Come leggiamo: i fondamenti biologici di un’abilità culturale

Gli esseri umani sono entità biologiche al pari di qualunque altro animale; questo è stato dimostrato “al di là di ogni ragionevole dubbio”(1). Tuttavia noi umani abbiamo anche alcune caratteristiche che ci rendono unici nella Natura: l’uso del linguaggio naturale e la capacità di attribuire SIGNIFICATI ai segnali che riceviamo dall’ambiente esterno è una di queste. Gli esseri umani non si limitano a reagire in modo appropriato agli stimoli ambientali ma li utilizzano come “segnali” e li INTERPRETANO. Cioè attribuiscono loro significati che vengono poi elaborati e scambiati dando origine alla cultura.


Ma come nascono i significati? Un gruppo di ricercatori appartenenti all’Associazione culturale ARPA-Firenze ha condotto uno studio sperimentale sull’attribuzione di significati ai messaggi scritti; il lavoro è durato, in tutto, alcuni anni ed è stato di recente pubblicato nei PrePrint del “megajournal” PeerJ(2). Il risultato, in forma di ipotesi da confermare ma appoggiato su una solida base di dati sperimentali, è sorprendente: il significato non uscirebbe direttamente da un’elaborazione delle informazioni in ingresso realizzata ai livelli superiori del cervello; l’elaborazione c’è, ma arriva DOPO, essendo preceduta da una reazione automatica dell’organismo basata sul principio stimolo-risposta. E’ la reazione del corpo che dà il significato e solo successivamente questo viene portato a consapevolezza e razionalizzato. Insomma: i processi culturali che “ci fanno umani” sono fondati su una reazione biologica che condividiamo con tutti gli altri animali e anche i testi scritti vengono prima percepiti e poi “mentalizzati”.

 

  1. Sean Carroll (2008) Al di là di ogni ragionevole dubbio: La teoria dell'evoluzione alla prova dell'esperienza. Torino: Codice Edizioni.
  2. I megajournals sono riviste scientifiche online che pubblicano in modalità OA (Open Access, ovvero possibilità di scaricare liberamente i lavori pubblicati con il solo vincolo del copyright "Common license"). L'apripista è stato, 7 anni fa, PLoS ONE benché, in realtà, sia stato preceduto (anni '90 del Novecento) dalla repository di "bozze definitive" nel campo delle scienze fisiche arXiv. Oggi ce ne sono almeno altri tre, fra i più importanti: PeerJ, BMJ open e SAGE Open. I megajournals sono riviste scientifiche a tutti gli effetti che usano il sistema della peer-review per selezionare i lavori da pubblicare; per saperne di piùsi può consultareil recentissimo(comparso su PeerJ) studio di David J. Solomon e la sintesi che lui stesso ne fa nell'intervista che ha accompagnato il lavoro.

 

Roberto Maffei

Consulente, formatore e trainer senior nell'area delle competenze trasversali (comunicazione, leadership, lavoro di squadra e via dicendo) negli ultimi anni ha operato prevalentemente nell'ambito di progetti di innovazione e cambiamento organizzativo.
Ha gestito interventi (da solo o coordinando equipes) rivolti a piccole e grandi organizzazioni (sia aziende private che istituzioni pubbliche), dal livello della singola unità organizzativa fino all'intera organizzazione. Affianca al lavoro professionale attività di ricerca sia specifica (dedicata alle conoscenze scientifiche connesse alle attività che svolge) che di base (ricerca sui fondamenti del comportamento umano, con approccio di tipo sociologico); è autore di alcuni libri e di diverse pubblicazioni.
E' attualmente Presidente dell'Associazione culturale ARPA-Firenze, una non-profit con un attivo gruppo di ricerca al suo interno.

http://www.robertomaffei.it

 

 

 

 


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