L’uso delle nuove tecnologie per lo sviluppo della presenza internazionale di aziende.

Prima Parte

Seconda Parte

Il 5 maggio del 2003 è nato Linkedin, sito il cui fine principale “è consentire agli utenti registrati di mantenere una lista di persone conosciute e ritenute affidabili in ambito lavorativo”(1). Attraverso questo social si possono quindi attivare e mantenere attivi contatti potenzialmente utili in contesto lavorativo, si possono trovare opportunità professionali ed anche essere presentati a qualcuno che si desidera conoscere attraverso un contatto, una persona di fiducia e si può anche essere scelti da uno scopritore di talenti. È noto che, infatti, un account su Linkedin è una sorta di curriculum messo in rete e che gli uffici delle risorse umane  leggono –frequentemente- i profili sui social network alla ricerca del candidato ideale, adatto a ricoprire un determinato ruolo aperto in azienda.


Un “cacciatore di teste” che legga un profilo interessante, può ovviamente contattare la persona per poi –eventualmente- avviare una collaborazione lavorativa. Conferma che il sito sia nato con tale finalità di scouting, è la recente novità:  “LinkedIn ha di recente acquisito Bright, start-up che si occupa di determinare l’idoneità di un candidato ad una particolare posizione lavorativa richiesta utilizzando algoritmi di machine-learning per mettere in corrispondenza domanda e offerta di lavoro. Per ogni posizione pubblicata ai candidati vengono assegnati punteggi che mostrano quanto sia aderente il loro curriculum alle varie posizioni lavorative”(2).

Il 4 febbraio 2004, ad Harvard, il geniale Mark Zuckerberg lanciò in rete il suo nuovo sito, denominato Facebook, che -di lì a poco tempo- avrebbe cambiato per sempre non soltanto il modo di comunicare, ma avrebbe influenzato anche lo stile di vita di molti individui.

“Dal campus di Harvard negli Stati Uniti è arrivata a coprire quasi tutto il mondo con traduzioni in 70 lingue: le connessioni tra gli amici sono salite a quota 201,6 miliardi. Nelle prime settimane di vita l’accesso alla rete era limitato alle università dell’aerea di Boston”(3). 1,23 miliardi di utenti e sei miliardi di click sul tasto like ogni giorno. A proposito di quest’ultimo, “Il tasto ‘mi piace’ è entrato nell’universo di Facebook nel febbraio 2009 per aumentare l’interazione degli utenti. E soprattutto per aprire una vetrina a potenziali investitori pubblicitari”(4). Infatti, “Facebook è diventata nel frattempo una vetrina tutte le aziende. Prima solo le major, poi, progressivamente, sono arrivate le piccole e medie imprese: oggi ci sono oltre 25 milioni di pagine attive”(5). Altra novità interessante è che “Facebook ha introdotto la possibilità di condividere con il social network la propria posizione geografica. Un servizio molto apprezzato soprattutto dalle aziende che investono sulla piattaforma perché aggiunge dettagli al profilo degli utenti. A gennaio di quest’anno sono stati 77,2 miliardi i post geolocalizzati”(6). Se a questi dati molto significativi, si aggiunge il fatto che gli utenti di questo social hanno caricato sul sito 400 miliardi di foto ed hanno inviato 7.800 miliardi di messaggi, è fuori di dubbio che un’azienda –piccola o grande che sia- deve studiare la propria strategia di marketing, basandosi sull’immensa quantità di dati che può trovare in rete.

Infatti, “con Facebook, persino i gusti personali, i rapporti di amicizia e i  ‘mi piace’ sono incisi nella memoria virtuale. Addirittura le parole possono essere trattate come elementi di informazione da quando i computer esaminano secoli di letteratura mondiale digitalizzata. Le banche dati così costituite si prestano agli utilizzi più variegati, resi possibili da una memoria informatica sempre meno costosa, processori sempre più potenti, algoritmi sempre più sofisticati, e dall’uso dei principi di base del calcolo statistico”(7). Pertanto “amicizie, pensieri, scambi, spostamenti: ormai, la maggior parte delle attività umane dà luogo a una produzione massiccia di dati digitalizzati. La loro raccolta e la loro analisi aprono delle prospettive talvolta entusiasmanti, che stimolano l’appetito delle aziende”(8).

La rete, oltre ad essere un’utilissima banca dati sulla base della quale basare la strategia della propria azienda, è anche uno strumento pubblicitario utilizzabile a costi estremamente convenienti.
Al giorno d’oggi, infatti, le imprese hanno quasi sempre un sito web ed una pagina su Facebook attraverso cui veicolare le informazioni che vogliono diffondere e con fine di ottenere consensi, costruendosi un’immagine virtuale competitiva. Per creare una pagina occorrono pochi minuti e non ci sono costi, ma se la si vuole pubblicizzare efficacemente è sufficiente un budget di pochi euro al giorno per creare un’inserzione pubblicitaria a pagamento grazie alla quale ottenere una visibilità mondiale. Il gestore della pagina può far partire una campagna pubblicitaria in qualsiasi momento, fissando un budget giornaliero ed un limite massimo di spesa totale e può decidere in qualunque momento di interromperla, pagando soltanto per il periodo della durata effettiva dell’inserzione.

C’è da notare, tuttavia, che mentre una piccola impresa è probabile che gestisca direttamente una sua pagina, i grandi brand–invece- si avvalgono di esperti di comunicazione e di informatica, per ottenere il massimo risultato possibile.

Che questa rete sociale sia in costante crescita è dimostrato da una notizia diffusa il 20 febbraio 2014: “La notizia del giorno è l’acquisizione di Whatsapp, per la quale Facebook ha sborsato l’iperbolica cifra di 19 miliardi di dollari tra contanti e azioni”(9); porta a riflettere il fatto che Zuckerberg abbia deciso di investire un capitale così ingente per comprare un’applicazione che gli utilizzatori scaricano gratuitamente sui propri smartphone per inviare gratuitamente messaggi. Whatsapp conta più di 300 milioni nel pianeta e sta togliendo mercato ai ben noti sms.

Alla luce dell’analisi fin qui condotta, appare chiaro come i social network siano tutt’altro che strumento esclusivamente ludico; certamente rappresentano anche un valido mezzo per intrattenere relazioni sociali in tempo reale, condividendo la propria vita in una sorta di diario virtuale, ma sono soprattutto delle miniere ricche di informazioni, per le aziende preziosissime, che ogni utente dei social condivide in rete con frequenza impressionante. Pensieri, opinioni e foto che, una volta caricati on line, circolano sul web in maniera tanto veloce quanto indelebile.

Un esempio leggero, ma a ben vedere illuminante, è la moda di fotografare la pietanza appena arrivata al tavolo del ristorante e condividere subito l’immagine sui social con il proprio smartphone, oppure la nuova tendenza di scattarsi da soli una foto (fenomeno denominato selfie) con il telefonino, ritraendosi in situazioni di ogni genere per poi, ovviamente, postarla sul social network preferito. E’ anche così che la rete diventa, giorno dopo giorno, un insostituibile contenitore di notizie indispensabili per un’impresa che voglia mantenere un suo spazio sul mercato internazionale.

Un altro gigante fra le reti sociali è Twitter, lanciato a San Francisco nel marzo del 2006.
Qui, a differenza di quanto accade su Facebook, non c’è una lista di “amici”, ma ci sono i “following” ed i “follower”. L’utente segue, infatti, l’attività dei contatti che lo interessano ed, a sua volta, è seguito da chi mostra attenzione verso di lui. Com’è facilmente intuibile, il successo di una persona presente su questo sito si misura in relazione a quanti seguaci abbia o sulla base di quante persone retwittino un loro tweet, ovvero rilancino quello che si è  “cinguettato” in massimo 140 caratteri.

Per la rete, più “followers” ha un individuo e più è dato ritenere che la sua popolarità sia alta anche nella vita reale ed è senza dubbio corretto, quindi, affermare che quella virtuale sia diventata una realtà che “colpisce come una febbre: chiunque metta il naso in rete misura la propria popolarità dal numero di “like” o dai retweet”(10).

Grazie ai telefonini intelligenti è possibile gestire i propri account sui social network anche in mobilità, utilizzando apposite applicazioni scaricabili gratuitamente dai vari app store.
Per chi utilizzi tali siti sociali per lavoro, non è soltanto comodo poter visualizzare subito un messaggio o altra attività rilevante di una persona che interessa, ma è consigliabile -perché non si allenti il rapporto con chi stabilisce un contatto con noi- rispondere il più rapidamente possibile. Infatti, “è opportuno sapere una cosa: su Fb, Twitter ecc. non si scherza. Se ci stai devi essere interattivo e veloce, quindi rispondete sempre, rispondete a tutti, rispondete presto”(11).

In sintesi, “con il boom di internet e degli smartphone la pubblicità è conoscere in tempo reale e in anticipo i gusti dei consumatori”(12), ma cosa quasi più interessanti è che “i giganti del marketing raccolgono costantemente milioni di utenti, non solo ricerche su internet e statistiche sofisticate su carte di credito e carte fedeltà ma anche analisi video del tempo che passiamo in un negozio fisico e di quanti scaffali guardiamo per quanto tempo. La sfida non è più mandare in tv uno spot efficace e generalizzato per vendere un’automobile, ma distinguere da subito chi sta cercando un’auto di lusso da chi cerca semplicemente un’auto usata in modo da trasmettere il messaggio più rilevante per lui ed efficace per i clienti”(13).

Nel contesto descritto, le innovazioni offerte dall’alta tecnologia sono sempre dietro l’angolo e pronte a susseguirsi l’una all’altra continuamente, obbligando le aziende ad aggiornare le proprie strategie di marketing che devono essere sempre “sintonizzate” con il periodo di riferimento; è necessario, quindi, prevedere in anticipo i cambiamenti che si stanno per concretizzare nei “costumi sociali”, così da giocare d’anticipo.

I riflettori sono puntati attualmente sulla tecnologia indossabile: watch-phone e smartwatch, ovvero orologi da polso dotati di tutte le funzioni proprie di un telefonino intelligente e –con riferimento ai secondi, invece- su orologi che fungono da comando a distanza per un telefonino con cui siano connessi via bluetooth. Osservando distrattamente questa nuova tendenza di mercato (che si sta diffondendo “a macchia d’olio”, in contesto internazionale) saremmo portati a ritenerla priva di senso, ma non è così. Più si analizza attentamente la realtà circostante, invece, e più si delineano chiaramente i contorni della realtà aziendale, che è stata descritta in precedenza; si avverte la necessità di restare sempre connessi ad internet per poter interagire, in tempo reale, con la propria rete di contatti. Grazie a questi dispositivi indossabili non si perde neanche una notifica di Facebook, una telefonata o un messaggio a cui –ovviamente- è opportuno rispondere subito perché, come dicevamo, la “parola d’ordine” di quest’epoca sembra proprio essere soltanto una: “velocità”!
È, pertanto, legittimo prevedere che le aziende continueranno a proporre innovazione per arrivare fin dove il know-how consentirà ed, ovviamente, le stesse dovranno avvalersi dei mezzi di comunicazione all’avanguardia, per arrivare -prima dei brand concorrenti- a fidelizzare il consumatore finale.

Quale sarà la prossima “trovata” delle aziende che farà tendenza?
Mentre ci stavamo ponendo questa domanda, si sono diffuse notizie a conferma di quanto illustrato finora sul tema dell’importanza dei nuovi strumenti di comunicazione legati al mondo virtuale, offerto da internet e dai social network, senza però dimenticare l’importanza ricoperta dal commercio internazionale on line.
Sulla prima pagina del Corriere Economia del 24 Febbraio 2014, ben due articoli confermano quanto siano attuali la comunicazione hi-tech e l’e-commerce: nel primo, viene analizzato il cambiamento dovuto al passaggio di mano di WhatsApp e Viber mentre, nel secondo, si descrive come due noti store del web come Alibaba e JD.com si preparino a sfidare la tedesca Zalando.
“La concorrenza nel business della parola scritta e parlata impazza su Internet: il caso Viber”(14). Infatti, è ormai chiaro che “i messaggi via internet sono il futuro delle comunicazioni: disponibili gratis, stanno sconvolgendo il tradizionale modello di business delle compagnie telefoniche”(15). Il perché del successo di WhatsApp è semplice: scaricata l’applicazione sul proprio dispositivo, “basta inserire il proprio numero di telefono mobile e, senza fornire altri dati, si possono mandare messaggi di testo e vocali, foto e video a chiunque abbia scaricato la app”. Ma com’è nata questa geniale applicazione di messaggistica?
Il suo fondatore è Jan Koum, a cui “si è accesa la lampadina nel gennaio 2009: con in mano il suo primo iPhone ha capito le potenzialità enormi delle app e un mese dopo ha creato WhatsApp, nome che suona come what’s up? (che c’è?)”.
Quando un business “tira” e fa tendenza, ovviamente non mancano accese sfide volte a dominare la scena economica internazionale. È questo il caso di Viber, applicazione di messaggistica gratuita creata nel 2010 da quattro israeliani, che -comprata ora dal giapponese Hiroshi Mikitani- si lancia all’attacco della concorrente Skype.
“C’è chi la definisce <<lo Skype mobile>> e chi la paragona a WhatsApp, diventata a sorpresa il nuovo gioiello di Facebook. Ma Viber, l’applicazione per smartphone che consente chiamate gratuite appoggiandosi a Internet, va oltre: non solo permette di scambiarsi messaggi (gratis) ma funziona anche da desktop. E sfoggia ottimi numeri: 300 milioni di iscritti in soli quattro anni dal lancio, un terzo dei quali è un utente abituale. Grazie ai numeri, e grazie anche al sistema multipiattaforma, ha attirato l’attenzione di Rakuten, colosso giapponese dell’ecommerce, che l’ha acquisita per 900 milioni di dollari. Per i giapponesi sarà l’asso da calare nel settore delle chiamate gratuite, ma anche una pedina da muovere sulla scacchiera delle app di messaggistica gratuita”(16).
Appare evidente come la comunicazione che passa per il web sia destinataria di grande attenzione internazionale, perché le aziende hanno capito quanto le persone ricerchino la via più immediata e semplice per “messaggiare”, telefonare e condividere notizie, al costo più contenuto possibile.
Non solo messaggistica e vie di comunicazione a basso costo, ma anche e-commerce. Anche quest’ultimo suscita grande interesse ed, infatti, “il 2014 potrebbe essere l’anno dello sbarco in Borsa dei colossi dell’ecommerce. E in lizza per l’Ipo ci sono tre delle più grosse piattaforme a livello mondiale: le cinesi Alibaba e JD.com e pure la tedesca Zalando. Il settore cresce e i big non vogliono restare indietro: se nel 1999 il fatturato mondiale dell’ecommerce arrivava a 110 miliardi di dollari, l’anno scorso le previsioni davano per certo il sorpasso del traguardo di 1 trilione di euro. Secondo le rilevazioni di Ecommerce Europe, l’Europa è il continente più attivo con un fatturato che a fine 2012 ha raggiunto 305 miliardi di euro (contro i 280 degli USA e i 216 della zona Asia e Pacifico)”(17). Va detto che “il più grande mercato di ecommerce al mondo, però, è la Cina. Si parla di un volume di affari che entro il 2015 potrebbe arrivare fino a 395 miliardi di dollari secondo un recente studio della società di analisi McKinsey. Non stupisce quindi che due big mondiali arrivino proprio dal mercato cinese. Il vero colosso è Alibaba: lanciato nel 1999 da Jack Ma, con gli anni ha sviluppato anche servizi aggiuntivi come portali e cloud.  Così ha conquistato 700 milioni di utenti e controlla ora circa l’80% del mercato cinese”. È indicativo che “da mesi si parla di una probabile Ipo, e le cifre sono da capogiro – la valutazione arriva a toccare i 190 miliardi di dollari. La sua quotazione è attesa con interesse dai mercati internazionali, perché potrebbe puntare i riflettori sui colossi del tech cinesi e aprire la strada ad altre operazioni analoghe”.
Oltre a codeste aziende dal brand ormai affermato, ce ne sono altre che sviluppano idee nuove. Infatti, “dopo Londra, Parigi, New York lo street marketing approda anche a Roma. E per la prima volta consentirà la promozione di marchi e prodotti a bordo di veicoli itineranti: ristoratori, commercianti e designer potranno dotarsi di originali apette piaggio, biciclette o anche carri gelato totalmente brandizzati per farsi pubblicità fra le strade della città”(18).
Per offrire una sintesi conclusiva e ricognitiva, si richiama l’attenzione del lettore su alcuni concetti chiave che sono stati fin qui analizzati: comunicazione veloce, “staticità dinamica” (ovvero “viaggiare” senza spostarsi fisicamente), condivisione virtuale di momenti della propria vita quotidiana; tutto ciò spendendo –ovviamente- il meno possibile.
Telefonare, inviare messaggi e foto, condividere video, fare acquisti nei negozi virtuali presenti sul web, restare costantemente connessi con il mondo; è intorno a queste parole, dunque, che si basa un’importante fetta dell’attuale commercio internazionale.
Ed è per tale ragione, che affermate aziende impegnano ingenti risorse per andare alla ricerca della leadership nel settore della comunicazione che viaggia su internet.
Di una cosa si può essere certi, quindi: il business ora viaggia in rete!

 

  1.  Wikipedia.org
  2. Carlo Lavalle,  LinkedIn Bright per trovare il candidato ideale, PMI.it /Blog, 20 febbraio 2014.
  3. La storia di Facebook in 10 numeri, Repubblica Economia, 3 febbraio 2014 (www.repubblica.it).
  4. Ivi.
  5. Ivi.
  6. Ivi.
  7. Viktor Mayer-Schonberger e Kenneth Cukier, La trasformazione del mondo in dati, un diluvio digitale, in  Le Monde Diplomatique (il Manifesto), www.monde-diplomatique.it, Luglio 2013.
  8. Ivi.
  9. Giuditta Mosca, Prima di Whatsapp? Tutti i colpi di Facebook tra acquisizioni e nuovi prodotti,  in Il Sole 24Ore, www.ilsole24ore.com, 20 Febbraio 2014.
  10. Chiara Dino, Così moltiplico i “mi piace”, Io Donna, supplemento del Corriere della Sera, 1 Febbraio 2014.
  11. Ivi.
  12. Matteo Bartocci, La guerra mondiale della pubblicità, in  Le Monde Diplomatique ( il Manifesto), www.monde-diplomatique.it, agosto 2013.
  13. Ivi.
  14. Maria Teresa Cometto e Massimo Sideri, Hi-tech. Messaggi e telefonate, il nuovo Eldorado di Internet, in Corriere economia, lunedì 24 febbraio 2014, p. 1.
  15. Maria Teresa Cometto, Internet. Miliardari di nicchia. La specializzazione paga, ivi, p. 4.
  16. Greta Sclaunich, Hi-tech. Messaggi e chiamate: il vero business è la parola, ivi, p. 5.
  17. Greta Sclaunich, E-commerce. Derby a Pechino con outsider tedesco, ivi, p. 15.
  18. Flavia Scicchitano, Lo street marketing sbarca nella Capitale. L’iniziativa di due giovani, in Corriere della sera, Cronaca di Roma, lunedì 24 febbraio 2014, p. 7.

 

 

Flavia Scicchitano, Lo street marketing sbarca nella Capitale. L’iniziativa di due giovani, in Corriere della sera, Cronaca di Roma, lunedì 24 febbraio 2014, p. 7.

Roberto Caldara

Laureato in Giurisprudenza presso l'Università di Roma Tor Vergata. Iscritto all'Ordine Avvocati di Roma nella Sezione Speciale Avvocati Stabiliti, ai sensi del D.LGS. 96/2001. Componente del Progetto Cultura e Spettacolo dell'Ordine Avvocati di Roma e Componente del Progetto Giovani Avvocati dell'Ordine di Roma. Già cultore della materia in Diritto del Commercio Internazionale, Facoltà di Scienze Politiche, Università degli Studi Niccolò Cusano. Ha collaborato con riviste di cultura e ampia divulgazione. Il sito web è www.robertocaldara.com


Submit to FacebookSubmit to Google BookmarksSubmit to LinkedIn

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna