Numero 75 Registrazione al tribunale di Roma N° 3/2004 del 14/01/2004

Finalmente via, la malinconia

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di Raffaele Rizzo

 

Finalmente son finite le feste. E’ andata via quella strana
malinconia che ti pervadeva dal mattino alla sera. Quella malinconia
che ti portavi fin dentro al letto e che ti disturbava il sonno. Mentre
ti chiedevi: ma che cazzo di feste sono quelle che invece di gioia ti
portano tristezza.

Ora un’altra fatica ti attende. Quella di smontare l’albero,
sistemare i nastri, le stelle e i fiocchi colorati. Anche le palle, che
avrebbero dovuto scintillare di gioia, e che ti avevano restituito
lugubri bagliori. E ora ti ritrovi, solo, nel togliere, incartare e
riporre negli scatoloni, oggetti che avevi montato in compagnia
vanamente festosa. Festosità che, in ogni caso, sarebbe durata poco.
Finalmente son finiti, al telefono e in strada, tutti quegli auguri,
augurissimi e auguroni, con una forzatura del linguaggio che lasciava
stupiti e replicanti.

 

 

Finalmente, ci si incontra tornati al sano buon giorno.
Così credevi. È perché non ricordavi di dover fare i conti (in area
napoletana) con il micidiale Buone fatte feste. Una sorta di augurio a
marcia indietro che afferma: mi auguro e ti auguro che abbia goduto
pienamente del piacere delle feste appena finite.

L’anno scorso è stato migliore di questo. Anche se le palle erano le
stesse con due sole che si erano rotte ma non integrate. Quest’anno
però ci ha portato un nuovo vocabolo per la lingua italiana: l’esodato.

Sono centinaia di migliaia. E allora, mi son detto, è poca cosa non
aver integrato due palle rotte rispetto a 200.000 esodati che si son
ritrovati senza pensione e senza lavoro.

Finalmente son finite le feste, ed è scomparsa, con loro, quelle
strana malinconia che le accompagnava, sostituita da un sentimento meno
strano: la rabbia.

 

 

Raffaele Rizzo, patafisico in Napoli, vive e lavora a Napoli. Scrive per il teatro. Più recentemente, nel 2005, vince il concorso nazionale di microdrammaturgia di Porto San Giorgio con “L’ultima automobile”, rappresentata a quel festival. Vince anche la quarta edizione con “Quando le sedie di plastica bianca guardano le superstrade”. È stato presente, negli ultimi quattro anni, alla rassegna Museum teatro Napoli, organizzata da Libera Scena Ensemble, con suoi testi dei quali ha curato anche la regia. A maggio 2008 è invitato con il suo “Leggenda e cunto del libero merlo” al Festival Imaginarius di teatro di strada di S.M. La Feira, Portogallo. Si vanta di essere membro dell’Institutum Pataphysicum Phartenopeium col grado di Coordinatore Severissimo di Patapruriti oratori. Alcuni suoi lavori, in forma di teatro breve, animano serate patafisiche di quell’Institutum. Ha scritto “Le cipolle fanno ridere”: un bel libro di Calembours e manipolazioni linguistiche, molto apprezzato da nullafacenti e fannulloni (escluso forse Piccola Bruna).