Quando i ricercatori vengono chiamati a presentare o a contribuire ad eventi nell’ambito della transizione ambientale e/o energetica sono portati per loro stessa natura a preferenziare gli aspetti tecnici ed a configurare il problema di turno come una scelta da assumere sulla base di indicatori prevalentemente di tipo tecnico.

Quando ci riferiamo così all’idrogeno sono portati ad evidenziare come primo elemento per le scelte future che il 95% della produzione mondiale di idrogeno è oggi colorata in nero e  in grigio, nel senso che essa avviene con l’uso dei combustibili fossili, invece che con sistemi derivati da fonti rinnovabili (Idrogeno verde e azzurro). L’idrogeno prodotto tramite l’elettrolisi dell’acqua, sarebbe destinato a rivestire un ruolo cruciale nell’eliminazione dell’attuale dipendenza mondiale dai combustibili fossili,ma finirebbe per esaltare gli stessi problemi che vorrebbe risolvere.

Le metodologie green per produrre idrogeno, viene ribadito, purtroppo al momento sono ancora troppo onerose e quindi fuori dalla produzione in larga scala. (7/8 euro per 1 Kg di H2 contro i circa 2 euro per 1 Kg per gli attuali combustibili fossili), per cui necessitano ancora passaggi tecnologici innovativi per abbattere i costi di produzione. I

l costo della produzione dell’idrogeno verde non sta diminuendo come molti speravano. Ma, secondo quanto dicono gli esperti, sembra venuto il momento buono per un abbattimento dei costi di produzione dell’idrogeno verde, almeno da avvicinarlo all’idrogeno grigio (3 euro/kg) e all’idrogeno blu (5 euro/kg).

L’Unione Europea ha lanciato la sua prima asta per l’idrogeno verde con un prezzo massimo di 4,5 euro/kg. I progetti approvati riceveranno sovvenzioni per un decennio oltre ai proventi dalle vendite di idrogeno, e dovranno iniziare la produzione entro 5 anni.

Ipotizzando, come esempio, di produrre idrogeno in Germania a partire da energia eolica, il costo finale sarebbe 6 euro/kg che con un sussidio di 4 euro, il max previsto, consentirebbe la vendita a 2 euro/kg.

La strada  verso un’economia dell’idrogeno non è mai stata in discesa, e questo proprio in ragione dei costi. Non solo però, in quanto ostacoli a tale economia vengono anche dalle incertezze normative e regolatorie, in particolare riferite agli standard di sicurezza e dalla sfida tutt’altro che banale di creare una domanda al di fuori dei settori di impiego tradizionali, come la raffinazione del petrolio o l’industria dei fertilizzanti. Eppure benché vi siano ancora numerosi ostacoli alla diffusione dell’idrogeno su larga scala, compresa la questione dell’efficienza, la tecnologia basata sull’idrogeno potrebbe presentare interessanti opportunità di investimento.

Oltre a ciò vanno affrontate e risolte le attuali carenze di infrastrutture, nonché studiate azioni normative per l’approvazione di regolamenti specifici. Come si vede il ricercatore focalizza l’attenzione sulle difficoltà che ancora esistono e che devono essere superate per conseguire traguardi significativi. Ciononostante in tutto il mondo si sono aperti orizzonti interessanti non solo nella ricerca, ma anche nella produzione dell’Idrogeno per la mobilità e anche per la produzione di energia, svincolata dalla rete energetica tradizionale.

 

La prospettiva è che entro un trentennio  l’Idrogeno possa sostituire, anche in Italia, oltre il 70% dei combustibili fossili. Come si vede si parla di prospettiva, di traguardi auspicati, di successi ancora solo sporadici e non garantiti sul piano della riproducibilità, di difficoltà operative. Forse è il momento di cambiare l’approccio partendo dalla osservazione che importanti successi non sono visti solo come traguardi futuri, ma rappresentano significativi successi di oggi.

Per l’idrogeno è limitativo parlare di prospettiva essendoci già traguardi conseguiti che devono indurre imprenditori coraggiosi a dire “se lui è riuscito perché non posso riuscire anche io?” Partiamo cioè da risultati già ottenuti per supportare innovazioni concrete da subito.  Oggi l’idrogeno è utilizzato in diversi settori e la sua produzione lo rende uno dei principali responsabili delle emissioni di anidride carbonica (CO2). La molecola dell’idrogeno è molto flessibile e può essere utilizzata come materia prima per molti processi. Ci sono casi in cui viene utilizzato direttamente, ad esempio nell’industria siderurgica, che è responsabile del 9% delle emissioni globali, rappresentando, quindi, un importante settore da decarbonizzare.

Il focus principale è rappresentato dall’idrogeno verde, ovvero quello prodotto dall’elettrolisi dell’acqua utilizzando come fonte di alimentazione l’energia rinnovabile. Fra le industrie “early mover” che lo utilizzano troviamo quelle rivolte ai consumer che, oltre a fattori economici, possono avere un ritorno anche a livello di brand o ESG, legato alla decarbonizzazione. Ciò include alcune aziende cartarie, ma anche produttori di alimenti e bevande. I grandi settori industriali stanno iniziando a muoversi man mano che i regimi di supporto contributivo si consolidano.

 

 

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