Sfogliando (si fa per dire) i miei social, incontro un rosario infinito di terapie, terapeuti, psicologi, curatori d’ogni genere e risma (per la verità soprattutto terapeute e curatrici). Tutti curano tutti, come era facile prevedere qualche tempo fa. E, come è ovvio, tutti stanno sempre più male. È davvero banale ma più si sfruculia il problema più quello si incarognisce e soprattutto anche ciò che poteva passare sotto traccia dai e dai viene fuori.

 

 

Noi piccoli mezzi e grandi borghesi siamo sempre più sdraiati su un lettino o affondati in una poltrona. A parlare di noi, a parlarci addosso, a chiedere soccorso. E non senza ragione. Stiamo davvero male, i mali della psiche si moltiplicano, ci assediano, ci perseguitano. Mentre la vita attiva, la vita che si sporca le mani, che incontra il cielo, il mare, la strada svanisce, noi tutti avvitati ai nostri divani e ai nostri specchi chiediamo soccorso. E allo stesso modo le giovani generazioni vivono l’inverno e anche l’estate del loro scontento. Tutti pieni di mali precoci dai nomi sempre più impronunciabili, vengono vaccinati per incamminarsi in una vita in cui la cura della loro psiche resa sempre più imbelle sarà al centro di tutto.

I proletari, se esistono ancora ma incredibilmente esistono, seppur camuffati da ultimi, da marginali e da disoccupati, ci vanno poco dal terapeuta. Le loro vite non hanno più il duro fascino della fabbrica, non sono più governate dal codice dei lavori virili e dalle vecchie e impresentabili attitudini da duri. Cionondimeno non ci vanno in terapia, innanzitutto perché costa e perché piuttosto è meglio la droga, l’alcool o il gioco per stuprare il loro tempo libero e i loro cervelli.

Mentre i grandi psicotici (che ovviamente si guardano bene dal farsi anche solo diagnosticare) governano il mondo in tutti i suoi apparati (coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti), noi tapini devirilizzati e educastrati (la scuola beninteso esegue la sua parte di compito nel renderci molli e inutili) inseguiamo il guaritore di turno da ogni genere di male (sempre sperando che il male un giorno faccia fagotto, il che ovviamente è un orizzonte impensabile perché siamo tutti polli bacati di allevamento) e restiamo paralizzati sul nostro piccolo medio grande problema che sia.

 

Anch’io ho attraversato ogni genere di terapia e posso dire una cosa: sono comunque sempre ottime occasioni per conoscere gente interessante, quindi se avete bisogno di svago e di socialità di gente che ha studiato, c’è solo l’imbarazzo della scelta: il menù è inesauribile. Potete, come me, rivolgervi alla grande psicoanalisi o al piccolo cognitivista, al sistemico o al costellatore, al distributore di gocce di Bach o a quello che vi impone le mani col Reiki, al massaggiatore ayurvedico con dieta al seguito o all’antroposofo, al maestro di Tai Chi o al narratologo, al consulente filosofico (se vi sentite dotti) o al l’iridologo, all’ipnotizzatore o al coach comportamentista, a quello della RET o anche al guru della mascolinità risvegliata con la sua brava prassi per divenire un maschio Sigma. Amici miei, il catalogo è questo, ed è solo una piccola parte.

In caso contrario sarete pronti per l’esercizio forzoso dell’acting out: per esempio fare il giornalista. Se siete bravi potete anche finire in tv che cura tutti i mali. O lo scrittore, specie di gialli o di romanzi sulla resistenza, guarigione assicurata. Oppure gli imprenditori, però pronti a tutto, anche a fare il vino con il metanolo. Stare sul confine della criminalità salva il giovane dalla psicologia e dall’azione cattolica, per dirla con un famoso guru contemporaneo.

Personalmente, tuttavia, credo che non vi sia nulla di meglio, sempre al fine di porre in fuga lo sturbo universale derivante dalla civiltà della psiche, del lavoro umile: fare il pizzaiolo o il muratore secondo me è un’assicurazione ottima contro le terapie psichiatriche. Eccellente la scelta di fare il soldato, solo però a patto che ci sia una guerra. In tal caso, se siete fortunati potete risolvere il problema in maniera secca e definitiva.

Anni fa ho inventato una cosa che si chiama pedagogia immaginale che, per farla breve, è un dispositivo ingegnoso per imparare a fare dell’arte il nutrimento della propria vita. E ho cercato di chiarire in tutti i modi che non era una terapia. Un totale fallimento. Se non c’era una speranza di terapia chi ci veniva? Ho dovuto camuffarla da cura anche lei. O almeno lo hanno fatto certi miei adepti perché io ho preferito ritirarmi piuttosto.

Certe volte mi capita di passare accanto a cantieri sulle strade, o di case in costruzione. La cosa che mi colpisce, quasi sempre, sono le facce di quelli che ci lavorano. Facce semplici, ben comprese in quello che fanno. Facce senza pensieri intorno alla propria psiche. Almeno al momento. Ma soprattutto un clima goliardico. Battute, bestemmie, gente che ride. Il panino mangiato insieme seduti sulle traverse di cemento (va bé lo so qui pecco di romanticismo per una volta faccio finta di non sapere a quale sfruttamento sono sottoposti…).

E per associazione mi vengono in mente i pionieri, seduti accanto al fuoco, intorno alla pentola di fagioli. Avete mai letto Lonesome Dove di Larry McMurtry? Beh, è un bel libro avventuroso che parla di cow boy che portano il bestiame per un lungo viaggio.

E’ un viaggio duro, molti ci lasciano la buccia, lungo la strada. Ma certe volte vorrei davvero essere come loro, fuori, magari col mal d’amore ma nessun’altra stronzata. Proprio nessun’altra stronzata. E nessuna paura di morire.

Se non volete passare la vita a bagno in qualche cura che vi renderà inopinatamente ancora più malati e sicuramente impediti, potreste provare con la transumanza. O almeno con il leggervi quel libro e sognare di un’altra vita.

 

 

 

 

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Il podcast che potete ascoltare, è elaborato dalla IA Notebook LM, costruito a partire dalla scrittura originale del suo autore umano. Lo consideriamo un complemento, non è una replica, è un’interpretazione!