Baba Rebbi, un ricco mercante berbero muore e lascia indicazioni precise su come dividere le sue proprietà tra i tre figli. Al primogenito, Ghabdouane, lascia l’aghrem di Ouarzazate lungo il corso del fiume Dra; al secondogenito, Mouloud, il palmeto circondato da mandorli, ulivi e arganie nella valle del Paradiso, vicino a Imouzzer, particolarmente prezioso per il gran numero di arganie, un albero che cresce solo in questa parte del Marocco. L’ottimo olio che si ottiene dalle sue noci è utilizzato in cucina e nell’industria cosmetica. Al terzogenito, Jussef, lascia il piccolo riad di Marrakech.

Diciasette cammelli
Indicazioni precise ci sono anche per i cammelli di proprietà del mercante berbero. Se li dovranno dividere rispettando precise proporzione con la raccomandazione di non uccidere animali nella spartizione.
La metà andrà al primogenito che dovrà trasportare l’olio di argan dalla valle del Paradiso al’aghrem di Ouazazate; un terzo al secondogenito che dal suo aghrem dovrà distribuirlo alle qasbe vicine; e un nono al terzogenito che ha collocato la propria attività nel suq Sammarine di Marrakech.

Sembra tutto chiaro e semplice, ma… quando Baba Rebbi muore i cammelli di sua proprietà sono diciasette, e diciasette non è un numero divisibile per due, né per tre, né per nove.

La disputa tra i tre fratelli incomincia a farsi accesa. L’impossibilità di risolvere logicamente e matematicamente il lascito paterno surriscalda gli animi e incominciano a prevalere i caratteri più sanguigni.
Jussef, il terzogenito, si pone come paciere e propone di consultare Ammar Neggadi, un anziano saggio famoso per esser riuscito a risolvere anche le più complesse controversie.
 
L’anziano berbero incontrò i tre fratelli e gli disse:
«La pace tra i fratelli è un bene divino ed è mio dovere salvaguardarla. Ma dovrete risolvere il problema da soli, quello che io posso fare per voi è che vi regalerò un mio cammello».
I due fratelli maggiori si guardarono con astio, non capendo come questo avrebbe risolto il problema.
Ma intervenne Jussef, il terzogenito che risolse il problema:
«La metà di diciotto cammelli è nove, e nove cammelli andranno a Ghabdouane, il primogenito. Un terzo di diciotto cammelli è sei, e sei cammelli andranno a Mouloud, il secondogenito. Un nono di diciotto cammelli è due, e due cammelli, dunque, andranno a me. Un cammello lo restituiremo al saggio Ammar Neggadi».
Nove più sei più due fa… esattamente diciasette. Giusto uno in meno dei diciotto che avevano.

Guardare oltre il problema
Questo breve racconto che rielabora un problema che viene proposto (e risolto), per la prima volta duemila anni prima della nascita di Cristo nel papiro di Rhind (dove il problema era dividere 700 pagnotte in due parti proporzionali ai numeri 1/2 e 1/4) ci spiega il ruolo del mediatore o del negoziatore che deve la sua forza alla lucidità derivante dal non essere coinvolto nella disputa, forza che si deve tradurre nella capacità di guardare oltre il problema per trovarvi una soluzione accettabile da tutti.

 
Il papiro di Rhind

Il più esteso papiro egizio di natura matematica giunto fino a noi è il “papiro di Rhind”, che deve il suo nome all’antiquario scozzese Henry Rhind che lo acquistò nel 1858 a Luxor,in Egitto. È anche noto come Papiro di Ahme dal nome dello scriba che lo trascrisse verso il 1650 a.C. durante il regno di Aphophi (quinto sovrano della XV dinastia) traendolo da un papiro precedente composto fra il 2000 a.C. e il 1800 a.C. Si trova attualmente al British Museum,è scritto in ieratico ed è largo 33 cm e lungo 3 m. Contiene tabelle di frazioni e 84 problemi aritmetici, algebrici e geometrici con le relative soluzioni.