La vita è sempre sorprendente e per quanto mi riguarda, splendida!

Nel mondo della scienza è saputo che bisogna avere molta tenacia e sperimentare creativamente prima di arrivare ad una soluzione, una scoperta, ma come diceva  Louis Pasteur, “il caso favorisce solo le menti più preparate”.
Nel mondo reale contemporaneo, molte volte ci arrendiamo alla evidenza che bisognerebbe avere la forza e/o la follia di “Don Chisciotte” per lottare contro tutti i poteri forte presenti al posto di commando.

Unendo queste due circostanze, ci troviamo con il vero origine, la vera ragione del perché di “Los Purificados”.

Nel 2007 a Barcelona, Nuria Pozas  – artista multidisciplinare fotografa nata a Asturias – si è vista arrivare una email nella quale le comunicavano che non era idonea, non era stata selezionata per esibire le sue fotografie in quella famosa mostra, di quel famoso museo dove avrebbero invece accettato i soliti famosi, amici dei soliti potenti nei posti di comando.

Con il suo grande stupore ha visto che in allegato c’era l’elenco di altre 300 e passa di artisti che come lei erano stati rifiutati. Uno sbaglio “tecnologico” e lei si è trovata davanti con una lista completa di artisti che come lei erano alla ricerca di una opportunità.

E qui è la velocità mentale e la creatività di Nuria che ha la meglio e pensa alla creazione di una comunità indipendente, dando origine a un “collettivo”: Los Purificados, appunto, che nasce come spazio di riflessione su cos’è l’ARTE oggi, se conta di più la parola del critico e del gallerista rispetto al talento dell’artista, sull’accessibilità all’arte da parte del pubblico e dei suoi creatori piuttosto che da una semplice visione condivisa su tecniche o linguaggi dell’arte.

Il resto è storia, noi la abbiamo sentita dal vivo, voi la potete trovare in   www.lospurificados.com  o in  https://www.facebook.com/lospurificados/info

 

L’arte nel suo significato più ampio comprende ogni attività umana individuale o collettiva che porta a forme di creative di espressione estetiche, etc. etc. etc. Definire l’arte è una delle cose più soggettive al mondo.
 

Il 01/06/2013 al The Hub a Roma si è tenuta la mostra “Historia Circular” dove abbiamo visto 40 fotografie prodotte da 40 fotografi diversi. Ma è il come che è interessante. Il metodo è il seguente: una fotografia naviga in rete da un fotografo all’altro. Chi la riceve, basandosi sulle sue sensazioni fa un’altra foto ed invia solo la sua fotografia ad un terzo fotografo. Così, questi venti fotografi costruiscono una storia a catena, formata da queste quaranta foto, dove ognuno di loro apporta la sua particolare visione, senza essere consci del percorso fatto visto che non conosce il senso globale della propria storia.

In più, come diceva Anton Atrio (fotografo spagnolo, sue la fotografia n. 1  e n.21) ogni fotografo ha una sua personalissima forma di guardare il mondo con mille ed uno riferimenti derivati dai suoi origini, la sua cultura, dai posti dove ha vissuto, dalle cose che ha visto, dalle cose che ricorda, dal colore della pelle, dalla religione, dal suo status economico, perfino dal suo odore ed umore del momento.

Per finire la presentazione della “Historia Circular” abbiamo avuto il privilegio di ascoltare un grande vecchio. Uso questo termine, “grande vecchio”, nel suo aspetto migliore. Per chi attraverso tutte le attività della sua lunga e diversa vita lavorativa ha saputo mantenere una coerenza. Mi riferisco ad Andrea Camilleri, che non è solo l’autore di Montalbano, ma significa molte altre cose. Iscritto al Partito Comunista nel 1944 è ancora oggi un punto di riferimento non solo per gli intellettuali italiani ma per tutti noi. Come regista (teatro e Rai) ancora oggi quando si vede un suo Maigret con Gino Cervi, attira la nostra attenzione.

Camilleri, in dieci minuti, ha chiuso il circolo con la semplicità e chiarezza di chi ha fatto sua la conoscenza e ci ha spiegato: “la prima manifestazione umana contrariamente a quel che si pensa non è la parola, ma il disegno. Ossia, l’immagine, è il primo mezzo di comunicazione. Dopo, viene la parola che riesce a organizzare un sistema di pensiero“. Citando Platone, ci spiega che la parola narrativa è la restituzione delle immagine e non sempre ci riesce. Quando si cerca di riprodurre la realtà si rendono conto che ognuno la vede diversamente. 
La fotografia e l’apparecchio fotografico con l’occhio del fotografo registra la realtà. La parola no, la parola è una realtà interpretata.
Continua, citando Manzoni e Dante, che significano un mondo di conoscenza; il comune campo di cultura nel quale ci muoviamo è comune, esiste una possibilità di trasmissione artistico.
Così l’input del primo fotografo della “Historia Circular” entra in un campo di conoscenza di sapere comune nel quali interviene il secondo fotografo. Per questo è possibile che alla fine della catena ce un racconto, è possibile perché parliamo con l’immagini. La libertà interpretativa della immagine.
La parola deve essere costretta coi limiti nascono frase privi di senso comune, ma piene di senso poetico.

 

La serata si è conclusa alla spagnola, con una eccellente “tortilla di papas, albondigas” e del vino rosso.

E non ringrazierò mai abbastanza Los Purificados, in particolare Nuria e Armando, di avermi fatto vedere la loro “Historia Circular” ma soprattutto di aver potuto dire personalmente a Camilleri che sono una sua fan, e che quando non riuscivo a capire e parlare bene l’Italiano, leggevo il suo Montalbano e mi rincuoravo perché capivo tutto. Semplice, il siciliano ha radici latine e di conseguenza assomiglia allo spagnolo. E parliamo di tanti anni fa.