Occorre superare lo stereotipo di un’immagine ormai un po’ sorpassata di questo profilo professionale strategico per lo studio della terra

La Società Geologica Italiana, di cui abbiamo parlato nel numero precedente di Caos Management e di cui parleremo ancora qui, è stata protagonista, tra altre trasmissioni, anche di una delle puntate di novembre dello spazio libero di RAI 3-Rai Parlamento sul tema “Faglie e terremoti”, durante la quale sono state presentate alcune riprese al Monte Vettore e a Castelluccio di Norcia, tra Marche e Umbria, per mostrare le “ferite” lasciate dal terremoto dell’ottobre 2016 e la dinamicità con cui le placche si muovono. Proprio nel corso delle riprese a Castelluccio di Norcia il presidente della Società, Rodolfo Carosi, ha lanciato un chiaro messaggio sul significato della professione di geologo nella prevenzione dei terremoti, ma anche nella scelta di dove ricostruire e sulla necessità che l’accesso ai corsi di studio in Scienze geologiche sia, in qualche modo, ben incentivata, alla luce del fatto che negli ultimi 10 anni, invece, abbiamo assistito a un calo delle iscrizioni. E su questo torneremo

Le scienze geologiche come leva per esplorare e conoscere il mondo

Dopo aver trattato sul numero precedente della rivista alcuni aspetti del lavoro di una geologa e aver approfondito un po’ meglio la conoscenza di questo mondo, ci siamo resi conto che si tratta di un ambito troppo poco conosciuto e in qualche modo mitizzato e abbiamo quindi deciso di proseguire in queste analisi, andando a conoscere una nuova professionista, Chiara Montomoli che nel corso della nostra chiacchierata ci ha spiegato che

“Geologo non è sinonimo solo di scarponi e martello, come appare nell’immaginario collettivo, ma di una professione cruciale per continuare a studiare in maniera approfondita e attualizzata la terra nelle sue evoluzioni”.

Chiara Montomoli, nata in Toscana sul mare, appassionata di esplorazioni e curiosa per natura, ci racconta che si è iscritta l’ultimo giorno possibile al corso di laurea in Geologia dell’università degli studi di Pisa, quindi quasi per caso, ma poi ha conseguito agli inizi degli anni ’90 una laurea con lode in Scienze geologiche e da quel momento è iniziato il suo percorso di sperimentazione in maniera ampia in vari ambiti. Tra gennaio 2004 e giugno 2015 è stata ricercatrice universitaria del settore S.D. GEO 03 “Geologia strutturale” presso il dipartimento di Scienze della terra dell’università di Pisa, nel 2017 ha ottenuto l’abilitazione scientifica nazionale a professore ordinario, attività svolta come professore associato presso il dipartimento di Scienze della terra sempre a Pisa. Oggi è professore ordinario del settore S.D. GEO 03 “Geologia strutturale” presso il dipartimento di Scienze della terra dell’Università di Torino, dove ha iniziato a operare da marzo 2019. Nel corso degli anni ha trascorso anche alcuni periodi come visiting researcher” presso l’università di Tubinga (Germania) per il confronto tra l’evoluzione strutturale e il paleomagnetismo della catena himalayana – da lei visitata nel 2000 e diventata in qualche modo la sua specializzazione – e successivamente presso l’università di Gottinga, sempre in Germania, così come ha partecipato a tre spedizioni in Antartide.

Curiosità e passione al servizio della conoscenza della crosta terrestre

Per cercare di dirla in parole semplici, Chiara Montomoli è specializzata in geologia strutturale e tettonica dei continenti, con particolare riguardo all’evoluzione di catene orogeniche moderne ed antiche, nel processo geologico di deformazione della crosta terrestre e sollevamento, causato dalla collisione, o convergenza, di due placche tettoniche. Questo processo lento e prolungato (che può durare milioni di anni e che noi non percepiamo nel quotidiano) piega e accatasta le rocce, creando rilievi complessi ed elevati come le Alpi o l’Himalaya. Le competenze di Chiara si collocano nella geologia strutturale, geologia dei basamenti cristallini, tettonica, geologia regionale, rilevamento e cartografia geologica, sia di sintesi che di dettaglio con particolare riguardo ad aree che spaziano, appunto, dall’Himalaya, Tibet, Nepal, Antartide, Cina meridionale, Spagna, Francia, Alpi Occidentali fino alla Sardegna e all’Appennino settentrionale. Ricorda Chiara Montomoli

“Si tratta di aree nelle quali i geologi effettuano le loro esplorazioni e le loro ricerche sul campo per raccogliere materiali (che verranno poi studiati al microscopio e con altre tecniche analitiche) anche per mesi, affrontando percorsi impegnativi, con notevoli dislivelli, ma senza per questo essere alpinisti e, soprattutto, solo uomini. Anzi, mi sento molto tranquilla nell’incentivare le mie studentesse al fatto che la professione geologica è alla portata di tutti, e le spedizioni sono esperienze di vita e di incontri con altre popolazioni che sono un arricchimento personale inestimabile”.

Le sue ricerche sono finalizzate a comprendere la crescita e il collasso degli orogeni, con particolare attenzione alle fasi di esumazione, cioè di risalita verso la superficie, delle unità tettoniche con analisi strutturale realizzata tramite studi specifici e approfonditi sul passato delle rocce con strumenti nei quali non entriamo in dettaglio per non rischiare tecnicismi complicati.

Ciò che è concretamente visibile e riscontrabile come filo conduttore del lavoro di Chiara è prima di tutto la passione per l’esplorazione e la conoscenza, nata anche grazie ad un suo professore geologo del liceo, e all’integrazione delle ricerche strutturali con altre discipline al fine di ottenere una più completa comprensione dei processi e dei meccanismi studiati, avvalendosi sia di numerose collaborazioni nazionali e internazionali con qualificati gruppi di ricerca, sia delle osservazioni dirette e delle relazioni con le realtà locali. I principali risultati della sua attività scientifica sono stati presentati anche a congressi nazionali ed internazionali e sono stati oggetto di oltre 100 pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali ed internazionali.

Per quanto riguarda l’attività didattica, Chiara Montomoli è impegnata nei corsi di laurea triennale e magistrale e un suo rammarico è la questione alla quale abbiamo già accennato in apertura, ossia un calo di iscrizioni da addebitare, in parte, anche ai più recenti programmi ministeriali, che hanno ridotto al minimo l’insegnamento delle scienze geologiche nelle scuole di secondo grado.
Sostiene Chiara Montomoli

“La figura dei ricercatori nel nostro paese e in altri paesi europei o extraeuropei è percepita molto positivamente, anche se forse in Italia la ricerca è ancora sottostimata e poco finanziata a livello più ampio”.

Per questo motivo la sua visione è che per poter spiegare quest’attività, occorre prima di tutto chiarire che si tratta di un lavoro da professional in cui tempi, orari, modalità sono frutto di autoderminazione e auto-organizzazione e anche la progettazione è parte integrante, dunque anche di difficile quantificazione in termini di tempo dedicato.

In considerazione delle attuali richieste di geologi, Chiara consiglierebbe caldamente anche a familiari e amici di perseguire questa specializzazione, i cui sbocchi possono portare a lavorare in ambiti molto diversi come i grandi cantieri dell’alta velocità, studi professionali, le compagnie minerarie, l’Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale), l’esplorazione geotermica, le diverse ricerche relative alle energie alternative (ricordiamo che nei prossimi dieci anni la professione potrà avere un impatto significativo nella transizione energetica), ma anche nell’insegnamento.

Il ruolo della Società Geologica Italiana a sostegno delle scienze geologiche

Come avevamo ricordato nel precedente articolo, il ruolo della Società Geologica Italiana ETS nella spinta alla conoscenza, alla divulgazione e al riconoscimento della professione è cruciale. La Società conta attualmente circa 1.600  soci in Italia e all’estero, tredici sezioni attive, un Centro di documentazione presso il Centro di geotecnologie dell’università di Siena e dispone di molte fonti informative, tra cui la rivista Geologicamente (https://www.geologicamente.it/), magazine di attualità e cultura delle geoscienze nata nel 2020, con una periodicità quadrimestrale (novembre, marzo, luglio).
Il Presidente, come abbiamo scritto in apertura, è oggi Rodolfo Carosi, professore ordinario in Geologia strutturale al dipartimento di Scienze della terra dell’università di Torino.
La SGI ha, comunque,,,,,,,,,,,, una lunga storia, essendo stata fondata a Bologna il 29 Settembre 1881 e avendo avuto tra i primi promotori anche Quintino Sella, scienziato, economista, politico e alpinista piemontese. È la più antica e rappresentativa associazione scientifica italiana nel campo delle geoscienze e si adopera per il progresso, la promozione e la diffusione delle conoscenze geologiche nei loro aspetti teorici e applicativi.

Ci piace ricordare ancora che la SGI ha avuto anche due donne presidenti: la prima, Maria Bianca Cita Sironi, nel biennio 1989-1990, la seconda, Elisabetta Erba, nel biennio  2015-2017. E anche Chiara Montomoli, nel suo impegno a sostegno della professione geologica dà il suo contributo alla SGI come membro del consiglio direttivo, come membro della divisione didattica per la diffusione delle scienze geologiche nelle scuole e coordinatrice della sezione di Geologia Himalayana. Dal 2018 è anche membro della divisione premi.

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Il podcast che potete ascoltare, è elaborato dalla IA Notebook LM, costruito a partire dalla scrittura originale del suo autore umano. Lo consideriamo un complemento, non è una replica, è un’interpretazione!