Numero 69 Registrazione al tribunale di Roma N° 3/2004 del 14/01/2004

Intervallo

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di Laura del Vecchio

 

Confesso che la cosa ancora non l’ho ben capita: ne ho la percezione, vaga e un po’ confusa, ma mi affascina. Da queste parti, intendo negli Stati Uniti, vige una sana regola: ognuno ha diritto a una seconda opportunità. Poco conta l’ampiezza dell’errore o la distanza da colmare per riempire un vuoto di una vita mal vissuta. A chiunque è dato di ritentare. E’ una sorta di secondo tempo. Se la prima metà della partita è andata male, non è detto che non ci si possa rifare. Non è un caso che abbia fatto tanto scalpore lo spot nell’intervallo del Super Bowl il 5 febbraio scorso quando la voce fuori campo di Clint Eastwood ha esordito proprio così. “It’s half-time”. E tutto il discorso è proseguito come se fossimo negli spogliatoi con Clint Eastwood che da bravo allenatore ci motiva per la ripresa. La metafora e’ chiara: si riferisce alla crisi da cui con fatica l’America cerca di prendere le distanze, una crisi da lasciarsi alle spalle per ripartire. E Detroit diventa il simbolo della rivincita. Jeep, Dodge, Chrisler, tutti marchi made in Detroit. Poco conta che un recente sondaggio sull’affidabilità delle auto, abbia relegato la Chrysler all’ultimo posto, il 36 esimo. 

 

 

Quello che conta è che da un fallimento –di qualsiasi tipo- ci si può riprendere. In inglese c’è una parola entrata nel linguaggio comune che esprime la capacità di rialzarsi dopo una caduta: resilience. In italiano sarebbe resilienza, ma non e’ certo di uso diffuso e già questo la dice lunga sulla differenza. In una società cattolica come la nostra, la seconda chance è data ma solo nell’aldilà. Non è cosa di questo mondo. Il riscatto è intimamente legato al pentimento e all’espiazione in questa vita per sperare nel perdono nell’altra. Da queste parti è lo stesso abbattuto che deve perdonare se stesso, spolverarsi la polvere di dosso e rimettersi in viaggio. Da un lato è una gran cosa, ma dall’altro è pure una fregatura. Non c’è modo di rimandare a una seconda vita. Bisogna riprendersi presto. Non è concesso di piangersi addosso. Il fallimento, l’errore,  è espiato dal tentativo di correzione che consiste appunto nell’azione. Insomma c’è poco da tentennare. La via è una e deve condurre al successo. Il perseguimento del successo inteso come felicità è un diritto sancito nella costituzione. Ma questa felicità non è da tutti e non raggiungerla è molto più frequente di quanto non si pensi. La vita è un po’ una truffa: ti promette molto ma non sempre ti dà quello che credi di aver comprato. Alle volte manca qualche pezzo e non c’è un servizio di assistenza ricambi. Eppure da queste parti l’idea diffusa è che, a volerlo, c’è sempre modo di riparare a qualsiasi danno. Chiedere scusa ha un valore importante. Alle volte mi capita di urtare qualcuno nell’ascensore. C’è sempre chi mi risponde, “no problem”, con ciò rassicurandomi che il danno è sanato. Confesso che tutte le volte resto sorpresa. In fondo non avevo fatto nulla di così grave, ma un tentativo di ammenda qui non passa inosservato. Il principio è fatto salvo. E si riparte per il secondo tempo.

 

 

Laura del Vecchio: Due lauree, Giurisprudenza con tesi in Economia a Roma e Commercio Internazionale a Le Havre; due specializzazioni, in Economia dei mercati asiatici e in Comunicazione; due esperienze “in azienda” come export manager per Fiat Auto Japan e per Danone; due esperienze “di penna” al quotidiano economico “Nikkei” e all’ISESAO della Bocconi: un “saper scrivere e far di conto” che ha finito per trovare buon uso all’Istituto nazionale per il Commercio Estero. Nata il 13 settembre del 1968: da poco compiuti…. due volte vent’anni