«Non ho idea di quali armi serviranno per combattere la terza guerra mondiale,
ma la quarta sarà combattuta coi bastoni e con le pietre.»
Albert Einstein

 

La generazione dei nostri giovani è la più colta e istruita nella storia della Repubblica italiana e questa cultura, questo capitale umano che abbiamo costruito insieme, faticosamente, non si manda a morire al fronte!

L’età media della popolazione italiana è 46,8 anni. Tanto per farsi un’idea quella dell’Uganda è di 17 anni. In Italia c’è una merce rara: i giovani. Visto che siamo un paese del mondo ricco non ci potremmo, ma ci permettiamo di sprecare quello che è prezioso. 

Nel 2024, gli arrivi in Italia dal Mediterraneo sono stati 66.617, tra cui 12.590 minori, di cui 8.043 non accompagnatiIl cuore del problema non sono i non italiani che entrano in Italia. Sono gli italiani che continuano ad emigrare, e lo fanno sempre di più, alla ricerca di un lavoro stabile, decorosamente remunerato, che sia inserito in un contesto dinamico, con prospettive di crescita e servizi adeguati. Nel 2024 sono stati 123mila, il 72 percento giovani e giovani adulti, prevalentemente laureati.

La fuga di cervelli

Il 2024, dunque, segna un aumento del 38 percento di partenze rispetto all’anno precedente: un dato che certifica il superamento della pandemia e della Brexit.

Lo certifica il “Rapporto italiani nel mondo 2025” della Fondazione Migrantes, presentato a Roma: da gennaio a dicembre 2024 si sono iscritti all’Anagrafe italiani residenti all’estero (Aire) per la sola motivazione “espatrio” 123.376 cittadini italiani e rispetto al 2023 i dati segnano in valore assoluto “34mila partenze in più”. 

L’aumento riguarda prevalentemente i giovani e i giovani adulti. In particolare, nella classe di età 18-34 anni si rileva un +47,9% rispetto all’anno precedente a cui unire il +38,5% della classe immediatamente successiva (35-49 anni). La componente dei giovani e dei giovani adulti, quindi, nell’insieme raggiunge il 72,2% del totale delle iscrizioni per espatrio avvenute lungo il corso del 2024 (era il 68,8% l’anno precedente) ed è sempre più interprete indiscussa dell’attuale esperienza migratoria dall’Italia.

Gli italiani residenti all’estero sono oltre 6,4 milioni, un dato in “costante crescita”, tanto che oggi il numero degli italiani oltre confine supera di un milione quello degli stranieri in Italia.

Uno spreco di quasi 10 miliardi all’anno

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Lo Stato italiano spende, per ogni studente che frequenta una scuola pubblica, 8.200 euro all’anno. Quindi, sommando la spesa per ciascuno dei 18 anni necessari minimi per ottenere la laurea, abbiamo la bella cifra di circa 148 mila euro di spesa per ogni laureato. Tanto per rimanere nel mondo della matematica approssimativa, nel 2024 abbiamo ‘regalato’ 13 miliardi della spesa pubblica per l’istruzione ad altri Paesi. Un ponte sullo Stretto ogni anno.

Di ciò, un ‘sedicente’ governo sovranista e la Meloni in particolare non parla mai.

Ma la politica ha potenzialità incredibili nel dire quel che ama dire indifferente alla realtà o alle regole del buon senso e della semantica italiana. 

L’obbligatorio diventa volontario

L’ultimo capolavoro lo dobbiamo al ministro della difesa Guido Crosetto che ha rilanciato l’idea di una ‘leva volontaria’.  Ora secondo la definizione della Treccani la leva è 

«il servizio militare prestato all’età stabilita dalla legge laddove esso sia obbligatorio (come in Italia prima della sospensione della leva obbligatoria, avvenuta nel 2005)», 

ovvero se è leva è, per definizione, ‘obbligatorio’, cioè ‘non volontario’. Se è volontario si parla di esercito professionale. Un ossimoro.

La leva militare ‘obbligatoria’ è un dibattito ciclico e condizionato della storia politica italiana e ogni volta che riappare mi chiedo una cosa molto semplice, ma il Governo, la politica, i giovani italiani li ha mai davvero guardati negli occhi, li ha mai ascoltati, ha mai capito il mondo in cui sono cresciuti. Chi oggi chiede di riattivare l’obbligo militare direi che appartiene un’Italia che non esiste più, un’Italia che vedeva nel sacrificio forzato un rito di passaggio, un’Italia in cui l’obbedienza era una virtù e il dubbio una debolezza. Un’altra Italia rispetto a quella dei nostri giovani che sono nati nel bailamme costante delle crisi e delle rivoluzioni adattandosi ad essa come fosse la normalità. I nostri giovani hanno  imparato a convivere con l’incertezza più che con l’uniforme e non hanno paura a riconoscerlo. 

Il coraggio di avere paura

E ci siamo arrivati: i nostri giovani, nella grande maggioranza, hanno il coraggio di avere paura, hanno il coraggio di dirsi fragili, complessi, e anche contraddittori. Hanno il coraggio di chiedere soluzioni politiche e non nostalgie militari, hanno il coraggio di cercare il senso e non la disciplina cieca. 

Chi ci governa invece pretende l’opposto chiede sicurezze senza offrirle, chiede sacrifici senza spiegare perché, chiede ordine quando non è in grado di indicare una direzione; nel becero tentativo di colmare con la forza ciò che la politica non sa più creare con la fiducia o con la diplomazia.

Un modo semplice, primitivo, brutale per mascherare ciò che per incompetenza e amichettismo abbiamo fatto divenire estremamente complesso. 

Se c’è una cosa che spaventa davvero i nostri giovani non è l’impegno civile, è l’idea di essere governati da chi confonde il passato con la soluzione, l’esistenza umana con la subordinazione, le direttive politiche con le scelte democratiche. 

Ma quanti giovani sarebbero disposti ad andare a farsi ammazzare?

Si, è probabilmente vero quello che afferma il generale di corpo d’armata dell’esercito italiano, Carmine Masiello, che al bando per i 7mila nuovi soldati da assumere hanno partecipato 60mila candidati, ma oggi stare nell’esercito è un mestiere mal pagato, come tutti i mestieri in Italia, ma dove non si corrono più rischi che negli altri lavori che contano, ogni giorno, una media di tre lavoratori morti.

C’è un aspetto FONDAMENTALE, a dispetto di ciò che il Governo racconta e nel quale si crogiola: la generazione dei nostri giovani è la più colta e istruita nella storia della Repubblica italiana e questa cultura questo capitale umano che abbiamo costruito insieme, faticosamente, non si manda a morire al fronte! 

Non si usa come tappabuchi per nostalgie istituzionali; non si converte in disciplina forzata solo perché la politica ha smarrito il proprio ruolo. 

L’Italia non ha bisogno della leva, ha bisogno, per una volta, che la nostra classe politica abbia il coraggio di essere all’altezza del futuro dei nostri giovani. Non della leva ‘volontaria’ ma di lavori qualificati e ben pagati.

Questo è un appello al rispetto dei nostri, rari, giovani. 

La leva obbligatoria è solo l’ombra, crudele, di ciò che di più cinico, nei loro confronti, si possa mai attuare. E, se necessario, bisognerà combattere, ma democraticamente, perché questo non riaccada mai. Stiamo dalla parte della giovane e libera Italia.

Per approfondire

Gasperini GiordanoUn’inno d’amore per la mia generazione, Facebook, 18 dicembre 2025.

Fondazione MigrantesRapporto italiani nel mondo 2025, dicembre 2025.

Masiello CarmineMessaggio augurale all’esercito italiano, dicembre 2025.

RedazioneFuga dall’Italia: nel 2024 gli italiani espatriati sono cresciuti del 38% rispetto all’anno prima. Esodo di laureati dal Mezzogiorno, Il Fatto quotidiano, 11 novembre 2025

TreccaniLeva

Truenumbers.it Spesa pubblica per studente.

Unicef, Rifugiati e migranti in Europa, 2025.

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