Liberati delle tue convinzioni limitanti, dichiara la PNL.

Scarica i tuoi vecchi modelli mentali, ingiunge Otto Scharmer, se vuoi cominciare il processo della Teoria U.

Certo, convinzioni (limitanti) e modelli mentali non sono la stessa cosa, ma il concetto è simile: se vuoi andare avanti, devi essere disposto a lasciare indietro quello che davi per certo, persino se funzionava.

Tutti invocano il cambiamento, spesso senza tener conto che esiste un cambiamento fisiologico (se sono in giornata storta lo definisco invecchiare, se in giornata buona mi piace chiamarlo un percorso verso la saggezza). Esiste un cambiamento obbligato, un meccanismo di spinta alla sopravvivenza, e un cambiamento auspicato, desiderato, che spesso comporta come difficoltà proprio il lasciar andare quello che in qualche modo ci dava sicurezza.

Chi scrive è fortunata: di sicurezze ne ha davvero pochine, ma di abitudini, anche di pensiero, e di meccanismi più o meno consci che scattano quando meno vorresti, ne ho tanti … (ops, sono passata alla prima persona singolare: sì, lo confesso, parlo per me e di me).

Andando alla ricerca di modalità per riconoscere, modulare o scaricare i miei modelli mentali ho cominciato a giocare con alcune delle affermazioni condizionanti che hanno costellato la mia infanzia e la mia gioventù: una sorta di dibattito intellettuale interiore che, se anche non produce risultati utili, almeno mi ha divertito, e non me ne vogliate se talvolta si tratta di presupposti con una componente religiosa: nata in Italia alla fine degli anni ’50, ho avuto la mia buona dose di educazione cattolica e di frequentazione del catechismo e della Parrocchia.
Ed eccomi dunque a disquisire e ribaltare convinzioni e modelli mentali.

 

L’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re! Una costante della mia educazione, rafforzata ulteriormente dal fatto che invece l’erba “devi” era fortissima, rigogliosa e quasi inestirpabile, e conviveva benissimo con l’erba “non puoi” e “non devi”. Forse, cresciuta in altri anni o in altra famiglia, avrei finito per annegare tutto in un’altra erba, un po’ illegale, ma molto divertente. Invece, appena oltre la soglia dei trent’anni (sono un po’ lenta e un po’ tarda) mi sono chiesta se fosse poi così grave pensare in termini di voglio o non voglio. Ed è stato più liberatorio di una canna! Tutto questo non ha nulla a che fare con The secret o altre forme di gestione dei desideri, ma semplicemente con l’imparare, finalmente, ad ascoltarmi, e se voglio mi impegno, se non voglio trovo la modalità più o meno cortese per rifiutare. C’è spazio anche per il mio senso del dovere, ma ora viene misurato e negoziato invece che sopportato con rabbia.

Non mi sono più fermata!

 

Devi metterti in discussione! E l’ingiunzione ha implicito un invito a darsi martellate sui calli, dire “ho sbagliato”, cercare ogni briciola di negativo. E se, invece, nel mettermi in discussione andassi a cercare i miei punti di forza da cui partire per migliorare? E se, nel mettere in discussione il mio legame con mio marito, ripercorressi tutti i motivi che ci hanno indotto a passare insieme questi 25 anni e tutti i momenti belli?

 

 

Impara a perdonare: è segno di bontà e fa bene a chi viene perdonato. E se il perdono fosse più utile a chi perdona che a chi viene perdonato? Già, perché il non – perdono o, peggio, il rancore, è un legame molto forte e quindi solo perdonando mi libero completamente di quel torto e sono totalmente libera di scegliere se quella persona farà ancora parte della mia vita o passerà nel totale oblio. E poi, in fondo, l’unica persona che devo imparare a perdonare sono io, e perdonare se stessi è la parte più difficile.

 

Dio ti manda solo i dolori che sei in grado di sopportare. E talvolta, peggio ancora, Dio invia le prove più dure a quelli che ama di più. Ricordo che ero bambina e un prete disse questa frase ad un vecchio zio che nei suoi 70 anni non aveva mai mancato una Messa e ci credeva, convinto. Ma a fronte di questa frase ebbe un moto di ribellione. Per anni mi sono chiesta cosa dava a Dio la sicurezza che io potessi davvero sopportare tutti quei dolori, visto che io sapevo bene di non farcela più. Poi ho cominciato a leggere e ad un certo punto mi sono chiesta … E se avessi scelto io, liberamente, in un attimo di totale illuminazione prima di nascere, questa vita, nei suoi minimi dettagli? Sì, persino i dolori, così come a volte si sceglie il sentiero impervio in montagna perché porta al panorama più bello o, semplicemente, per mettersi alla prova?

E il gioco continua, nel ribaltare le prospettive, nel rivoluzionare il pensiero, nel divertimento di cambiare punto di vista, giorno per giorno.