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Una sintesi di tre minuti
Cerchiamo di capire come mai i cavalli dei cosacchi sono ansiosi di abbeverarsi nelle fontane di san Pietro e, all’incirca, tra 5 anni in Europa si parlerà russo (Marc Rutte, 14mo segretario generale della Nato, dixit).
Ciò che facciamo fatica a capire è perché un paese disabitato (un sesto della superficie terrestre per meno di 150 milioni di abitanti), autosufficiente da un punto di vista energetico ed alimentare, ricco di terre rare; un paese che in tre anni non riesce a vincere in Ucraina, 50 milioni di abitanti diventati ora trenta, debba attaccare 32 paesi e, quindi, i 32 eserciti di Albania, Belgio, Bulgaria, Canada, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Islanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Macedonia del Nord, Montenegro, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Turchia, Regno Unito, Stati Uniti e Svezia.
Perché un paese con una produzione di ricchezza di 2,2 trilioni, debba dichiarare guerra a 32 paesi con un Pil, solo prendendo i più grandi, di 50,3 trilioni. E, infine perché 32 paesi industrializzati dovrebbero essere spaventati da un paese che combatte con le pale, anche se non pale qualunque, bensì un modello noto come MPL-50, progettata nel 1869 (Ursula von der Leyen dixit).
Insomma ci sono narrazioni di cui è difficile comprendere la logica.
Plutocrazia o plutomania 
Ma partiamo dal titolo: plutomania, Non si tratta di una passione incondizionata per il cane di Topolino. Insomma se vogliamo avere come riferimento Walt Disney non si tratta dell’immagine qui sopra, mentre è pertinente quella più in basso con Berluscon de Berlusconi (pardon, Paperon de Paperoni) dedito al suo sport preferito.
Un indizio che ci porta sulla giust strada viene in mente quando, complottisti del deep web, propongono la parola “plutocrazia” (in greco antico πλουτοκρατία ploutokratía, a sua volta da πλοῦτος, ploûtos, “ricchezza” e κράτος, kratos, “potere”) ovvero il predominio nella vita pubblica di individui o gruppi finanziari che, grazie alla disponibilità di enormi capitali, sono in grado d’influenzare in maniera determinante gli indirizzi politici dei rispettivi governi.
Per passare da un complottismo grezzo, dozzinale, di bassa lega ad uno colto, erudito possiamo rifarci al termine “plutomania” affine ma distinto da quello di “plutocrazia”, alludendo non esattamente al “governo dei ricchi” (o “governo plutocratico”) ma ad un governo che sebbene formalmente (apparentemente) democratico, si caratterizza per una produzione legislativa che si rivolge insistentemente a favore dei ricchi, a discapito del benessere del ceto medio o del ceto più misero.
Plutocrazia un termine che, sembra, risalga al 1652, ma che è caduto in disgrazia visto che fu anche utilizzato da Mussolini, Hitler e altri capibastone di movimenti e regimi fascisti, nazionalsocialisti e falangisti. Come ci spiega Wikipedia:
«per criticare il sistema, a loro dire solo apparentemente democratico, di quelle che erano allora le potenze capitaliste e industrialmente avanzate (Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti) le quali in realtà a discapito del popolo, formalmente presentato come sovrano, sarebbero state manovrate a proprio favore da singoli individui, detentori di grandi ricchezze, e dalle lobby politiche ed economiche. Questi Paesi sarebbero stati colpevoli di illudere ed ingannare la popolazione con un sistema che offre alla gente comune un’apparente possibilità di scelta, scelta che però risulta nei fatti irrilevante di fronte alle scelte operate dai cosiddetti poteri forti» .
Combinazioni mefistofeliche della storia, ora ci si deve trovare d’accordo con Mussolini e la sua degna erede, madre, cristiana e donna.
In realtà “vota Giorgia” non sembra particolarmente fedele al pensiero ispiratore della sua militanza politica, almeno su questo argomento, visto che con i plutocrati (come vedremo più avanti) non disdegna andarci a braccetto. Anzi da coerente underdog, le piace.
Orbene, cerchiamo di capire perché scomodiamo paroloni come “plutocrazia” o “plutomania”. E cosa c’entrano con i cosacchi che abbevereranno i loro cavalli a san Pietro.
Produrre armi
Nelle prime venti industrie produttrici di strumenti di morte (leggi industrie di armi) ci sono nove aziende americane. Cinque di esse sono le prime cinque. Sei cinesi, una inglese, una russa, una italiana (Leonardo, dodicesima), una francese e una trans europea (Airbus).
Le prime cinque (abbiamo detto tutte americane) sono, nell’ordine: Lockheed Martin, Raytheon Technologies Company, Northrop Grumman Corporation, Boeing e General Dynamics Corporation. Poi ce ne è una inglese, tre cinesi e una russa per chiudere le top ten.
Concentriamoci solo sulle prime cinque con una nuova lista di 19 nomi, diversi dei quali conosciuti anche alla gente comune: State Street Corporation, Vanguard, BlackRock, Charles Schwab, Morgan Stanley, Capital World Investors, Geode, Fidelity FMR, Bank of America, Wellington Management, Capital Research, Dodge&Cox, Loomis&Sayles, Merrill Lynch, Eaton Vance, JPMorgan, Franklin Resources, Newport Trust, Massachusetts Financial Services.
Queste diciannove società hanno tre cose in comune.
Uno: sono americane.
Due: sono società e fondi d’investimento, ovvero rappresentanti autorevoli del mondo della finanza.
Tre: tutte insieme hanno poco meno del cento per cento della proprietà delle prime cinque industrie d’armamenti del pianeta.
Ad esempio la Vanguard è nel capitale della Lockheed Martin (9,1 percento), Raytheon Technologies Company (9), Northrop Grumman Corporation (13,2), Boeing (8) e della General Dynamics Corporation.
La Black Rock è nel capitale della Lockheed Martin (7,5 percento), Raytheon Technologies Company (6,3), Northrop Grumman Corporation (7,3), Boeing (5,2) e della General Dynamics Corporation.
Potremmo continuare con la lista dei primi 10 azionisti di ciascuna delle cinque prime industrie d’armamenti del pianeta ma, fidatevi, gli azionisti sono tutti in questi 19 nomi elencati. E, in generale, controllano dal novanta al cento per cento del capitale.
Non è una novità
Dwight David Eisenhower, noto anche con il nomignolo di Ike, già comandante in capo delle forze Alleate dal 1944 fino alla fine della guerra in Europa e 34mo presidente degli Stati Uniti d’America dal 1953 al 1961, nel suo discorso di commiato del 17 gennaio 1961, trasmesso per radio e televisione, avvertì il popolo degli Stati Uniti riguardo al pericolo costituito dal “complesso militare-industriale”.
«Nei concili di governo dobbiamo guardarci dall’acquisizione di influenze che non diano garanzie, sia palesi che occulte, esercitate dal complesso militare-industriale. Il potenziale per l’ascesa disastrosa di poteri che scavalcano la loro sede e le loro prerogative esiste ora e persisterà in futuro».
D’altronde nel 1934 il Senato degli Stati Uniti costituì la commissione Nye per indagare l’influenza che l’industria delle munizioni ebbe nel 1917 sulla decisione di entrare in guerra a fianco della triplice intesa nella prima guerra mondiale. La commissione dimostrò gli enormi profitti della lobby delle armi a seguito della guerra, quindi dimostrò l’influenza che ebbero, per l’entrata in guerra degli USA, le pressioni delle banche statunitensi, le quali volevano tutelare i propri crediti nei confronti delle potenze dell’Intesa.
I rapporti di forza

Gli oligarchi della Silicon Valley all’insediamento di Trump
Introduciamo, in questa riflessione, tre nuovi concetti : il trilione, il Pil, l’Aum.
Il trilione, ovvero dieci alla dodicesima. Se prima dell’uno ci sono tre zeri si dice “mille”, se sono sei si parla di “milione”, con nove siamo al “miliardo, con dodici zeri parliamo di “trilione” ovvero un milione di milioni o, più chiaro. mille miliardi.
Il Pil, acronimo di Prodotto Interno Lordo, ovvero la ricchezza prodotta in un paese. Il Pil è l’indicatore che piace più agli economisti che ai filosofi e che misura il valore complessivo di tutti i beni e servizi prodotti all’interno dei confini di un paese in un determinato periodo di tempo, di solito un anno. Rappresenta la ricchezza di una nazione ed è un parametro normalmente utilizzato per valutare la sua performance economica.
Visto che, in genere, quando parliamo dei conti di casa o del nostro stipendio non usiamo il trilione come unità di misura, per cercare di capire di che ordine di cifre stiamo parlando, di “soppesare” il valore di un trilione possiamo dire che il Pil previsto per il 2025, dell’Italia è di 2,4 trilioni; della Russia 2,2 trilioni.
Infine introduciamo un ulteriore sigla: l’Aum. Si tratta dell’acronimo di “Asset Under Management” e si riferisce alla quantità di capitale gestita da una società di investimenti per conto dei propri clienti, vale a dire i soci accomandanti. Quindi, facendola facile, il denaro, in genere i dollari americani, che una società o un fondo possono (devono) investire o che hanno a disposizione.
Che vuol dire? Che missione di una società di investimenti è trovare dove mettere l’Aum di pertinenza cercando investimenti sicuri nel mantenimento del valore del capitale e che, ogni anno, abbiano un rendimento certamente superiore all’inflazione e alla fee che rimane al fondo d’investimento (parliamo di almeno il cinque, dieci per cento).
Bene, l’Aum complessivo gestito dalle società d’investimento citate (e delle loro società madri) è di 133,67 trilioni di dollari. Ricordiamo che il Pil della Russia (quella che vuole abbeverare i cavalli a san Pietro e che ci imporra la sua lingua in tutta l’Europa) è di 2,2 trilioni.
133,6 verso 2,2. Non dovrei aggiungere altro. Probabilmente solo la parola “plutomania”.
Tanto per capirsi. La sola State Street Corporation, uno dei maggiori gestori patrimoniali e depositari al mondo, presente nella compagine azionaria di tutte e cinque le prime industrie militari del mondo, principale azionista sia della Loocked Martin, sia della Northrop Grumman, nel 2024 aveva 4,7 trilioni di dollari di asset in gestione e 46,6 trilioni di dollari in custodia e amministrazione.
Unendo i puntini forse incominciamo a farci una ragione dei motivi per cui l’Unione europea (Pil complessivo: 18,8 trilioni) ha “deciso” di lanciare, per “iniziativa” della presidente della Commissione europea Ursula von del Leyen, il 4 marzo 2025, attraverso una lettera ai premier europei e scavalcando il Parlamento europeo, il programma di 0,8 trilioni di euro chiamato, per uno strano sussulto di trasparenza, ReArm Europe (“Riarmare l’Europa”, infatti “vota Giorgia” se ne è subito lamentata: è sbagliato il nome).
Un piano di “difesa” militare comunitario proposto per “rafforzare le capacità militari dell’Unione europea” e “l’infrastruttura di difesa europea” ma, curiosamente, non avviando la creazione (infrastruttura) di un esercito europeo, bensì rafforzando 27 eserciti nazionali (in particolare quello della Germania che, uscita sconfitta dalla seconda guerra mondiale, era stata inibita dall’impero statunitense a riarmarsi).
Ora le guerre, secondo la teoria ben poco rispettosa dell’intelligenza umana della “deterrenza”, si evitano mantenendo le parti in equilibrio come capacità militare. Affiancare la dichiarazione del cancelliere Friedrich Merz
«La Germania avrà l’esercito convenzionale più forte d’Europa»
alla memoria che i due ultimi conflitti mondiali sono stati scatenati dalla Germania, per molti, non è proprio rassicurante.
Deterrenza verso intelligenza umana
Come scrive Lev Tolstoj all’inizio del terzo libro di “Guerra e pace”
“Ad un tratto si compì la cosa più contro natura, contro la ragione umana: la guerra”.
Tutte le guerre, dall’antico Egitto a quella a Gaza, sono fatte di pochi ingredienti: i genitori che seppelliscono i figli, la distruzioni della propria casa, la povertà, l’indigenza, la miseria, gli stupri.
E questo la gente lo sa. La domanda diventa: come fare a convincere una popolazione, evidentemente recalcitrante, a distribuire 800 miliardi delle proprie tasse per acquistare tecnologia e mezzi militari sottraendoli alle politiche sociali (istruzione, sanità, pensioni), e, dettaglio, farli intascare ai più ricchi del pianeta?
E’ indubbio che se venisse richiesto in tutta l’Unione europea se si è più favorevoli a spendere in sanità e istruzione piuttosto che in strumenti di morte almeno l’80 per cento avrebbe le idee molte chiare
Dunque: bisogna inventare un nemico e un nuovo pericolo. Applicando il principio della propaganda: una bugia detta mille volte diventa un verità.
Motivazione ufficiale: l’annuncio del presidente più ondivago della storia degli Stati Uniti d’America di rileggere, a proprio comodo, quotidianamente, le regole d’ingaggio della Nato, la fuga dell’America dall’Europa e la conseguente e probabile, quasi certa, fra meno di sei anni, invasione dell’Europa dalle truppe militari armate di vanghe del 1869 (Marc e Ursula dixit).
Ma, la matematica…: gli Stati Uniti sono arrivati, nel 2025, a dislocare in Europa 100mila militari (erano 74mila prima del 24 febbraio 2022). Il taglio annunciato da Trump è del 20 percento. Saldo, 80mila.
Applicando il principio che le bugie sono come le ciliegie, “two is better that one!”; per noi italiani è stata confezionata e indorata un ulteriore supposta (vista la porta d’ingresso): Leonardo. Avete l’11ma azienda militare del mondo, vi arricchirete. In effetti la pellicola superficiale di Leonardo la vuole italiana, di proprietà del Ministero dell’Economia, ma spellicolando cosa si scopre?
Gli investitori istituzionali e retail rappresentano il capitale flottante di Leonardo. Secondo quanto risulta dal sito della società a marzo, il 51,8% riguarda gli istituzionali identificati, il 17,5% gli investitori individuali e il resto gli investitori istituzionali non identificati. Effettuando una ripartizione per regione il 93,3 percento del capitale è in mano straniera. Il 53 percento dell’azionariato proviene dal Nord America (oh, oh!), il 17,6 dal Regno Unito, il 7,2 percento dalla Francia, il 6,9 dall’Italia, il 9,7 dal resto d’Europa e il 5,6 percento dal resto del mondo.
Tra gli investitori istituzionali più importanti troviamo nuovi e vecchi amici: Dimensional Fund Advisors LP, The Vanguard Group, Norges Bank Investment, T. Rowe Price International Ltd Management, Goldman Sachs Asset Management, BlackRock Fund Advisors, Goldman Sachs Asset Management International e DNCA Finance SA.
Dispiace ricorrere alla perfida Albione e utilizzare un linguaggio oxfordiano, ma qui ci prendono per il … (quattro lettere, inizia per “c” finisce per “o”).
Siamo di fronte ad una nuova domanda. Possibile che questa situazione non sia chiara ed evidente nelle menti del presidente della Commissione europea o del 14mo segretario generale della Nato? Delle due, una. O ci troviamo di fronte a persone in cattiva fede, prive di onestà intellettuale che considerano il popolo che li ha eletti dei… (parola di otto lettere che inizia per “c” e finisce per “i”); o di dementi che offrono ben poche garanzie di potersi assumere la responsabilità di guidare rispettivamente le politiche di 27 o 32 nazioni.
Meno tranchant. Cosa c’è dietro questa scelta dei vertici delle nostre istituzioni internazionali e delle singole nazioni?
Segui il denaro, segui il bacio
Ovviamente la prima ipotesi è “segui il denaro”. Di certo i fondi azionisti delle industrie militari sono in grado di soddisfare qualunque richiesta economica. Conti da casalinga: su 0,8 trilioni di commesse, per questa tipologia di prodotti, si parla di una marginalità tra il 20 e il 30 percento: in soldoni tra i 160 e in 250 miliardi. Tagliamo con l’accetta: 100 miliardi. C’è trippa per gatti. Più appetitosi perché sottratti ai ceti medi e a quelli più poveri per spostarli sui conti bancari dei più ricchi.
Non bisogna sottovalutare l’attrattiva di mettere a posto i conti di famiglia per diverse generazioni; certo la corruzione non è reato tollerabile, ma ha senso pensare che nelle scelte di Ursula, Mark e i loro sodali più, o forse oltre, “segui i soldi” ci sia “segui il bacio”.
Ci sono due tipi di baci.
Il “bacio della pantofola”, riservato all’imperatore in carica, bacio particolarmente fastidioso con Trump imperatore che ricamando subito con la sua raffinata e colta classe lo ha trasformato in “kiss the ass”.
L’altra tipologia di bacio è il “bacio della guancia”. Avete presente quando i telegiornali trasmetto i video degli incontri del G7 o della Commissione europea. Tutti che si abbracciano e si sbaciucchiano sulla guancia. In genere un bacetto, talvolta rinforzato con un’escursione sull’altra guancia. Mai tre, mai in bocca: fa Comitato centrale sovietico.
Il punto è proprio lì. Potersi incontrare più o meno ogni mese e potersi baciare sulla guancia come segno di grande amicizia, confidenza e comunanza con persone viste complessivamente meno di 100 ore.
Nella vita lavorativa incontriamo centinaia di clienti, di consulenti, di fornitori, di colleghi ma non è usuale, se non siamo mafiosi, che entrando nelle reciproche stanze ci si baci. Educati, ci si saluta, ci si dà la mano, si batte il pugno, al più una mano appoggiata sulla spalla.
Far finta di credere che i russi vogliano invadere l’Europa o che l’impero americano rinunci ai propri avamposti nelle proprie provincie (hanno 800 basi militari sparse per il pianeta) è un modo per tradurre “siamo dello stesso circolo”, “faccio parte del vostro gruppo”, “non sono un rompiscatole”, “ditemi ed eseguirò!”. Ursula von der Leyen è passata al bacio sulla guancia con Giorgia Meloni già dal secondo incontro. Mai viste prima, la prima spesso insultata per il ruolo, dalla seconda quand’era all’opposizione («è finita la pacchia!»).
Gran parte delle scelte che fanno i nostri governanti è figlia del bisogno di essere accettati e riconosciuti tra i loro parigrado.
L’interesse della propria nazione, dei cittadini, di generare squilibri per promuovere equilibri sociali sono quisquilie da onorare solo formalmente con frasi di pura propaganda. Per proteggersi da un eccessivo lecchinaggio spesso ci si rifugia nelle più ovvie banalità: ascoltate le dichiarazioni, sui telegiornali di Tajani o di Lupi. Capolavori di nonsense travestito da buon senso. Con Gasparri o Salvini passiamo ad un altro livello.
Un capolavoro di drammatica satira è stato quello di “vota Giorgia” che dopo il bombardamento israeliano della chiesa cattolica a Gaza esce con la dichiarazione
«I raid israeliani su Gaza colpiscono anche la chiesa della Sacra Famiglia. Sono inaccettabili gli attacchi contro la popolazione civile che Israele sta dimostrando da mesi. Nessuna azione militare può giustificare un tale atteggiamento».
“Sono inaccettabili gli attacchi contro la popolazione civile che Israele sta dimostrando da mesi”.
Brava. Complimenti. Peccato che sia fuori tempo massimo. Se ne è accorta dopo oltre 80mila morti e due anni di bombardamenti su bambini, donne e anziani. Capiamola, poverina, non sapeva quale pantofola doveva baciare: quella di Trump garantendo il silenzio su Israele o quella del Papa?
Immaginiamola mentre telefona a Trump per spiegargli che non può evitare di baciare quella del Papa: “tanto non ci saranno conseguenze pratiche”.
D’altronde, diciamocelo in faccia, che possono fare. Nel 2014 il Pil mondiale era inferiore agli 80 trilioni e la finanza mondiale gestiva moneta per poco meno di mille trilioni.
Trump, per avvicinarsi a Putin, e candidarsi al Nobel per la pace, annuncia la fine dell’invio delle armi all’Ucraina per esaurimento delle scorte e dopo poche ore si viene a sapere che questa è stata una dichiarazione di un generale del Pentagono non autorizzata.
Ma che può fare “l’uomo più potente della terra” con il suo misero Pil di 26 trilioni di fronte agli azionisti delle prime cinque industrie militari del pianeta in grado di muovere 133 trilioni di asset.
Plutocrati che si muovono felpati, nell’ombra, Sui i media del sistema mass mediatico economico (il giornale unico, quello delle veline e dei lecchini) si narrano fake news edificanti e morali per le popolazioni; nelle stanze si impongono accordi. Con arroganza, solo nei telefilm. Per i veri ricchi non serve.
Tanto per dire quando il presidente e amministratore delegato del fondo d’investimento statunitense BlackRock, 11,5 trilioni di dollari di Aum, più del Pil di Italia, Francia e Germania messi insieme (10,7), Larry Fink (famiglia ebrea, patrimonio personale di 1,2 miliardi di dollari, neopresidente del Forum di Davos) ha incontrato il premier Giorgia Meloni non ha detto alla sua assistente di chiamare l’assistente della Meloni per dirle di farsi trovare nel suo (di Fink) ufficio alle nove con un cappuccino, ma è cortesemente andato a trovarla a Palazzo Chigi. Poi, però, nel corso del colloquio, i due interlocutori hanno avuto un approfondito scambio di vedute su possibili investimenti del fondo Usa in Italia nell’ambito dello sviluppo di ‘data center’ e delle correlate infrastrutture energetiche di supporto (vedi Caos Management 159, maggio 2025).
“Plutomania”: un governo formalmente democratico, che si caratterizza per una produzione legislativa che si rivolge insistentemente a favore dei ricchi, a discapito del benessere del ceto medio o del ceto più misero.
Ed ecco i risultati di fatto
La spesa militare europea continua a crescere e supera di gran lunga sia quella russa che quella cinese.
Nel 2024, con un aumento del 19% rispetto al 2023, i Paesi Ue hanno destinato 343 miliardi di euro alla difesa, circa l’1,9% del Pil. Poca roba rispetto all’obiettivo fissato al vertice Nato dell’Aia di agosto del 2025: arrivare al 5% entro dieci anni.
Secondo l’Agenzia europea della difesa (Eda) la soglia minima del 2% è stata già superata da 13 Stati.
Dal 2014 al 2024 la spesa pro capite per ogni cittadino Ue è cresciuta del +150%, passando da 426 a 764 euro. Da 138 mila a 249 mila euro, nello stesso decennio, la spesa per ogni militare attivo è quasi raddoppiata.
Nel 2025 i bilanci complessivi dovrebbero superare i 380 miliardi.
Nel 2024 gli investimenti hanno toccato i 106 miliardi. La voce dominante è, nemmeno a dirlo, il procurement, l’acquisto diretto di equipaggiamenti già sviluppati. I Paesi Ue vi hanno destinato 88 miliardi, con un aumento del 39% rispetto al 2023.
Per l’Italia, la spesa resta sbilanciata sul personale: fino a pochi anni fa circa il 70% del bilancio era assorbito da stipendi e pensioni, quota scesa al 60% nel 2024. È ancora la percentuale più alta in Europa. Ma Roma ha stabilito il record negli investimenti in nuovi equipaggiamenti: commesse per oltre 16 miliardi, tra cui 8,5 miliardi per i carri Leopard 2A8 e 7,5 miliardi per 24 Eurofighter (312 milioni per ogni caccia quando ormai il controllo del cielo si fa attraverso i droni). La quota destinata agli investimenti ha superato il 20%, il minimo richiesto da Nato ed Eda.
La spesa europea supera Pechino e Mosca. La Cina ha raggiunto 250 miliardi, ed è stabile tra l’1,2% e l’1,5% del Pil. La Russia ha stanziato ufficialmente 107 miliardi, ma secondo l’Eda il valore reale è vicino a 234 miliardi a parità di potere d’acquisto, pari al 5,5% del Pil, con un aumento previsto al 6,4% nel 2025. L’Ue ha speso dunque circa 100 miliardi in più.
I nostri leader, eletti democraticamente, ci stanno accompagnando, mano nella mano, verso la terza guerra mondiale. Quella super tecnologica che ci permetterà di combattere la quarta, come predisse Albert Einstein, con la clava e le fionde.
Come cantava Pierangelo Bertoli, nel 1975, nell’album Roca Blues con “Eppure soffia“
Un giorno il denaro ha scoperto la guerra mondiale
Ha dato il suo putrido segno all’istinto bestiale
Ha ucciso, bruciato, distrutto in un triste rosario
E tutta la terra si è avvolta di un nero sudario.
Fonti
Leonardo: ecco com’è composto l’azionariato della società, Investire.biz, 16 maggio 2023.
Trump cambia idea, più armi a Kiev: «Putin gentile ma dice c…ate». Mosca: ostacolo alla pace, Il sole 24 ore, 8 luglio 2025.
Incontro del Presidente Meloni con il Presidente e AD del fondo d’investimento BlackRock, Governo italiano, presidenza del consiglio dei ministri, 30 settembre 2024.
Bertoli Pierangelo, Eppure soffia, Roca Blues, 1975.
Caridi Cosimo, Armi, l’Unione ora spende 100 mld più della Russia, Il fatto quotidiano, 3 settembre 2025.
D’Amato Alessandro, Gli Usa interrompono la fornitura di armi all’Ucraina, 2 luglio 2025.
Di Battista Alessandro, presentazione del libro “Democrazia deviata”, Paper Fest, Carrara, 6 luglio 2025.
Di Donfrancesco Gianluca, Merz: «La Germania avrà l’esercito convenzionale più forte d’Europa», Il sole 24 ore, 14 maggio 2025.
Luca Massacesi, Intelligenza artificiale e sostenibilità ambientale, Caos Management 159, Maggio 2025.
Luca Massacesi, Il neoliberismo ha ucciso la democrazia, OfficineEinstein edizioni, Gennaio 2025.
Luca Massacesi, Plutomania, il dominio del male, OfficineEinstein edizioni, in corso di pubblicazione.
Sesana Ilaria, Gli affari delle prime 100 aziende d’armi al mondo nel 2022, L’altra economia, 7 dicembre 2023.
Sommi Luca, presentazione del libro “Solo amore”, Paper Fest, Carrara, 6 luglio 2025.
Wikipedia, Complesso militare industriale.
Wikipedia, tutte le voci relative alle 19 società d’investimento e alle cinque principali industrie d’armamenti.
Wikipedia, Larry Fink.
Wikipedia, Plutocrazia.
26.187 battute
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Il podcast che potete ascoltare, è elaborato dalla IA Notebook LM, costruito a partire dalla scrittura originale del suo autore umano. Lo consideriamo un complemento, non è una replica, è un’interpretazione!
