Sono un ricercatore. Non credo alla disarticolazione della cultura, ma se devo collocarmi, come educazione mi definirei più uno scienziato che un artista.

Ho sempre cercato una corrispondenza fra lo sviluppo di Arte e Scienza e sono un po’ smarrito dinnanzi ad una considerazione che mi nasce da una attenta riflessione.

Il nostro tempo è certamente fra quelli segnati da uno sviluppo scientifico e tecnologico più evidente. L’IA, le tecnologie quantistiche, i metodi dell’informatica e della comunicazione, la ricerca spaziale, ma a fronte di questi non troviamo espressioni artistiche innovative come è invece successo nei secoli passati.

Forse le uniche novità vengono dall’arte digitale e dalla Street Art della quale colgo lo spunto per una difesa molto convinta:

la Street Art rappresenta un valore sul piano culturale, sociale, urbanistico e vorrei anche dire democratico.

Forse la nostra colpa è quella di non darle la giusta attenzione e le necessarie minime risorse.

Nei secoli passati, l’inizio del secolo era sempre stato segnato da movimenti culturali di grande rilievo. All’inizio del 1400 l’Umanesimo Rinascimentale con la sua attenzione alla Natura ed alle conseguenti innovazioni architettoniche ha avviato quel processo culminato nel secolo successivo, quello della grazia e dell’artificio l’opposto della bellezza naturale.

Non c’è bisogno di ricordare i nomi degli artisti che con le loro opere hanno segnato i due tempi di questa fase, da Masaccio, Brunelleschi, Donatello fino a Leonardo, Raffaello e Michelangelo. Con il 600 il desiderio dell’artista è quello di stupire con le sue opere coinvolgendo il visitatore attraverso immagini e colori: siamo al Barocco di Bernini e Borromini. Con il 1700  nasce il Rococò con la sua leggerezza compositiva e luminosità cromatica. Con l’800 entriamo nel Tempo del Romanticismo preludio al 1900 delle avanguardie storiche, espressionismo cubismo futurismo con I loro mostri sacri Delacroix, Picasso, Constable, Turner, Kandinski.

Questa breve storia rende ancora più orfano il secolo presente rispetto alla mancanza di nuove avanguardie. Più volte ed in sedi diverse, anche autorevoli, ho letto in effetti di un’avanguardia, quella del “dio denaro” come unico metro di valutazione tanto che qualcuno ha chiosato “dal monoteismo al monetarismo”.

Nella storia del nostro Paese l’arte e l’osservazione scientifica sono stati  complementari. Oggi questo connubio sembra attivo nuovamente nella società, meno nei cultori, rispetto ai quali, benché l’arte in passato abbia agito da lente di ingrandimento per divulgare tematiche complesse, dall’ecologia alla fisica, sembra che questa capacità abbia cessato di manifestarsi ai livelli di eccellenza.

Il legame tra arte e scienza è considerato uno strumento per comprendere e rappresentare la realtà in modo più sfaccettato, per scoprire come la filosofia, i libri e la scienza si intrecciano con l’arte per comprendere il mondo.