Ricordandolo, filosofo di penna e calamaio, nell’Era Algoritmica a vent’anni dalla sua dipartita.
Quando incontrai Pietro Maria Toesca (Torino 1927 – Roma 2005) era il 1995. Un incontro inatteso, destinato a trasformarsi in un legame profondo, intellettuale e umano.
Da allora, fino alla sua scomparsa, mi fu affidata la diffusione digitale dei suoi scritti, all’interno del progetto di comunicazione globale sviluppato da See Italia, spin-off del laboratorio di ricerca educativa dell’Università di Firenze.
Oggi, immersi in ecosistemi dominati da algoritmi e frammentazioni informative, la sua voce riemerge più chiara che mai: lucida, radicale, necessaria.

Toesca – docente di Filosofia Teoretica a Parma dal 1965 al 1980 – non era un accademico chiuso nella torre d’avorio.
La sua postura era diversa: monolitica come una scultura, vibrante come una scintilla. Parlava per sottrazione, e tuttavia apriva mondi.
Nei nostri dialoghi intrecciava teoria e prassi con una coerenza che non lasciava scampo: pensare era agire, e agire era assumersi la responsabilità di un’etica non negoziabile.
Il realismo utopico: un richiamo che muove il presente
Per Toesca l’utopia non era un altrove irraggiungibile, né un esercizio astratto. Era un’urgenza, un impulso nel qui e ora. Nelle nostre conversazioni insisteva su questo punto:l’utopia è l’onda che ti attraversa, che reclama azione e crea soggetti collettivi autentici.
Combatteva con fermezza la riduzione dell’Homo sapiens a semplice Faber produttore, un ingranaggio utile finché funzionale. A questa deriva opponeva un’Etica della Responsabilità, capace di liberare da positivismi sterili e dall’illusione che tutto sia misurabile.
La sua Theoria della cosa non si limitava a descrivere; era una legge universale, una bussola per ogni gesto umano.
La Scuola Tantomeno: dove la parola torna a essere viva
Da questa visione nacque la Scuola Tantomeno. Non una scuola in senso tradizionale, ma un laboratorio permanente. Qui le idee diventavano azione e il linguaggio veniva restituito alla sua nitidezza originaria.
Toesca detestava ciò che chiamava i chierici dilavatori: coloro che consumano le parole fino a renderle innocue.
Difendeva la teoresi, la contemplazione pura, come atto rivoluzionario in un’epoca dominata da utilitarismo ed empirismo soffocante.
A volte, discutendo con lui, avevo la sensazione di ascoltare un moderno Don Chisciotte: barocco, ironico, tagliente.
Le sue parole non proteggevano, scuotevano. E i nostri primi esperimenti digitali cercavano di restituire quella forza a un pubblico più vasto, senza diluirla.

L’altrove reale: un modo di vivere
Chi ha visitato Toesca a San Gimignano conosce quel suo altrove reale: non un sogno, ma uno spazio concreto dove filosofia e manualità si intrecciavano.
Nella sua “Bottega dei Sogni” o in tipografia, il pensiero si faceva materia, inchiostro, gesto. Era un invito a resistere all’omologazione globale attraverso la convivialità – quella che Ivan Illich definiva come la gioia di cooperare preservando le differenze individuali.
Per Toesca l’artista non copia mai: inventa. Pittore strabico, poeta rivelatore, indicava agli altri ciò che non avevano ancora avuto il coraggio di vedere. E continuava così a generare comunità, uomini veri, non replicanti sociali. Diffondere questa visione della Polis e del ruolo di Uomo online fu, per me, un modo per prolungare quella convivialità oltre i confini dei nostri incontri.
Il presente come sfida
Nel dicembre 2025, rileggendo i suoi testi e ricordando le nostre conversazioni, sento che Pietro continua ad essere proposta viva e sfida non da poco.
Ci chiede, tramite i suoi scritti, di esigere – non semplicemente auspicare – un presente utopico. Un presente capace di opporsi al caos algoritmico con lucidità, libertà e responsabilità.
La sua lezione continua: l’utopia non è un sogno per sognatori, ma un compito per chi è disposto ad agire.
Un compito etico, radicale, vivo.
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Il podcast che potete ascoltare, è elaborato dalla IA Notebook LM, costruito a partire dalla scrittura originale del suo autore umano. Lo consideriamo un complemento, non è una replica, è un’interpretazione!