi che la logica non serve a niente, perché se credi solamente all’
      evidenza, la logica quando la impieghi?
E   Non è vero, io credo che, nel metodo da me indicato, la logica si rafforzi.

L    Niente affatto, con quello che chiami il tuo metodo, la logica scompare e al suo posto
      compare la verifica, a posteriori, di un azzardo predeterminato. La logica è invece -   
      ascoltami bene - la correlazione di esperienze e verifiche precedenti attraverso        cui      si possa dedurre il più probabile evento prossimo a manifestarsi.
      La logica però non fornisce certezze, ma probabilità. E’ chiaro? Anzi, direi: è logico?

E    Adesso comincio a capire. Tu asserisci che l’esperienza serve solo a supportare la
       logica. Quindi la logica che ha bisogno della esperienza, è meno importante di
       questa. E tuttavia la logica è patrimonio di pochi mentre l’esperienza lo è di tutti. Non  ti sembra però che, a lume di logica, la cosa non sia, perdonami, per niente logica?
 
L     Non sarà democratica ma è logica. Ma ci rifletterò e ne riparleremo domani. Bisogna
       che spunti un nuovo giorno.  Lo aspetterò anch’io, con te.
       Quando ancora doveva arrivare il duemila sembrava proprio il duemila, ora ch’è
       arrivato, il futuro lontano sembra l’infinito futuro, non il tremila.
                                            
                                    Raffaele ’Rizzo patafisico - 12 marzo  2000

Raffaele Rizzo

Patafisico in Napoli, vive e lavora a Napoli. Scrive per il teatro. Più recentemente, nel 2005, vince il concorso nazionale di microdrammaturgia di Porto San Giorgio con “L’ultima automobile”, rappresentata a quel festival. Vince anche la quarta edizione con “Quando le sedie di plastica bianca guardano le superstrade”. È stato presente, negli ultimi quattro anni, alla rassegna Museum teatro Napoli, organizzata da Libera Scena Ensemble, con suoi testi dei quali ha curato anche la regia. A maggio 2008 è invitato con il suo “Leggenda e cunto del libero merlo” al Festival Imaginarius di teatro di strada di S.M. La Feira, Portogallo. Si vanta di essere membro dell’Institutum Pataphysicum Phartenopeium col grado di Coordinatore Severissimo di Patapruriti oratori. Alcuni suoi lavori, in forma di teatro breve, animano serate patafisiche di quell’Institutum. Ha scritto “Le cipolle fanno ridere”: un bel libro di Calembours e manipolazioni linguistiche, molto apprezzato da nullafacenti e fannulloni (escluso forse Piccola Bruna).


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