La guerra in Ucraina prima, quelle del Medio Oriente poi (Gaza, Libano, Iran) e da ultimo la chiusura o comunque le tensioni nello stretto di Hormuz e di Bab el Mandeb hanno fatto crescere in tutto il mondo i prezzi del petrolio e del gas che a tutt’oggi sono la fonte principale di ogni attività agricola, industriale e dei servizi del pianeta. Per questo motivo è prevedibile che all’aumento del prezzo del petrolio e del gas seguiranno nelle prossime settimane e mesi aumenti generalizzati dei prezzi di tutti i generi, alimentari compresi.

Viviamo quindi in uno di quei periodi storici nei quali i prezzi aumentano. Negli ultimi 100 anni ci sono stati molti periodi nei quali il costo della vita è aumentato ed altri periodi nei quali è rimasto sostanzialmente stabile. Le cause sono state varie: guerre, aumento delle materie prime, shock petroliferi, bolle immobiliari. Tutti questi eventi hanno provocato a volte vere e proprie crisi finanziarie ma quasi sempre l’aumento dei prezzi, l’inflazione e la corrispettiva perdita del valore di acquisto di stipendi, salari e pensioni. La storia si ripete sempre e ciclicamente viviamo questa situazione che penalizza tutti e, in particolare, i ceti meno abbienti.

Di fronte a queste emergenze i governi hanno a volte preso provvedimenti tampone per contrastare il fenomeno e difendere le classi sociali più deboli con bonus di vario tipo, ovvero diminuendo le accise sui carburanti o l’IVA su alcuni prodotti ma, per l’appunto, sono sempre stati e restano provvedimenti tampone che non hanno mai risolto la problematica né le necessità dei cittadini di veder mantenuto stabile il proprio reddito e tenore di vita.

In particolare in Italia, se analizziamo il valore d’acquisto degli stipendi e delle pensioni degli ultimi 30 anni vediamo come tutti i salariati, dall’operaio al dirigente hanno visto depauperare fortemente il proprio potere d’acquisto e, di conseguenza, diminuito il proprio tenore di vita.

Oggi alcune forze politiche chiedono al governo di intervenire per diminuire il prezzo dei carburanti ma i governi di tutto il mondo ben poco possono fare in tal senso in quanto se diminuiscono le accise ( e parliamo di pochi centesimi che non risolverebbero comunque il problema) diminuiscono le entrate per le casse dello Stato e se diminuiscono le entrate significa che per far quadrare il bilancio pubblico occorrerà tagliare alcune spese, magari nella sanità o nell’istruzione o nella previdenza (settori già in crisi di risorse). Quindi è una richiesta demagogica, populista e inefficace.

C’è una soluzione a questo problema?

Occorre distinguere se ci troviamo in una economia di mercato o in una economia pianificata.

Nel primo caso la formazione dei prezzi è data dal mercato, ovvero dall’incrocio tra la domanda e l’offerta dei beni e dei servizi. Nel secondo caso la formazione dei prezzi è fissata dallo Stato.

Ebbene è noto che noi ci troviamo in quella parte del mondo (occidentale) in cui vige l’economia di mercato e quindi la formazione dei prezzi è data dalla domanda e dall’offerta dei beni e dei servizi. Pur tuttavia dobbiamo notare che tale principio corrisponde solo in parte alla realtà in quanto spesso nelle economie di mercato alla dinamica pura della domanda e dell’offerta si affiancano fenomeni speculativi, cartelli tra i produttori, concentrazioni di potere in alcuni ambiti merceologici, nonché monopoli di fatto di taluni player (spesso anche di natura sostanzialmente statale come l’energia, l’acqua, i trasporti ferroviari, etc.) che di fatto determinano autonomamente i prezzi dei propri prodotti.

Allora come difendersi da tutto questo? Dalle dinamiche tipiche di un’economia di mercato e dalle sue “storture”? Come far scendere i prezzi?

Esiste un solo modo: non acquistare i prodotti o i servizi i cui prezzi hanno subito un aumento ingiustificato o diventato insostenibile. E’ l’unico modo per fare scendere i prezzi. Infatti se per ipotesi 60 milioni di italiani non andassero contemporaneamente a fare benzina il prezzo della stessa crollerebbe immediatamente, così se non andassimo a comprare il pane, piuttosto che il latte o lo zucchero. Un’economia di mercato, al netto delle storture di cui abbiamo parlato si regge sulla domanda, se non c’è domanda i prezzi crollano.

Quindi non è vero che i consumatori non hanno la possibilità di incidere sulla dinamica dei prezzi. Hanno un’arma potentissima. Comprare o non comprare.

Il problema semmai è organizzare queste azioni. Ma la tecnologia ancora una volta aiuta in questo. Cosa ci stanno a fare i social network se non vengono utilizzati anche per questi scopi? E cosa ci stanno a fare le associazioni dei consumatori se non sono capaci di organizzare forme di NON ACQUISTO per far scendere i prezzi? Potrebbero costituirsi come GRUPPI DI ACQUISTO O DI NON ACQUISTO di determinati beni e servizi e calmierare il mercato quando i prezzi salgono o stimolarlo quando questi scendono con la forza rappresentata dai volumi di acquisto o non acquisto che potrebbero rappresentare. Anche i sindacati dei lavoratori o le parti politiche non demagogiche e responsabili potrebbero svolgere un ruolo in tal senso anziché protestare senza proporre alcuna azione concreta.

Non facciamo diventare complicata una cosa che come tante altre è nella sua sostanza molto più semplice di quanto appaia. In Italia per un problema di cultura profonda che pervade ogni ganglio della nostra società tutto diventa complicato. La riforma delle riforme che nessun governo è stato fino ad oggi capace di fare è quella di rendere semplici e facili le cose. Ma la semplificazione non avviene per decreto, è innanzitutto un fatto culturale. Occorre sostituire prima nella mente degli italiani e dopo nelle varie organizzazioni il concetto di UCAS (ufficio complicazioni affari semplici) con il concetto di UAS (ufficio affari semplici) o, come dicono gli inglesi “easy”.

Cari consumatori di tutto il mondo non lamentatevi sempre e solo se i prezzi aumentano, ricordatevi che abbiamo un potere enorme sull’economia: il potere di ACQUISTO O NON ACQUISTO e se non siamo in grado di esercitarlo vuol dire che siamo corrotti, che abbiamo venduto l’anima al diavolo, che non siamo disposti a rinunciare al pieno di benzina, o a comprare automobili piuttosto che l’ultimo cellulare costi quel che costi! Se è così non lamentiamoci.

Ce lo meritiamo!