«Da dove ha origine tutta questa ricchezza. Oltre 60 anni di duro lavoro… di mio padre».
Luca Medici in arte Checco Zalone
Giovedì 29 gennaio, dell’anno solare 2026, alle 20:30 sulla 7, condotto da Lilli Gruber, è andata in onda una specie di remake del film “Buen camino” con Checco Zalone. L’ultimo blockbuster di Checco Zalone, infatti, racconta le gesta di Checco, un ereditiero multimiliardario completamente rincoglionito, incapace di fare alcunché, come ci svela una battuta:
Lei «Tu invece non hai mai fatto un cazzo».
Checco «Vero, ma l’ho fatto fino in fondo».

Nonostante l’incredibile successo di incassi è il film di Zalone che provoca le risate più amare. Il motivo è semplice. Invece di venir vissuta come una critica feroce, restituisce una visione della realtà, tutto sommato edulcorata. Giacché nel mondo reale, i ricchi ereditieri, i figli dei plutocrati, sono molto, ma molto peggio.
Lo dimostra la mezz’ora, in prima serata, dedicata, senza nessun motivo, al trentaduenne multimiliardario (eredità di 7,5 miliardi dopo la divisione degli oltre 29 miliardi di euro con altri sei fratelli) Leonardo Maria del Vecchio (leggi Luxottica).
Non ho idea delle sue capacità imprenditoriali e finanziarie, ed è troppo presto perché alcuno possa averle. per ora sta spendendo i soldi di «oltre 60 anni di duro lavoro… di suo padre».ma, certamente, possiamo nutrire molti dubbi sulla sua capacità di bucare lo schermo.
Ecco alcuni dei momenti più salienti che potete rivedere a questo link (https://www.la7.it/otto-e-mezzo/rivedila7/otto-e-mezzo-29-01-2026-630456). Una sequenza continua di «Eh!», «Eh eh ecc.», «Non anche, anche qui, eh, eh.», «Beh, credo che, credo che sia, sia …», «eh… ma detto questo, eh», «ah, diciamo, ah… eh…», «se non, non mi, non mi, fossi sentito eh…», «a quel punto, avendo un, avendo eh…», «quindi che non si può, quindi che non si, però non, non sono». E via dicendo. Sembrava una gag, e la rete se ne è accorta.
Di sicuro ci sono due cose.
Primo: uno stuolo di sedicenti e di veri consulenti di comunicazione che si sono fatti vivi per proporgli corsi, seminari, assistenza (ne ha bisogno).
Secondo: i cortigiani della 7 avevano il mandato di provare a legittimare il fatto che in Italia siamo tornati ai tempi delle investiture e dei titoli nobiliari.
Mi viene in mente una esilarante e drammatica battuta (1973) del cartone animato Robin Hood di Walt Disney tra il principe Giovanni e il suo fido consigliere, il serpente Sir Biss
Sir Biss: «Sire, voi siete bravissimo a convincere i poveri a farvi omaggio dei loro risparmi».
Principe Giovanni: «Per coniare una frase, mio caro consigliere, ruba al povero per sfamare il ricco».
Sir Biss: «Oh sì!».
Generosi… con i ricchi
In realtà a La 7 hanno fatto il miglior spot possibile immaginabile. L’Italia, infatti, è uno dei paesi che ha in assoluto le tasse di successione più generose al mondo, decine di miliardi sottratti ogni anno alla collettività per metterli in tasca al Leonardo del Vecchio di turno.
Nel caso specifico di Del Vecchio junior, alcuni media stimano che pagherà tra i 20 e i 65 milioni di tasse di successione. Fatti i giusti rapporti, una tazzina di caffè.

Se fosse in Giappone avrebbe dovuto pagare circa 2 miliardi. In Inghilterra, prima della neo liberista Thatcher, più di quattro. Ovvero, per metterla giù semplice il 15 per cento in più di quanto spendiamo, in un anno, per l’intero sistema penitenziario italiano, giusto per fare un esempio che può infastidire anche i più conservatori (potremmo raddoppiare i detenuti, sigh!).
Un furto di dimensioni colossali che, però, la gente continua a subire senza fare le barricate, perché, probabilmente, non abbiamo ben realizzato che ogni anno i figli di papà si fregano letteralmente 15 miliardi di euro?
Proprio così. Alla luce del sole, senza pudore, anzi legalmente. Merito della riforma della tassa di successione.
Che ereditare grandi patrimoni sia il modo più semplice e lineare per perpetuare e aumentare le diseguaglianze sociali è un fatto piuttosto intuitivo.
Dai plutomani Amato
Infatti, nell’epoca moderna, sono sempre state tassate. In Italia il problema è stato affrontato subito pochi mesi dopo la nascita dello Stato nazionale. Era il 1862 e nonostante l’Italia fosse ancora una monarchia, la tassa introdotta era già sensibilmente più severa di quella attuale, in particolare, per quanto riguarda la franchigia, e cioè la cifra al di sotto della quale non c’è nessuna tassa, che oggi in Italia è di 1 milione di euro, mentre allora era stata fissata in appena 500 lire, l’equivalente di poche migliaia di euro attuali. La tassa, però, anche allora, come oggi, era solo proporzionale, e questo non va bene. Troppo iniqua. Ed ecco, così, che appena 4 anni dopo, nel 1866, i legislatori decidono di rivederla introducendo il principio cardine di ogni fiscalità minimamente democratica: la progressività. Quel principio civile, solidaristico e socialmente utile che prevede che più sei ricco e più paghi, non solo in termini assoluti, come è ovvio, ma anche in termini percentuali, con un’aliquota massima, per le successioni in linea diretta, nel 1866, del 15 per cento contro il 4 attuale.
Ma per arrivare a un sistema veramente moderno e ridistributivo, bisognerà aspettare il 1972, quando l’aliquota massima viene stabilita al 27 per cento, fino al 2000.
Al governo per la seconda volta, quell’anno c’era lui, il dottor Sottile, al secolo Giuliano Amato, che molto sottilmente, meno di dieci anni prima, durante il suo primo mandato (1992-1993), aveva varato una drastica manovra economica d’emergenza varata nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1992, passata alla storia come la più grande mazzata di sempre contro il cittadino medio italiano: un prelievo forzoso, uguale per tutti, dello 0,6% (6 per mille) su tutti i conti bancari correnti italiani e l’istituzione dell’imposta straordinaria sugli immobili (Isi), per evitare il default finanziario del Paese.
A questo giro era in vena di regali, peccato fossero destinati esclusivamente ai più benestanti e cioè a lui, ai suoi colleghi e ai suoi capi, i ricchi più ricchi.
Con un tratto di penna, ha aumentato a dismisura la soglia sotto la quale non si paga niente e cancellate tutte le aliquote progressive, lasciandone una sola, un misero 4 per cento.
Probabilmente la tassa di successione più iniqua del mondo cosiddetto sviluppato, una vera e propria rapina dei ricchi contro i poveri.
«Sire, voi siete bravissimo a convincere i poveri a farvi omaggio dei loro risparmi».
Ma in concreto?
Prendiamo il rampollo di un umile membro qualsiasi della casta, eredita una casa dal valore catastale di 1 milione di euro che in base alle analisi espresse nel corso della trasmissione “L’aria che tira” del 21 maggio 2021, il giornalista ed editorialista de La Stampa Marcello Sorgi ha offerto una prospettiva critica riguardo alle proposte di inasprimento delle tasse di successione (spesso definite patrimoniali), focalizzandosi sulla separazione tra grandi patrimoni e classe media. Sorgi ha argomentato che chi possiede un appartamento (o un piccolo patrimonio) da un milione di euro non dovrebbe essere considerato parte dei “multimilionari” da colpire, sottolineando che tale soglia spesso rappresenta i risparmi di una vita o la casa di famiglia.(https://www.la7.it/laria-che-tira/video/patrimoniale-di-letta-marcello-sorgi-coloro-che-hanno-un-appartamento-da-un-milione-di-euro-non-sono-21-05-2021-38284)
«Diciamo che un milione di euro è il valore di un appartamento familiare in una grande città come Roma e quindi non è giusto tassare la successione di un normale appartamento come quelli, sì, ma come quelli in cui tutti abbiamo vissuto con i loro, con i nostri figli, finché sono stati con noi, no?»
Un normale appartamento… in realtà a poter vantare un patrimonio superiore al milione, sono solo 472 mila italiani, meno di uno ogni cento italiani.
Evidentemente, quando Sorgi dice “tutti”, sottintende “tutti i membri della casta”, gli unici interlocutori che ritiene degni di considerazione.
Ma non è finita qui, perché quel milione non si riferisce al valore di mercato dell’immobile ereditato, ma appunto a quello catastale che, in particolare nei centri storici delle grandi città, è, spesso, circa un quinto del valore di mercato.
Il giovane rampollo della casta, quindi ha ricevuto in eredità un patrimonio da 5 milioni, che in Italia hanno soltanto in 88mila persone: 1,3 ogni mille italiani. 88mila persone che come tassa di successione in Italia versano pr i primi 5 milioni, zero tasse.
In Francia, in Spagna, in Germania o nel Regno Unito, invece, note dittature del proletariato, al posto del valore catastale, viene calcolato il valore di mercato e, su un’eredità da 5 milioni, si pagano rispettivamente 750mila euro in Spagna, 875mila euro in Germania, 1,8 milioni nel Regno Unito e addirittura oltre 2 milioni in Francia.
In Giappone le aliquote delle tasse di successione sono progressive, fatta salva una franchigia, partono dal 10 per arrivare al 55 per cento.
Non è finita qui, perché l’erede della famiglia di cortigiani, insieme all’immobile, con ogni probabilità, avrà ereditato anche un bel tesoretto di titoli di Stato, in media, circa il 20 per cento del valore del patrimonio immobiliare, un bel milioncino.
Risultato: il rampollo dell’aristocrazia economica italiana anche per questo tesoretto paga zero tasse; il corrispettivo rampollo spagnolo e tedesco, complessivamente, un po’ più di un milione. Quello francese quasi 2 milioni e mezzo.
Alla fine i conti sono conti e gli addendi si sommano. Lo Stato italiano nel 2024 dalla tassa di successione ha incassato in tutto un miliardo, il Regno Unito 8,2, la Germania 13,3, la Francia oltre 18, più della asfittica manovra di bilancio appena approvata dal governo Meloni.
Risultati imbarazzanti
Un gigantesco regalo che ogni anno i sudditi italiani fanno ai membri della loro casta per permettergli di collaborare alla devastazione dell’economia italiana in nome degli interessi dei padroni del mondo, restando felici.
I risultati sono imbarazzanti. Come ricorda Salvatore Morelli del Forum disuguaglianze e diversità, dalla metà degli anni ’90 ad oggi, il patrimonio medio dei 50mila italiani più ricchi è più che raddoppiato, passando da 7,5 a 16 milioni di euro. Nello stesso periodo, il patrimonio dei 25 milioni di italiani più poveri è diminuito di tre volte, raggiungendo una media di appena 7mila euro. Altro che un appartamento “normale”, caro Marcello Sorgi, al massimo uno scooterone.
Una dinamica di concentrazione della ricchezza, sottolinea Morelli, che non ha pari in nessun altro paese avanzato di cui disponiamo stime comparabili e che, purtroppo, è ben influenzato dalla (non) tassazione dell’eredità.
250 miliardi di euro all’anno
In Italia, il valore dei patrimoni ereditati (compresi i trasferimenti intergenerazionali di ricchezza) è stimato in oltre 200 miliardi di euro all’anno. Alcune stime più recenti e dettagliate indicano un valore di circa 243 miliardi di euro nel 2024, cifra che equivale a circa il 14-15 per cento del prodotto interno lordo (Pil) nazionale. Fino agli anni 90 era la metà.
Tutto questo non è solo un intollerabile schiaffo alla miseria, ma anche un danno economico di proporzioni bibliche.
Da tutti i punti di vista: prima di tutto, ovviamente, per le casse dello Stato e, quindi, per i servizi che lo Stato può fornire alla comunità o, come amano dire a destra destra, cioè quei conservatori che non sono ancora fascisti ma neanche antifascisti, alla Nazione.
Poi ad ogni cittadino: per arrivare a guadagnare 6 milioni di euro, la cifra esentasse che ereditano i rampolli della super casta, infatti servono cinque lavoratori che lavorano ininterrottamente per 40 anni, durante i quali, tra contributi e tasse, verseranno oltre 3 milioni di euro, a fronte di zero tasse del figlio di papà, che nel frattempo dai salotti televisivi degli amici del Papi, gli ricorderà quanto è improduttivo lamentarsi sempre e quanto sia importante invece avere il mindset giusto.
Anche l’economia nel suo insieme ne esce con le ossa rotte.
A differenza di quei cinque lavoratori che avranno speso tutto quello che gli è passato per le tasche, infatti, il figlio di papà, i soldi sottratti al fisco, li avrà usati in parte per gonfiare ulteriormente la bolla immobiliare e rendere così sempre più difficile per le persone comuni permettersi una casa dignitosa dove vivere.
E nell’altra parte, per gonfiare la bolla dei titoli azionari USA, che rappresentano l’architrave dell’arroganza imperiale di Washington.
Per quanto ancora gli italiani saranno disposti a farsi fregare in modo così plateale e anche controproducente, 15 miliardi l’anno dai figli di papà; e per quanto ancora continueremo a tollerare il circo mediatico dei Marcello Sorgi, i servitori sciocchi della plutomania, che cercano di giustificare in ogni modo questa rapina con argomenti degni di un bimbo di terza elementare e non particolarmente brillante,
“LaGrandeRicchezza”
Qualcosa ha tentato di fare Oxfam con la media partnership del Fatto Quotidiano, a supporto dell’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE), avviando nel 2023 la raccolta firme “LaGrandeRicchezza”, lanciata per chiedere alla Commissione UE l’istituzione di un’imposta europea sui grandi patrimoni, che in Italia, a titolo esemplificativo, potrebbe essere rivolta al solo 0,1% più ricco della popolazione con un patrimonio netto individuale sopra i 5,4 milioni di euro.
Una misura il cui gettito sarebbe stato indirizzato al finanziamento degli investimenti per sostenere l’inclusione sociale e una transizione ecologica giusta nei Paesi membri dell’Unione, per la finanza climatica e a integrazione degli stanziamenti UE per le politiche di cooperazione internazionale allo sviluppo. La raccolta firme collegata alla campagna europea Tax The Rich e promossa in Italia da Oxfam in collaborazione con Sbilanciamoci, NENS, Rosa Rossa e Tax Justice Italia, aveva di fronte a sé un obiettivo ambizioso: raggiungere in un anno 1 milione di sottoscrizioni da parte dei cittadini di almeno sette Paesi dell’Unione con quorum nazionali (53.580 firme per l’Italia) proporzionali al numero degli eletti al Parlamento europeo in ciascun Paese membro dell’Unione. A ottobre 2024 la raccolta firme non ha raggiunto il traguardo previsto di 1 milione di firme necessarie perché la Commissione Europea dovesse esaminare formalmente la proposta come legge. Complessivamente sono state raccolte poco meno di 360mila adesioni a livello europeo, di cui circa 33.600 in Italia.
Nonostante il mancato successo formale, la campagna ha aiutato a sensibilizzare cittadini e istituzioni sul tema della redistribuzione fiscale e sulle disuguaglianze di ricchezza, contribuendo a inserire la discussione sulla tassazione dei super-ricchi all’interno di dibattiti più ampi, ad esempio nell’ambito delle politiche fiscali G20 e in analisi su equità fiscale.
Tassare i grandi patrimoni
Al centro della proposta l’introduzione di un’imposta progressiva da applicarsi ai patrimoni di chi occupa posizioni apicali nella distribuzione della ricchezza netta nei Paesi UE. Un’imposta che graverebbe su una piccola, piccolissima, parte dei cittadini.
Se ad essere assoggettato al nuovo tributo fosse, ad esempio, lo 0,1 per cento più ricco dei cittadini, l’imposta si applicherebbe in Italia a 50.000 individui, la cui quota di ricchezza nazionale aggregata è passata dal 5,5 al 9,2 per cento nel periodo 1995-2021, a conferma di una crescente concentrazione della ricchezza al vertice della piramide sociale.
Se applicata a questo 0,1 per cento con un patrimonio netto individuale sopra i 5,4 milioni di euro, l’imposta potrebbe produrre un gettito addizionale fino a 15,7 miliardi di euro all’anno. Ammontare che arriverebbe a 23 miliardi se rivolta allo 0,5 per cento degli italiani.
Proposta rilanciata recentemente dal segretario della Cgil, Maurizio Landini, destando una chiassosa alzata di scudi da parte degli scherani della plutomania.
Qual è il livello di disuguaglianza che può sopportare un sistema democratico?
Approfondimenti
Bruni Federico (2025), L’Italia eredita, ma non cresce, La voce.info, 18 marzo 2025.
Oxfam (2023), La grande ricchezza: un’imposta europea sui grandi patrimoni, 17 ottobre 2023.
Criscione Antonio (2024), Eredità e successioni in Italia: un confronto con gli altri Paesi europei, Il sole 24 ore, 28 ottobre 2024.
Del Vecchio Maria Leonardo (2026), Otto e mezzo, La Sette, 29 gennaio 2026.
Polizzi Daniela (2022), Eredità Del Vecchio, 200 milioni di tasse di successione: il conto diviso tra gli eredi, Corriere della sera, 24 novembre 2022.
Reitherman Wolfgang (1973), Robin Hood, Walt Disney.
Scanzi Andrea (2026) Un nuovo idolo totale Leonardo Maria Del Vecchio, You tube, 31 gennaio 2026.
Sorgi Marcello (2021), L’aria che tira, La Sette, 21 maggio 2021.
Zalone Checco (2026), Buen camino.
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