Democrazia: prigionia e libertà? (Beethoven e Dalla Piccola)

Sir Antonio Pappano, fresco delle insegne del premio “Arte e Libertà”, sta per dedicare un concerto al diritto di ogni uomo di poter “esprimere nel governo del popolo le proprie idee religiose e politiche”.
Il problema può essere personale, quando un soggetto viene conculcato nel proprio diritto ad esempio di maturare una pensione, nel caso degli esodati, ovvero di non poter compiere, in servizio permanente effettivo, nell'ambito della propria funzione umana e sociale, il proprio lavoro fino al compimento della prevista soglia di età.
  
Fatte le debite proporzioni è il confronto fra gli idioti orpelli burocratici di Creonte e il dovere morale di Antigone, di dare sepoltura ai fratelli antagonisti, che determina la giustizia è il fatto che gestisce ruoli e funzioni! Non la legge interpretata, ma quella applicata analogicamente, secondo il metodo “QIYAS” poi, si trascende dal singolo alla collettività, come quando dopo aver combattuto nelle fila delle varie “legioni straniere” i Vietnamesi, gli Algerini, i Ciadiani, gli ebrei e gli indizni chiesero di poter realizzare il loro “exodus”, rendendo indipendenti i loro paesi, stante il fatto che le loro varie madripatrie, per le quali si erano spesi, dinanzi alla richiesta di essere abili oltre che a Marte e a Venere, fossero anche riconosciuti abili a Giove, cioè, alla politica: ovverosia poter essere elettori attivi e passivi, si videro ridere in viso. L'Occidente ha dimenticato la storia di Roma.

Cessata la ragione del contendere per l'intervenuta liberazione anche se spesso solo politica; insorge l'altra questione, davanti all'evidente fallimento delle politiche sociali dell'U.R.S.S. Verso i paesi satelliti, pur nella piena fedeltà all'indirizzo comunistico, dopo la Polonia e l'Ungheria, viene la primavera di Praga, con Dubcek e i suoi che rispetto alla piena ortodossia, introducono il principio della diversa via da seguire per consentire all'interno dell'unico obiettivo da perseguire di una società solidale e armonica, capace di crescita umana e di una dialettica policentrica e non dipendente da influenze esterne, utile a sviluppare un percorso tendente al miglioramento della qualità della vita, liberandola dalle priorità prestabilite dalla pianificazione centralizzata, asseverata dal pensiero unico del partito guida. Come rilevava Ugo Spirito la programmazione la fa il singolo cittadino che sceglie sulla base dei suoi bisogni le sue priorità, non il Gosplan.

Discorso diverso è quello che avviene in Polonia dove il Partito Contadino, sopravvive in qualche modo attraverso il consentito accesso diretto al mercato delle erbe, ma quando quivi la domanda cessa per effetto della crisi urbana ed operaia, il malessere diviene malcontento generalizzato e il mondo russo si prepara ad un nuovo intervento. Ma la Polonia non è la Cecoslovacchia e il rischio diviene enorme per le due super potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale.
Un polacco però siede sulla Cattedra di San Pietro e fa presente che in caso d'intervento non si limiterà a pregare: forse un'immensa crociata disarmata.
La soluzione viene dai polacchi emigrati: quelli che erano stati fermati a Trieste; uno speciale fondo attivato e autorizzato invia attraverso vari paesi alla PKO per il governo di un generale polacco quanto necessario a consentire economicamente la sopravvivenza di  quella gente nella generosa intuizione che unì in ciò, il Generale, il Soglio e l'orso Russo.



Venne consentita la nascita del sindacato Solidarnosc e dall'interno principiò il cammino della doppia corsia amministrativa, che avrebbe condotto, poi, con Gorbacev alla nuova Polonia che grazie sempre al Papa e alla Germania venne repentinamente ammessa nella Comunità Europea, ridando coì il mare e il porto a Berlino.

Non ebbero però il coraggio gli USA e la Comunità Europea, a parte le parve risorse della neonata “Banca Europea di Ricostruzione e Sviluppo” creata a Londra – divenuta poi famosa perchè alla sua mensa si poteva desinare con fresche “baguette” parigine e con l'originale Sacher torte che ogni mattina giungeva da Vienna -, di porre in essere un vero e proprio piano atto a conservare la dignità di una qualificata sopravvivenza anche professionale ai milioni di lavoratori che con il crollo delle economie collettive si vennero a trovare senza arte né parte; fagocitandosi così le aspettative reali di creazione di un processo democratico e identitario all'interno della “CIS – Comunità degli Stati Indipendenti”. Tale circostanza – cioè una fettina di vitello una volta l'anno per ciascun cittadino: questo fu il formidabile aiuto dell'occidente – portò nella quasi totalità dei casi a nuove forme di centralismo democratico, se non a nuove vere e proprie dittature, mentre nella rinnovata Federazione Russa si ripristinava la burocrazia ottriata di Pietro il Grande, protagonista di vicende talora forse discutibili, tale da portare al rafforzamento universale della normativa antiriciclaggio.

Nessuno riesce a comprendere come oggi sia più importante ridare vita al Fondo Mondiale di Solidarietà degli ormai negletti Kofi Annan e Zine El Adibine Ben Ali, piuttosto che tentare di esportare una qualche forma di presunta democrazia in un paese dimenticato come l'Ucraina, in cui si è lasciata, per pura incuria, per decenni, morire la gente di fame, favorendo così il vigoroso germogliare di nuove forme di mafie, come la storia processuale anche Italiana documenta.

Un esempio che viene dalle periferie del mondo è la concreta collaborazione fra le grandi chiese cristiane – in particolare ortodossa e cattolica – per l'assistenza alla gente del mondo, tesa a limitare peraltro, con il loro impegno, le possibili e teorizzate giustificazioni per il martirio cui sono diuturnamente sottoposte. In tale direzione si muove l'azione di Papa Francesco di riunire in Vaticano alcuni dei Premi Nobel per l'economia del mondo, per immaginare e poi innestare nel complesso degli strumenti di sviluppo esistenti un nuovo modello di solidarietà attiva.

La democrazia è un processo, per la gente il problema è primum vivere: soddisfacendo i 4 bisogni fondamentali, poi socializzare con tutte le conseguenti implicazioni, poi dialogare principiando dal microgruppo territoriale di appartenenza, come avviene di regola con l'intervento ausiliativo Giapponese nel mondo, ma guarda caso Cina Popolare e Giappone sono gli unici sistemi politici che hanno imparato qualcosa dalla lezione venuta dagli effetti postumi della Seconda Guerra Mondiale.
Acquisiti i mezzi di dignitosa sopravvivenza, rimediata la politica interventistica nel Corno d'Africa, nel Nord Africa, nel Medio Oriente e in Afganistan, dove si è sbagliato tutto il possibile, ancora presumendo che sia un valore l'occidente, e determinando così un'infinita migrazione di popoli, sarà poi possibile, avviare il cammino verso il confronto onnicratico come affermavano Capitini e Cupertino, sapendo che in atto solo, qualche laico, le chiese cristiane e separatamente i vari aiuti di origine islamica, per ora stanno operando, sperando che i secondi non risentano troppo, come in atto appare, degli errori delle c.d. Potenze democratiche occidentali.


UNA LUCE INTERNA NATURALE AMORE.
IMPROVVISAMENTE ….. E’ NOTO ALL’ESSERE CHE L’AMORE E ‘ LA CHIAVE DELL’UNIVERSO.

Vincenzo Porcasi

Dottore commercialista e revisore dei conti; Professore presso l'Università telematica Niccolò Cusano, Roma; Componente della Commissione internazionalizzazione dell'Ordine dei commercialisti e degli esperti contabili di Roma; Componente della Commissione Finanziaria di ICC Italia-Comitato Nazionale Italiano della International Chamber of Commerce, Parigi.
Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, specializzato in questioni di internazionalizzazione di impresa, organizzazione aziendale, Marketing globale e territoriale. Autore di numerosi saggi monografici e articoli, commissionati, fra l’altro dal C.N.R.-Consiglio Nazionale delle Ricerche e dal Ministero del Lavoro. Incarichi di docenza con l’Università “LUISS”, con l’Università di Cassino, con l’Università di Urbino, con l’Università di Bologna, con la Sapienza di Roma, con l’Università di Trieste, e con quella di Palermo nonché dell’UNISU di Roma. Ispettore per il Ministero dello Sviluppo economico. Già GOA presso il Tribunale di Gorizia, nonché già Giudice Tributario presso la Commissione Regionale dell’Emilia Romagna.

 


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