IL BILANCIO SOCIALE NELLA PUBBLICA
AMMINISTRAZIONE: UN’OPPORTUNITA’
DA COGLIERE E SVILUPPARE PER CONSOLIDARE I SISTEMI
DI GOVERNANCE
“…Una
“leva strategica” per avviare processi
di profonda innovazione dell’ente pubblico
e ancora l’occasione per ripensare la
governance integrando, alla luce di un’unica
“cabina di regia” lo sviluppo dei
sistemi di Programmazione e controllo gestionale
e strategico, nonché di reti e strumenti
di comunicazione e relazione con gli attori
istituzionali, i portatori di interesse e i
cittadini” : Il Bilancio Sociale,
se inteso come processo che si integra nelle
prassi organizzative e nei cicli di Programmazione,
Controllo e Comunicazione esistenti, può
costituire una grande opportunità di
cambiamento per le Pubbliche Amministrazioni
poiché rappresenta:
un nuovo canale di alimentazione
della programmazione;
una nuova vista della rendicontazione;
una nuova prospettiva del controllo;
una nuova leva di comunicazione;
A sostegno della tesi suesposta, è stata
presentata di recente a Roma, in occasione di
un convegno promosso dal FORUM
P.A. sul tema della rendicontazione sociale,
una pubblicazione dal titolo: “Il Bilancio
sociale per la Governance nella pubblica amministrazione”,
una vera e propria guida che illustra il modello
di riferimento “a tendere” e i relativi
percorsi per l’implementazione.
L’incontro, cui hanno aderito amministratori,
dirigenti e funzionari delle amministrazioni
centrali, regionali e locali che hanno realizzato,
avviato o intendono iniziare un processo di
introduzione del Bilancio sociale nelle rispettive
aree di azione, è stata dedicato alla
spiegazione di una proposta di approccio al
Bilancio sociale, di cui il volume sopraccitato
è appunto lo strumento di applicazione,
orientata al consolidamento del sistema di Public
Governance.
In particolare il confronto tra gli intervenuti
si è focalizzato su tre idee fondanti,
anche al fine di valutare le linee evolutive
e gli scenari possibili per la rendicontazione
sociale nelle Pubbliche amministrazioni italiane:
presidiare la relazione tra il Funzionamento
della macchina amministrativa, il Rendimento
istituzionale, e il Capitale Sociale,
ovvero monitorare e comprendere le regole che
ne sono alla base, al fine di gestire efficacemente
le leve per influenzarla, a vantaggio della
reale implementazione degli indirizzi e dei
piani strategici. Nell’epoca della Amministrazione
pubblica “regolatrice” infatti risulta
anacronistico pensare che tali leve dipendano
solo dall’ottimizzazione dei sistemi di
Governance interna, senza tener conto di come
è articolata la catena del valore pubblico
e delle modalità tramite le quali questo
valore si produce; il che comporta la sempre
maggior consapevolezza del ruolo cruciale dei
nuovi stakeholder, stituzionali e non, pubblici
e privati- e delle nuove relazioni da gestire.
valutare in maniera sistemica le opportunità
di riorientamento e modernizzazione dell’organizzazione
derivanti dall’introduzione del Bilancio
sociale; gli interventi di riforma
del settore pubblico, infatti, previsti dal
disegno del Legislatore, necessitano di un approccio
orientato alla valutazione sistemica di una
serie di variabili interdipendenti e non di
soluzioni parziali e settoriali, spesso elaborate
per questioni che richiederebbero, invece valutazioni
comparative e creative di percorsi concorrenti
e/o sinergici, come si verifica nel modo di
procedere adottato finora;
integrare e consolidare il sistema
di Governance dell’Ente, ovvero
da una parte individuare le aree di debolezza
del sistema complessivo di Governance interna
ed esterna, al fine di definire gli ambiti di
integrazione dei processi esistenti con nuovi
processi, quali quello della rendicontazione
sociale; dall’altra consolidare tali processi
e sistemi rendendoli funzionali alle esigenze
della Governance interna ed esterna e orientata
allo sviluppo della Cooperazione interistituzionale.
Se indubbio è il valore aggiunto di
tale proposta, altrettanto chiari risultano
i rischi da evitare, nel perseguimento degli
obiettivi sopraindicati, e di essi si dovrebbe
tener conto preliminarmente all’avvio
di qualunque azione di rendicontazione sociale.
Si è parlato, in sintesi, del pericolo
di:
adottare approcci orientati univocamente;
asservire i sistemi di controllo e contabilità
solo alla rendicontazione, a scapito del supporto
alle decisioni;
aggiungere processi marginali e costi per
la elaborazione del Bilancio sociale;
innescare dinamiche autoreferenziali.
La riflessione è dunque importante e
la relativa novità dei temi trattati
impone che venga approfondita: si tratta in
sostanza, di dare congruità e conformità
alle esperienze singole, (e diverse, nonché
molto interessanti sono state quelle fornite
da alcune amministrazioni più attive
in questo senso, quali ad esempio il Comune
di LaSpezia, o La Provincia di Padova) in modo
che divengano patrimonio di riferimento per
un numero sempre maggiore di realtà territoriali
e locali, e tutte possano produrre un contributo
qualitativo all’evoluzione del dibattito
in corso.
Donatella L.M. Vasselli
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