Un viaggio nella realtà di Caffè Trucillo, azienda salernitana a conduzione familiare trasformata in società benefit a fine 2025

Con Antonia Trucillo abbiamo approfondito l’impegno profuso nel garantire un equilibrio tra le continue trasformazioni dell’impresa e il suo ruolo di motore per la sostenibilità sociale, l’inclusione e la multiculturalità.

Storie come quella che stiamo per raccontare hanno sicuramente bisogno di essere conosciute in maniera più diffusa e non solo a livello locale. Per questo, d’accordo con la direzione di Green Planner, la rivista online che si occupa di sostenibilità con la quale collaboriamo, abbiamo deciso di condividerla anche con i lettori di Caos Management.

Protagonista è la torrefazione salernitana Caffè Trucillo che, sulla base di un’esperienza sviluppata qualche anno fa, ha aperto nei mesi scorsi le porte della sua Accademia del Caffè a un gruppo di donne vittime di violenza e/o di tratta con la necessità di ricostruirsi un presente, sviluppando un progetto ad hoc in collaborazione con l’Associazione Duna di Sale, ente del terzo settore che si occupa di promuovere pari opportunità tra i generi in ambito sociale e lavorativo.

Caffè Trucillo, un’azienda a conduzione familiare aperta al sociale e al territorio

La storia di questa azienda inizia nel 1950

grazie alla passione del fondatore Cesare Trucillo che, muovendosi a Napoli tra bastimenti e sacchi di caffè crudo, inizia a collaborare con i migliori importatori e commercianti di quel tempo. Il giovane Cesare tostava personalmente nella cantina sotto casa, proprio davanti al golfo di Salerno, il caffè verde che poi consegnava agli amici e ai clienti della costiera amalfitana. Questa passione coinvolge i fratelli Umberto, Matteo e Vittorio e si trasforma negli anni in una grande tradizione di famiglia, con la nascita di Caffè Moka Salerno, che si afferma sul mercato, ponendo le basi per una realtà commerciale competitiva e qualificata.

Dal 1980 è Matteo, figlio del fondatore che, coniugando tradizione e innovazione, porta l’azienda a conquistare nuovi traguardi e sempre più consensi, segnando il passaggio da Caffè Moka Salerno a Cesare Trucillo Spa, con la volontà di dare all’azienda un’identità precisa, chiara e trasparente, legata al cognome di famiglia.

Trucillo diventa così sinonimo di caffè di qualità, sia in Italia che all’estero, e dal 2015, al fianco di Matteo, anche la terza generazione fa ufficialmente il suo ingresso in azienda, confermando la tradizione di famiglia come stimolo per la conoscenza approfondita di questo prodotto agricolo e la sua diffusione come bevanda diffusa in tutto il mondo, e nel nostro paese in modo speciale.

Oggi in azienda lavorano con lo stesso entusiasmo i tre figli di Matteo Trucillo: Antonia, Coffee Sourcing Manager e Direttrice dell’Accademia del Caffè, e i fratelli Andrea e Cesare, che si occupano rispettivamente di gestione e controllo e di sviluppo commerciale. La missione però non è più solo produrre caffè di qualità, ma è anche quella di diffondere la cultura del Caffè Espresso Italiano di Qualità, obiettivo comune verso cui tende, con passione e determinazione, l’intero team, curando ogni aspetto dalla produzione e alla commercializzazione, condividendo con i clienti l’orgoglio di offrire tutto il piacere custodito in una tazzina di caffè.

Accademia Trucillo: una vera e propria Scuola del Caffè

Tradizione e passione per il caffè si rispecchiamo in un ambito veramente speciale: l’Accademia Trucillo, fondata nel 1998 da Fausta Colosimo, moglie di Matteo Trucillo. Una vera e propria Scuola del Caffè che forma i professionisti Ho.Re.Ca. (Hospitality, Restaurant, Café), accogliendo appassionati del caffè, collaborando con scuole, istituti alberghieri e con Associazioni di Food & Beverage al fine di diffondere la cultura del caffè di qualità.

L’Accademia, è anche Scuola itinerante con corsi personalizzati organizzati in Italia e all’Estero. È il fiore all’occhiello del nuovo stabilimento dove, nel 2016, in occasione del 66° anniversario, Trucillo SpA sposta nuovamente la propria sede per proiettare nel domani, insieme alla terza generazione, la passione di famiglia per il caffè.

Uno stabilimento di 10.000 mq. con un sito produttivo completamente innovativo e all’avanguardia, che conta oggi un’organizzazione di 30 persone attive in azienda.

Alla fine del 2025 Trucillo SpA ha anche annunciato la sua trasformazione in società benefit

a conferma della grande attenzione posta da sempre ai principi fondamentali di questa forma societaria, che richiede di bilanciare gli interessi dei soci con quelli degli stakeholder e dell’ambiente: il beneficio comune, l’integrazione di obiettivi sociali e ambientali accanto al profitto, l’impegno per una gestione responsabile e trasparente e l’obbligo di pubblicare una Relazione di Impatto annuale.

 

Antonia Trucillo, con la quale abbiamo avuto occasione di approfondire il progetto, rappresenta la terza generazione. Entrata in azienda nel 2015, ha acquisito una ricca esperienza nelle terre d’origine delle materie prime. Dopo la laurea in Marketing e Comunicazione d’impresa entra nell’azienda di famiglia e, com’è avvenuto per tutti gli appartenenti alla famiglia, inizia “dal basso” per verificarne di persona il funzionamento. Le prime esperienze avvengono in produzione attraverso il contatto con il caffè verde. Decide quindi di andare alle origini, di visitare le piantagioni e nell’arco di pochi anni visita Honduras, Colombia, Brasile, Venezuela, India, Guatemala, Costa Rica, El Salvador, Vietnam, Uganda, Kenya. S’innamora letteralmente della materia prima, che risulta essere la seconda più scambiata al mondo dopo il petrolio, ma al primo posto tra i prodotti agricoli.

Da ogni viaggio riporta con sé nuove conoscenze, cambiando e migliorando diversi aspetti della torrefazione. Nel 2024 Antonia ha fondato Hippocratica Roastery, una micro torrefazione dedicata ad una gamma di prodotti gourmet e specialty coffee.

Ricorda Antonia, che oggi è anche responsabile dell’Accademia, “Ciò a cui tengo di più è la mia formazione. Non è facile essere in azienda e portarne il nome: chi ti è attorno ti vive (giustamente) come ‘la figlia del capo’. Io invece voglio essere lì perché conosco e so fare. In questi anni ho avuto modo di appassionarmi davvero a questo mondo, per me non è solo un lavoro ma è la mia vita”.

L’Accademia Trucillo al servizio del reinserimento sociale delle donne vittime di abusi

Le prime esperienze di inserimenti lavorativi inclusivi di giovani stranieri erano avvenute già 3-4 anni fa, grazie alla collaborazione del fratello Cesare con l’associazione Omnic, che si occupa di accoglienza di minori stranieri non accompagnati (MSNA). La proposta di Daria Limatola dell’Associazione Duna di Sale (curatrice della rassegna Salerno Letteratura) di coinvolgere in un percorso formativo un gruppo di circa 10 donne ospitate in tre diverse case famiglia della città è stata dunque accolta con la massima naturalezza.

Alcune delle donne partecipanti al percorso formativo hanno potuto presenziare alle lezioni in Accademia solo accompagnate da un referente della casa protetta che le ospita, unico modo per garantire la loro sicurezza. Si tratta di donne provenienti dall’Italia, dalla Georgia, dal Congo, dal Mali, dal Venezuela, tutte in cerca di opportunità di riscatto, alcune con bagagli culturali e professionali a volte altissimi, ma che per mille motivi, sradicate da tutto ciò che erano e avevano, hanno sperimentato segregazione, violenza, schiavitù. Donne vittime di abusi, ma anche migranti economiche e una di loro, appena diciottenne, è arrivata nel nostro paese su un barcone, incinta. Per tutte loro l’esperienza dietro al bancone dell’Accademia non è stata “solo” avere la possibilità di imparare un mestiere e diventare economicamente indipendenti, ma

ha risposto anche al bisogno di riacquistare sicurezza e dignità in vista di un reinserimento alla pari nella società.

Il primo ciclo del corso professionale, gestito personalmente da Antonia Trucillo e da personale dell’azienda con tatto, empatia e generosità, si era concluso prima dell’estate ed è stata poi realizzata anche una sessione autunnale. Il corso è finalizzato a offrire una formazione rapidamente spendibile nel mondo del lavoro: una scuola del caffè che ha insegnato a queste donne a conoscere le proprietà del chicco sin dalla pianta, apprendere l’arte della tostatura, maneggiare abilmente le attrezzature per ottenere l’espresso perfetto, affascinare la clientela con cappuccini decorati e innovative preparazioni a base di caffè. Ma anche ad acquisire maggiore sicurezza e fiducia negli altri, a predisporre un curriculum, tutto questo grazie a un trainer messo a disposizione dall’azienda. E a conclusione del ciclo formativo è stato possibile effettuare dei percorsi di tirocinio presso alcuni bar e ristoranti del territorio per mettere in pratica le conoscenze acquisite, in vista di una stabilizzazione lavorativa e contrattuale. 

Già le case rifugio e le comunità di accoglienza che le ospitano stanno facendo moltissimo nel percorso di ripresa di fiducia in sé e negli altri e il corso in Accademia ha avuto il pregio di mettere queste donne a loro agio anche in un ambiente lavorativo – ma familiare – dove entrare in confidenza con gli altri lavoratori, con la direzione e con un prodotto autentico e ricco di tradizione com’è il caffè.

In merito Antonia lancia anche un appello più allargato: “È qui che abbiamo bisogno della forza di tutto il territorio, che deve poter intervenire nell’accogliere e sostenere queste donne nel momento in cui lasceranno il loro porto sicuro per tornare ad essere autonome”.

Antonia Trucillo ha dimostrato che si può fare e il suo impegno andrà anche nella direzione di cercare altri “compagni di strada” per far sì che questa esperienza possa essere d’esempio e diventare traino per altre aziende del territorio che vorranno mettere a disposizione tempo e spazio per strutturare altri percorsi formativi, con lo scopo di creare una rete imprenditoriale virtuosa attenta ai processi di integrazione e inclusione che non marginalizza ed esclude ma, anzi, contribuisce attivamente a migliorare il clima di convivenza tra “diversi”.

E a conferma del costante impegno dell’azienda in questa direzione, Antonia Trucillo ci ha segnalato che alla fine di gennaio ha preso l’avvio un nuovo percorso formativo e di supporto all’Associazione Aprea di Atripalda, in provincia di Avellino, per persone con disturbi psichiatrici.