Una cara amica mi ha regalato il Calendario Geniale: un regalo indovinato, dal momento che avevo sempre dimostrato di divertirmi e di apprezzare le sue caratteristiche.

Per chi non lo conosce, questo calendario presenta un supporto in legno molto semplice, di 16 cm di altezza per 11 cm di larghezza, con un perno di legno in mezzo ed ha la caratteristica di aprire ogni giorno con una frase che può essere ironica, pungente, o più soave, ma che comunque risveglia il desiderio di capire cosa porterà la giornata.

Per andare al giorno seguente devi togliere il foglio che sta sopra.

Una descrizione banale, ma utile! La prima volta che ho proceduto con questa operazione eravamo già al quinto giorno del mese, quindi più fogli insieme da levare. Giorni che erano finiti, passati, persi nel senso che non ritorneranno mai più…

E ho pensato al tempo che se ne va!

Si è concluso il primo mese, da quando ho cominciato a sfogliare con sorpresa quasi infantile, divertimento e curiosità il calendario e questo mi ha indotto ad una riflessione.

Cosa fare con le giornate “vecchie”, “terminate”, “finite”?

Non devo essere io a parlare della fugacità del tempo. Grandi maestri del passato, ancora oggi perfettamente attuali, ci hanno lasciato insegnamenti senza pari. Seneca, per esempio, nel sottolineare che il tempo perduto non ritorna mai, ci ha trasmesso la necessità di non sprecare la vita.

Seneca, ricordo bene, diceva pure che la vita in sé stessa non è breve, ma siamo noi a renderla tale, sprecando tempo. Enfatizza la necessità di vivere il presente,

poiché il tempo è l’unica risorsa che una volta persa, non è recuperabile.

I guru del management dei nostri giorni, infatti, tra le altre cose dicono che il tempo è il regalo migliore che possiamo offrire a qualcun altro, perché è la nostra ricchezza maggiore! E se non impariamo ad usarlo in modo appropriato, non riusciremo mai ad ottenere i grandi vantaggi ai quali potremmo aspirare!

Commentavo tutto questo con un amico, al quale venne subito in mente un’immagine di quando era bambino.

Per un periodo di tempo, si era trovato a vivere con i nonni, ai quali voleva un gran bene e ricordava nitidamente la figura di suo nonno napoletano, che ogni mattina, si può dire quasi cerimoniosamente, iniziava la giornata togliendo dal calendario appeso in cucina la pagina del giorno prima!

Quando siamo giovani, pieni di energia e curiosi, scopriamo prima di tutto noi stessi, ci sorprendiamo del cambiamento del nostro corpo durante l’adolescenza e solo dopo cominciamo a guardare e osservare il resto del mondo con maggior intensità. La vita ci offre tanto!

Ogni giorno una scoperta nuova, una nuova sensazione, una persona nuova da incontrare, da imparare, da gustare, da amare, da seguire, da insegnarle tutto quello che siamo e a scoprire tutto quello che è. Il tempo in quel periodo vola, passa velocissimamente, non ci rendiamo conto perché siamo giustamente troppo occupati a vivere.

In seguito arriva il tempo nel quale diventiamo più lenti, la vita continua a scorrere veloce, ma noi abbiamo capito che ora le corse non sono per noi! Forse la nostra vita non è più a due voci, non siamo in sincrono con nessuno, i battiti del nostro cuore sono regolari e non si alterano alla vista di qualcuno, diciamo che possiamo rallegrarci o intristirci, ma non si impazzisce più per amore.

E a quel punto capiamo che siamo invecchiati!

E potevo finire qui, ma non voglio!

Nella stanza, seduta alla mia scrivania, molti pensieri si accumulano. Ad un tratto il mio sguardo si perde ad osservare attraverso la finestra: dagli alberi cominciano a cadere le foglie una ad una, fino a che la maggior parte di loro sono a terra e capisco desolata che siamo in autunno inoltrato. Gli alberi, invece, rimangono lì, eretti, senza cadere, facendosi forza l’uno vicino all’altro. Anno dopo anno, e di anni ne sono passati un bel po’, li vedo nudi, con i loro rami in aria senza difesa affrontando il vento freddissimo, il gelo, la pioggia…

Il loro segreto per superare l’inverno è dovuto al riposo vegetativo e alla perdita delle foglie; questo consente loro di conservare energia e resistere al freddo. In tale stato, accumulano sostanze di riserva e, grazie a meccanismi “antigelo”, preservano i tessuti vitali, garantendone la rinascita in primavera.

Durante l’inverno, il metabolismo rallenta drasticamente, permettendo all’albero di sopravvivere, con risorse limitate, fino all’aumento delle temperature. Alcune specie riescono a sopportare climi estremamente rigidi, riattivandosi solo con l’arrivo della primavera.

Il periodo di inattività permette di proteggere le strutture vitali dai danni del congelamento.

Sono convinta la natura è molto saggia e visto che nessuno di noi, salvo rare eccezioni, conosce con esattezza la data della sua morte,

ho pensato che voglio essere come gli alberi.

Voglio mettermi in assetto da inverno, aspettando la prossima mia primavera… Se arriverà o meno, non lo so, ma non vedo perché devo negarmi questa possibilità. La vita è una sola, e finirà, certamente, come per tutti, ma mentre sono e sarò viva intendo sperare, attendere, perché l’età anagrafica conta, ma conta di più quello che sei, i ricordi e le memorie che hai, quello che puoi dare e ricevere.

A proposito, vi ricordate i fogli del calendario che devono essere tolti giorno per giorno? Proprio per dare ragione a Seneca e valorizzare ogni giorno vissuto, ora tolgo la giornata “persa” e la rimetto nella sua scatola originale,

così “ricostruisco” l’anno che sto vivendo…

 

Per ascoltare il Podcast di Caos Management clicca qui.

Il podcast che potete ascoltare, è elaborato dalla IA Notebook LM, costruito a partire dalla scrittura originale del suo autore umano. Lo consideriamo un complemento, non è una replica, è un’interpretazione!