Numero 70 Registrazione al tribunale di Roma N° 3/2004 del 14/01/2004

Le parti e il tutto: cosa intendiamo per "visione sistemica"

di Roberto Maffei

 

Non sappiamo se sarà migliore o peggiore di quello attuale ma possiamo essere certi che sarà nuovo, il mondo che si sta faticosamente preparando a partire dagli ultimi decenni. Inoltre dobbiamo tenere presente che il cambiamento sta accelerando, in questi lunghi anni di crisi con i quali è iniziato il Terzo Millennio.

Un mondo nuovo ci mette in difficoltà perché gli schemi di interpretazione che abbiamo messo a punto faticosamente nel mondo vecchio non sono più adatti a interpretare la realtà cambiata, perché non possiamo più contare sui nostri rassicuranti automatismi, stabilizzati lungo l'arco di una vita. Siamo costretti continuamente, perfino nelle piccole cose banali della vita quotidiana, ad analizzare tutto in un contesto nuovo e a SCEGLIERE le nostre reazioni. E' faticoso. Una "poetessa" che ha descritto bene questa condizione è la fotografa americana Dorothea Lange (1):

E' qualcosa di molto difficile trovarsi esposti a mondi nuovi e strani, dei quali non sai niente, e trovare la propria via. E' un grosso lavoro.

E' duro, senza poter contare sulle realizzazioni del passato e senza ritrovare la tua piccola traccia che ti conforta.

E' duro sentirsi persi.
(2)

La questione degli "schemi di interpretazione" è cruciale: ormai si può considerare sufficientemente consolidata l'idea che le persone non reagiscono agli stimoli del mondo (fisici e/o sociali) in base a come il mondo è, bensì in base a come essi lo pensano. L'approccio costruttivista, a cavallo tra filosofia e scienza, ha detto cose definitive su questo punto (3). La conclusione che traggo io è che non potremo interfacciarci funzionalmente con un mondo nuovo se non avremo a disposizione idee nuove per pensarlo. Qui il pensiero umano dimostra in pieno la sua polivalenza: da una parte il nostro pensiero è, per noi, una caratteristica costituente, è una componente fondamentale di "ciò che ci fa umani"; dall'altra è uno strumento, e come tale dovremmo trattarlo. E' quello che mi propongo di provare a fare qui relativamente alla specifica idea richiamata nel titolo. [...prosegue]

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Foto di Stefano Borghi

(1)
Dorothea Lange (http://en.wikipedia.org/wiki/Dorothea_Lange) era una ragazza americana di buona famiglia che, negli anni della Grande Depressione (quella seguita al crollo di Wall Street del 1929), invece di seguire un destino più borghese prese la macchina fotografica e cominciò a girare gli Stati Uniti per ritrarre la gente comune alle prese con la crisi. Ci ha lasciato degli scatti indimenticabili e, tra gli altri, quel folgorante pensiero sul cambiamento riportato nel testo.
(2)
Dal libro Photographs of a lifetime, di Dorothy Lange, Robert Coles e Therese Heymans, Aperture Foundation, New York 1996. Poiché la traduzione è mia, quindi almeno un po’ approssimativa, riporto qui il testo originale: It’s a very difficult thing to be exposed to the new and strange worlds that you know nothing about and find your way. That’s a big job. It’s hard, without relying on past performances and find your own little rut, which comforts you. It’s a hard thing to be lost.

(3)
P. Watzlawick (a cura di), La realtà inventata - Contributi al costruttivismo (Feltrinelli, Milano, 1988). Vedere anche G. Nardone, P. Watzlawick, L’arte del cambiamento – La soluzione dei problemi psicologici personali e interpersonali in tempi brevi (Ponte alle Grazie, Milano, 1990). Questo secondo testo è liberamente disponibile all’URL http://www.scribd.com/doc/31735132/Paul-Watzlawick-L-Arte-Del-Cambiamento; il Capitolo 1 è la traduzione in italiano di un altro lavoro di Watzlawick sul rapporto tra pensiero e azione (Watzlawick P (1987) If you desire to see, learn how to act. In: Zeig JK, editor. The evolution of psychotherapy. New York: Brunner/Mazel. pp. 91-100).

 

Roberto Maffei: "Consulente, formatore e trainer senior nell'area delle competenze trasversali (comunicazione, leadership, lavoro di squadra e via dicendo) negli ultimi anni ha operato prevalentemente nell'ambito di progetti di innovazione e cambiamento organizzativo. Ha gestito interventi (da solo o coordinando equipes) rivolti a piccole e grandi organizzazioni (sia aziende private che istituzioni pubbliche), dal livello della singola unità organizzativa fino all'intera organizzazione. Affianca al lavoro professionale attività di ricerca sia specifica (dedicata alle conoscenze scientifiche connesse alle attività che svolge) che di base (ricerca sui fondamenti del comportamento umano, con approccio di tipo sociologico); è autore di alcuni libri e di diverse pubblicazioni. E' attualmente Presidente dell'Associazione culturale ARPA-Firenze, una non-profit con un attivo gruppo di ricerca al suo interno.
http://www.robertomaffei.it/