Il desiderio di pace è universale, appartiene all’uomo, ma, sembra, non a chi ha in mano le redini del potere.  Ciononostante, guardando al futuro, vorrei individuare motivi di speranza!
Noi, per quello che possiamo, continuiamo ad inseguire la conoscenza.

Iniziamo con Antonio D’Antonio che annuncia un personale “attraversamento”, in dieci puntate, relativo ai guru del management, con il quale il quale analizzerà l’evoluzione del pensiero manageriale.
Sempre in tema strettamente manageriale segue Antonio Angioni affermando che non esistono più stili e modelli di comportamento validi per tutte le stagioni e prende Zygmunt Bauman e la “società liquida” come espressione migliore per definire e caratterizzare la fase che sta vivendo la società e le società.

Paolo Iacci si sofferma sul concetto di autorità, rileggendola come un principio generativo, non un dispositivo coercitivo: «In un tempo che ha smarrito i suoi punti di riferimento, recuperare il senso autentico dell’autorità significa ritrovare il coraggio di crescere insieme, riconoscendo che la libertà non nasce dall’assenza di limiti, ma dalla presenza di legami che possano orientare il cammino».
Partendo da “la libertà non è star sopra un albero” di Giorgio Gaber, Paolo Mottana ritiene «che dovremmo mettere da parte questa parola così ambigua benché ricca di storia. Oggi la libertà è difesa a spada tratta solo da chi se ne frega della partecipazione, della collettività, anzi delle collettività, da soggetti fortemente narcisisti, da figure paranoiche. Quello che davvero ci manca, all’opposto è il senso di appartenenza nella diversità».  Di libertà ci parla anche Umberto Santucci prendendo spunto dalla pratica zen e dalle trappole di Watzlawick, spiegando che la libertà non è solo quella di decidere di “entrare” in una situazione, di far parte di un gruppo, ma, sopratutto, quella di poterne uscire quando e come si vuole.

Dalla libertà passiamo alla grande libertà attesa e tradita: l’infosfera. Salvatore Fiorino ci porta nell’infosfera contemporanea, dove le echo chamber e la polarizzazione alimentano la disinformazione. Questo caos nasce da un equivoco: i social media sono strumenti di intrattenimento e logica commerciale, non di informazione prendendo spunto dal libro “Polarizzazioni“, dove Quattrociocchi e Vicini analizzano questo rapporto conflittuale tra società e piattaforme, che sta trasformando il nostro modo di discutere e informarci.
Sempre di infosfera, ma questa volta con l’attenzione rivolta alla Intelligenza Artificiale presentiamo due articoli, uno di approfondimento sull’evoluzione della stessa, l’altro con un approfondimento divertissement sul suo uso.
Mirko Compagno ripropone le domande che gli vengono rivolte più frequentemente nelle sue lezioni sulla IA riflettendo sulle prime tracce di introspezione nei modelli linguistici da parte della stessa IA.
Con la seconda puntata del lungo percorso proposto da Braccia conserte sull’utilizzo concreto, pratico, dell’IA ci viene proposto un “album di figurine” con una settantina di ritratti generati da ChatGPT partendo da un unico soggetto utilizzando diverse tecniche di rappresentazione messe a punto dall’uomo in secoli di storia.

Walter Zanuzzi affronta un vulnus del nostro essere italiani, la difficolta a “fare sistema” tra politica, schieramenti e apparati dello stato anche di fronte ad argomenti di interesse generale, chiedendosi se è possibile farlo senza mettere a repentaglio la democrazia.

Secondo Marisol Barbara Herreros viviamo in una società narcisista, individualista, talmente virtuale che soprattutto gli adolescenti possono vivere isolati, soli, attaccati continuamente alla rete che crea loro aspettative enormi e dove non è permesso fallire. Invece sia i bambini sia gli adolescenti meritano di essere ascoltati e ascoltati seriamente, magari da un umano!

Luca Massacesi rilegge “La tempesta“, scritta nel 1611, penultima opera di William Shakespeare e si chiede se Gonzalo, personaggio apparentemente secondario, è un utopista, come ama vederlo la critica letteraria, o un visionario che il bardo di Stratford-upon-Avon avrebbe utilizzato per criticare la società dei suoi tempi e lanciare la proposta provocatoria di un mondo nuovo.

Si è svolta in Brasile, tra il 10 e il 21 di novembre 2025, a Belèm, la “30ma Conference of Parties” (COP) sul clima e Ermanno Veccia che si occupa del global warming da tempo, ci fa un accurato resoconto della manifestazione collegandolo al dibattito e alle iniziative svolte nelle riunioni annuale dell’ONU dove si cerca di decidere la politica climatica globale.

Giuliana Guazzaroni ci incuriosisce introducendoci al suo intervento con una domanda: “e se la prossima prescrizione del medico fosse una visita al museo?” Pretesto per raccontare diversi modi, ancora sorprendenti, in cui i musei stanno diventando una cura per la mente e l’anima.
Anche l’interesse di Luigi Campanella si concentra sul ruolo dei musei in Italia e del rapporto virtuoso con il pubblico. Nell’interesse degli uni e degli altri: crescono i visitatori, crescono i fondi a disposizione, si impreziosiscono i musei! 

Roberto Maffei espone dettagliatamente e con particolarità di dati, testimonianze e aneddoti la dura realtà di ciò che è stato il periodo del fascismo in Italia prendendo spunto dalla frase ancora oggi troppo diffusa sulle: “cose buone di Mussolini”.

Massimo Ferrario, nella sua rubrica “inpocheparole” riprende e commenta la famosa frase di Massimo D’Azeglio «l’Italia, come tutti i popoli, non potrà divenire nazione (…) finché ognuno nella sua sfera non faccia il suo dovere (…)».
Per la rubrica “viaggiareeconoscere” Graziella Falaguasta porta avanti ancora il tema della geologia per fare capire che geologo non è sinonimo solo di scarponi e martello.
Adelio Schieroni, nella sua rubrica “Perle Rare”, arrivata al sesto episodio, parla di una figura molto interessante Pietro Maria Toesca “Il Maestro Utopico”, scomparso nel 2005 che a San Gemignano, tra le altre cose, aveva fondato la “Bottega dei Sogni”.

Simone Corami usa le parole di Shonda Rhimes, la tv producer afroamericana più potente degli USA e forse dell’intero Occidente: «Le parole hanno potere. La televisione ha potere. La mia penna ha potere» per introdurci alla visione del ruolo delle donne nelle serie tv dell’estremo Oriente: «La rappresentazione della donna sta cambiando anche in Oriente, soprattutto con un vero movimento che viene dal far east, dal lontano Oriente». 

Buona vita e buon 2026!

 

Marisol Barbara Herreros

Direttore di Caos Management

 

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