È impossibile vivere senza fallire in qualcosa, a meno che non viviate in modo così prudente da non vivere del tutto. In quel caso, avrete fallito in partenza.
(J. K. Rowling)

Questa frase sul fallimento mi sembra significativa e applicabile da molti in varie circostanze: in momenti difficili della vita, nella relazione con gli altri, nella voglia di essere e di vivere.
Sono cresciuta in un contesto in cui l’educazione dei genitori era rigorosa: mi insegnavano le buone maniere, a comportarmi in modo educato, ad essere una persona civile, a prendere coscienza che non ero il centro del universo; in quanto bambina ero ultima della fila ed ho imparato ad aspettare, prima di cominciare ad avere qualsiasi tipo di pretesa o diritto. Crescevo in un mondo con delle regole. I genitori, i nonni, i famigliari più stretti, si aspettavano che facessi il mio dovere. E come tutti, aspettavo di ricevere dei regali per il giorno del mio compleanno, a Natale, o per il giorno della Befana (per noi, in Cile, il giorno “de los Reyes Magos”).

La differenza fondamentale, rispetto alla società attuale, è che sono cresciuta con una rete famigliare “dal vivo”, in carne e ossa, con una madre reale e non “virtuale”, con delle sorelle e un fratello con i quali ho imparato a relazionarmi e a negoziare fin dalla più tenera età. Si parlava, si litigava pure, si facevano alleanze con chi ci era più affine, avevamo un interscambio vivo, naturale e costante.
Andare a scuola non era un trauma, era un traguardo, significava essere uno scalino più vicino ai più grandi. Mio padre, come tanti, per lavoro era assente per giorni e giorni, ma quando tornava ed era in casa, noi eravamo
sensibili anche al cambiamento del ménage famigliare.

La differenza fondamentale, rispetto alla società attuale, è che sono cresciuta con una rete famigliare in carne e ossa, con una madre reale e non “virtuale”.

Quando non riuscivo in qualcosa e trovavo delle difficoltà, c’era sempre qualcuno vicino pronto a dirmi: “non ti preoccupare è una cosa difficile per tutti, la prossima volta andrà meglio!”
Sono cresciuta e sono stata testimone del fallimento degli altri. Si capiva che chi aveva fallito, era mortificato e aveva un senso di impotenza. Mia madre o mio padre, dipendeva dal caso, dopo le opportune parole di conforto, non hanno mai infierito, perché quasi subito si andava avanti e si parlava di altro. Non finiva il mondo!

La nostra realtà è cambiata

Prima lentamente, poi negli ultimi trent’anni il mutamento è stato talmente veloce, che ci siamo trovati nel vortice di questa nuova forma di vivere, con la tecnologia che ci ha permesso una diversa percezione di noi stessi e del resto del mondo. Siamo passati da un lento tran tran, con ritmi morbidi, dove la nostra vita scivolava in una routine con poche interferenze da quello che era considerato esterno, ad un mondo che è diventato esponenzialmente più veloce da quando Internet è divenuto pubblico, soprattutto da quando il World Wide Web è stato reso accessibile, nel 1991, trasformando la comunicazione e l’accesso alle informazioni da lenta e locale a istantanea e globale.
La velocità delle connessioni ha continuato a crescere enormemente, passando dai primi collegamenti di rete a velocità che oggi si misurano in terabit e petabit al secondo, consentendo il trasferimento di enormi quantità di dati in un istante. 
E questo ha cambiato profondamente tutto!!!

A gennaio 2025 scrivevo:

Stiamo vivendo in un momento di forte transizione, di cambiamento epocale e non è per niente chiaro cosa sarà il mondo entro un futuro non tanto lontano. Da una parte siamo capaci di comunicare velocissimamente, ovunque e sempre, ma il contenuto della comunicazione è sempre più povero, ridotto, omologato, ossia piuttosto mediocre1.

In tempi molto rapidi, siamo cambiati molto e forse questo si può capire osservando soprattutto I bambini di oggi, futuri adolescenti ed adulti di domani.
Da piccolissimi vengono introdotti all’utilizzo di cellulari, tablet, pc, videogiochi, screen multimediali. L’intelligenza artificiale meriterebbe un discorso a parte; è uno strumento che oramai anche gli studenti e i ragazzi adoperano sia per fare i compiti, sia per risolvere i loro problemi sentimentali. A due anni sono capaci di scrollare con il ditino sul cellulare di mamma e papà e a 13 chiedono direttamente a ChatGPT.
Crescono con a disposizione un universo di informazioni in continua crescita, una fonte del sapere che viene direttamente dalla accessibilità a internet, anche nei posti più remoti del mondo, e nel mondo occidentale possiamo dire che hanno a portata di mano gli strumenti necessari per esplorarlo al meglio!

Oltre il 42% degli adolescenti chiede all’IA consigli su scelte importanti da fare. Il 92,5% utilizza strumenti di IA.

Secondo un dato estratto dal sito di Save the Children: Il 41,8% dei ragazzi e delle ragazze tra i 15 e i 19 anni intervistati afferma di essersi rivolto a strumenti di intelligenza artificiale per chiedere aiuto in momenti in cui si sentiva triste, solo/a o ansioso/a. Una percentuale simile, oltre il 42%, per chiedere consigli su scelte importanti da fare (relazioni, sentimenti, scuola, lavoro). Il 92,5% degli adolescenti ascoltati utilizza strumenti di IA, contro il 46,7% degli adulti. Il 30,9%, quasi un/a ragazzo/a su tre, tutti i giorni o quasi, il 43,3% qualche volta alla settimana, solo il 7,5% non la utilizza mai2
Vivono da subito il mondo delle immagini, ovunque e sempre, il mondo dei like, della popolarità, del successo e del “va tutto bene”. Non conoscono la parola fallire, vivono intensamente il mondo della rete, dei social, degli influencer, un universo pieno di luci, suoni, successo, soldi e apparenze, un mondo virtuale ma che per loro è molto reale, molto di più della realtà stessa.

Alla ricerca della popolarità

Come dice Paolo Mottana: E tuttavia il mondo della rete, dei social produce oggi una popolarità a buon mercato, misurabile in numero di like follower. Ciò fa sì che un’infinità di persone si trasformino in imprenditori della propria immagine, cercando di valorizzarsi con una presenza continua sulla rete, infarcita di ogni tipo di messaggio.
La sostanza conta poco, conta esserci, conta la veste, conta moltiplicare la propria presenza e guadagnare pubblico. Dagli 
influencer d’ogni risma, ai giornalisti, ai politici e anche ai docenti universitari, come pure a specialisti e produttori di ogni genere di tutorial, un’orda di cacciatori di follower si è messa in marcia verso la popolarità3.

Parliamo di una società narcisista, individualista, talmente virtuale che soprattutto gli adolescenti possono vivere molto in solitaria, attaccati continuamente alla rete che crea loro aspettative enormi, e quando si scoprono lontano dal successo, fragili, anche fisicamente in pieno cambiamento, crollano totalmente e non sanno come affrontare il fallimento di sé stessi4.
Non hanno gli strumenti per farlo!
I figli crescono in un ambiente dove I genitori non sempre sono due e le famiglie allargate sono all’ordine del giorno. Tali situazioni creano sensi di colpa e tendenza a concedere tutto come compensazione. Il confronto avviene con una sola figura genitoriale che, non sempre è in grado di dialogare, di comprendere o di indicare una strada da inseguire.
I figli colgono al volo tali debolezze e fragilità. Sono cresciuti sapendo che basta fare un po’ di resistenza, urli, dimostrare la loro contrarietà e qualsiasi loro richiesta veniva accettata pur di non dover “perdere tempo” a argomentare con loro. Prevale la norma del “vivere in pace”, di lasciar fare e di non “perdere tempo” ad argomentare.

Desidero essere molto chiara: non rimpiango la disciplina o l’autorità, rimpiango il fatto che eravamo in più a vivere insieme.

Estremizzando, anche i genitori sono entrati nei mondi del like, e preferiscono ricevere l’approvazione dei figli, piuttosto che subirne un rifiuto che comporterebbe da parte loro un impegno psicologico e temporale molto più forte.
Desidero essere molto chiara: non rimpiango la disciplina o l’autorità esistente nella epoca nella quale io sono cresciuta, rimpiango il fatto che eravamo in più a vivere insieme, si poteva giocare, discutere, imparare a relazionarsi, giorno dopo giorno. Non si mangiava da soli con un vassoio di fronte alla tv come capita spesso ai ragazzi di oggi!
Secondo me sia i bambini sia gli adolescenti meritano di essere ascoltati e ascoltati seriamente! Dagli adulti, da chi veramente si interessa a loro e può mostrare una strada… un essere umano! Non la ChatGPT, o Gemini o vattelapesca!

Abbiamo creato una generazione che non è preparata a fallire, non è preparata a cadere e a rialzarsi.

Dai dati rilevati, sembra che gli adulti abbiano lasciato per troppo tempo i bambini e gli adolescenti da soli ed è per questo che temo abbiamo creato una generazione che non è preparata a fallire, non è preparata a cadere e a rialzarsi. Quando le cose non funzionano, loro vorrebbero spegnere lo schermo, stoppare il videogioco, ma nella vita reale ahimè!, non si può fare.
Fallire e, soprattutto, tentare di capire il perché abbiamo fallito può aiutarci a maturare emotivamente, a diventare “resiliente” (parola troppo usata e spesso a caso), ad acquisire auto-consapevolezza, a riflettere e a favorire una vera crescita personale e di conseguenza ad accettare tranquillamente che la vita non è fatta solo di like!

Fonti

1 Il Caos Management “L’incertezza diffusa” di Marisol Barbara Herreros

2 I dati sono stati presi dal sito di Save the Children.

3 Il Caos Management “Popolarità obbligatoria?” di Paolo Mottana

4 Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, Presidente della Fondazione Minotauro dove dirige l’équipe sulle dipendenze tecnologiche e la sezione adolescenti. È anche docente presso l’Università Milano-Bicocca e l’Università Cattolica di Milano e autore di diversi libri, tra cui il recente Sii te stesso a modo mio. Essere adolescenti nell’epoca della fragilità adulta

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Il podcast che potete ascoltare, è elaborato dalla IA Notebook LM, costruito a partire dalla scrittura originale del suo autore umano. Lo consideriamo un complemento, non è una replica, è un’interpretazione!