L’estate è tradizionalmente periodo di ferie, di vacanze, di spensieratezze. Si approfitta del clima più caldo (a volte troppo) per fare dei viaggi o semplicemente per concedersi un periodo di riposo. Molte sono le differenze rispetto al tradizionale tran tran e molto diversi sono gli stati d’animo con i quali affrontiamo la vita quotidiana. In Italia a regime le persone conducono in genere una vita scandita da ritmi e pressioni spesso sostenuti e resi difficili dalle condizioni ambientali.

Il traffico, portare i figli a scuola, gli obiettivi sul lavoro, la burocrazia, le esigenze domestiche, tutte problematiche che appartengono ad una vita apparentemente normale ma che spesso stressano le persone e le portano nel tempo a diventare nervose, irascibili, scontrose. Nel mese di luglio, tradizionalmente, si accumulano tutte le tensioni relative alle attività svolte nei mesi invernali e, complice il primo caldo, scaturisce la stanchezza e il nervosismo. Poi arrivano le ferie e le vacanze e, salvo alcuni casi, si ricaricano le batterie, ci si riposa, si sta più calmi, e la spensieratezza di questi giorni ci fa affrontare la vita in maniera completamente diversa. Ci accorgiamo di cose che durante la vita lavorativa ignoriamo, ricostruiamo un rapporto con la natura che, soprattutto per coloro che vivono nelle città avevamo perso e anche il rapporto con gli altri esseri umani migliora e si tinge di rosa (gentilezza, cordialità, disponibilità, empatia). Ma questo incantesimo dura poco. Giusto il tempo delle vacanze perché come rientriamo a casa, al lavoro, alla vita routinaria, tempo pochi giorni o poche ore, l’effetto salubre delle vacanze svanisce e si ricomincia come prima.
Cosa ci impedisce di conservare lo spirito vacanziero nella vita routinaria?
Cosa ci impedisce di essere più calmi, più gentili, più disponibili verso gli altri?
L’analisi sarebbe complessa ma in sintesi le motivazioni risiedono nelle condizioni e nello stile di vita che conduciamo nella routine. Per quando riguarda le condizioni generali un ambiente di lavoro gradevole sia sotto l’aspetto fisico (areazione, colori, piante, distanze con altri operatori, climatizzazione, …) sia sotto l’aspetto relazionale (rapporto con i colleghi, con i capi, con i clienti, con i fornitori) incide non poco sul benessere delle persone così come l’ ambiente familiare (tipologia della casa nella quale si vive, rumori, luminosità, spazi, climatizzazione ma, anche in questo caso, relazioni con il compagno, a, con i figli, i vicini, …). Poi ci sono i fattori organizzativi: quanto tempo ci metto per recarmi sul posto di lavoro (un tragitto di 15 minuti è un conto, un tragitto di un’ora è un altro)? Che mezzo di trasporto devo prendere (la metropolitana è un conto, l’autobus un altro, l’automobile un altro ancora)?

 

La scuola dei bambini è vicina? Quanto ci metto per portarli a scuola? Come li porto a scuola (in macchina, a piedi, con lo scuolabus)? Ed infine le condizioni economiche: arrivo facilmente alla fine del mese? Devo pagare un mutuo? Ho altri debiti? Come li ripago? Ci sarebbero altri fattori ma credo di aver reso l’idea di cosa può influire sul nostro stato d’animo, sul nostro umore, sul nostro modo di relazionarci con gli altri.

Difficile pensare di cambiare il mondo ma certamente possiamo cambiare qualcosa nelle nostre abitudini quotidiane così come possiamo cambiare qualcosa nel nostro stile di vita. Piccole modifiche in tal senso possono far migliorare molto il benessere complessivo nostro e delle persone che ci sono vicino. Un piccolo aiuto può venire da una migliore organizzazione. Le famiglie, così come le imprese, spesso non sono organizzate al meglio per affrontare con efficacia ed efficienza le attività quotidiane e ciò provoca perdite di tempo, significa spesso fare le cose di corsa e genera stress. Una migliore organizzazione delle attività e una scelta consapevole degli strumenti per attuarla faciliterebbero molto.

Per quanto riguarda la sfera più squisitamente soggettiva concedersi uno spazio giornaliero per dedicarsi a se stessi facendo una passeggiata magari in mezzo alle natura con qualche amico/a, andare a prendere un aperitivo, praticare una attività sportiva o dedicare del tempo ad un hobby o una passione (pittura, scacchi, giardinaggio, modellismo,…) o semplicemente dedicarsi alla cura del proprio corpo andando alle terme, o a fare un massaggio scarica lo stress accumulato, rigenera e tonifica il corpo.

Ci sono insomma molte cosa che possiamo fare per vivere una vita più serena, meno affannata, meno di corsa, ma dobbiamo impegnarci a farlo.

C’è poi un fattore esterno che influisce pesantemente sulle condizioni generali di vita di tutte le persone ed è la densità abitativa. Attualmente, oltre il 55% della popolazione mondiale vive nelle aree urbane, una cifra che equivale a circa 4 miliardi di persone. Questa tendenza all’urbanizzazione è destinata a crescere ulteriormente, con una previsione che il 66% della popolazione mondiale abiterà nelle città entro il 2050. La crescita delle città è trainata dalla ricerca di opportunità economiche e migliori servizi, ma genera anche sfide come povertà, inquinamento e congestione. Non so se questo modello sociale ed urbanistico che si sta affermando a livello mondiale sia il più consono per il benessere del genere umano. E’ notorio che nei piccoli centri si vive meglio. Una riflessione in tal senso dovranno farla i nostri sociologi e politici in modo da tracciare o modificare una strada per il futuro che tenga conto di tutti questi aspetti.

In Europa la situazione è molto differenziata: dai dati statistici del 2021 risultano Stati a maggior densità abitativa come Malta (1.595 abitanti per km2), Paesi Bassi (507), Belgio (377), Stati con minore densità abitativa quali la Finlandia (18) e la Svezia (25). La media nei Paesi Europei è 106,3 abitanti per chilometro quadrato. L’Italia si posiziona tra gli Stati più densamente popolati con 195,3 abitanti per chilometro quadrato. Nelle grandi città è noto che la densità abitativa è piuttosto elevata. Tra le città con il più alto indice di abitanti per chilometro quadrato ci sono Dacca (Bangladesh) 12.124 abitanti per km2, Delhi (India) 9.158, Lagos (Nigeria) 7.760. Tra quelle con minor densità abitativa ci sono Toronto (Canada) 980, Filadelfia (USA) 1188, Ankara (Turchia) 1.551. Tra le città europee ricordiamo Berlino (Germania) con 1.790, Madrid (Spagna) 2.703, Parigi (Francia) 2.899, Londra (GB) 3.254, Roma (Italia) 2.183.

Nei piccoli centri urbani o nei paesi essa è enormemente più bassa.

Questo fattore ha come conseguenza un aumento del traffico, delle abitazioni, delle autovetture, spesso servizi pubblici (trasporti, ospedali, scuole) insufficienti per la popolazione residente, un clima atmosferico peggiore, inquinamento, tempi di percorrenza e trasporto più elevati. Tutti elementi che generano stress, comprimono i tempi di vita escludono o rendono più difficili i cambiamenti sullo stile di vita di cui dicevamo sopra.

Una testimonianza di tutto ciò si ha viaggiando. La sensazione di maggior tranquillità, di benessere diffuso (non in senso economico), di disponibilità che si ha viaggiando, ad esempio, in Austria, in Slovenia, in Francia (tutti Paesi con indice di densità abitativa inferiori al nostro e con esclusione anche in questi casi delle grandi città) è tangibile e diffuso.

Ecco, anche questo è un bel toccasana! Viaggiare, esplorare, conoscere, confrontarsi per tornare a casa ed apprezzare, con rinnovato spirito tutto quello che di buono c’è nel nostro Paese consci di tutto quello che potremmo fare per migliorare le nostre condizioni di vita quotidiana.

Buon rientro a tutti.