Il mondo si è estremizzato. Ogni manifestazione del genere umano ma anche della natura si sono estremizzate. Dalle condizioni ed eventi climatici (freddo estremo, caldo estremo, tornadi, alluvioni, tsunami, siccità) alla violenza, di genere (femminicidi) ma anche giovanile (le baby gang), ma anche istituzionale (basti pensare a ciò che sta succedendo negli Stati Uniti, nel Minnesota). Per non parlare dei conflitti in corso: Ucraina, Gaza ma anche Sudan, Myanmar, si stimano all’inizio di quest’anno ben 56 conflitti armati in corso.

L’estremizzazione e la radicalizzazione si sono affermate anche nella vita di ogni giorno, negli usi, nei costumi, nelle arti e nel design. I cartoni animati dei bambini presentano colori sempre più accesi e scene di violenza inaudita, guidare un’automobile in una grande città è diventata impresa improba e carica di improperi e appellativi estremi tra gli automobilisti, partecipare come spettatore prima ancora che come giocatore ad un evento sportivo (in particolar modo nel calcio) equivale a partecipare ad una rissa dove non c’è alcun rispetto dell’avversario.

Nel design le linee di molti oggetti di consumo si sono fatte via via più marcate, spigolose. Se prendiamo ad esempio le automobili oggi hanno quasi tutte linee sportiveggianti, basse con frontali e mascherine che assomigliano spesso a squali, ovvero SUV con dimensioni e caratteristiche che ricordano le autoblindate o i carri armati.

L’informazione è quasi sempre eccessiva. Ogni notizia viene rappresentata come se fosse arrivata la fine del mondo. E questo accade tutti i giorni. Nei talk show ed in generale nelle trasmissioni televisive nelle quali sono presenti più ospiti è ormai consuetudine non far finire di esprimere le proprie opinioni agli interlocutori con continue interruzioni ed accavallamenti tra il conduttore e gli ospiti e tra gli ospiti e ormai sono frequenti gli urlatori, in particolar modo tra i conduttori (e non si comprende il perché).

Anche nel benessere e nei redditi c’è stata una estremizzazione. Il cosiddetto ceto medio non esiste più (in ormai quasi tutto il mondo occidentale). C’è stato uno schiacciamento verso il basso di questo segmento di popolazione a vantaggio dei ricchi che sono sempre più ricchi (tanto per rendere l’idea si stima che il patrimonio personale di Elon Musk nel 2025 abbia raggiunto i 788 miliardi di dollari che equivalgono a circa 36 leggi di bilancio dello Stato Italiano) ed in grado, con le loro risorse di influenzare i destini del mondo.

Nel mondo del lavoro da un eccesso di diritti si è passati ad un eccesso di libertà, sia da parte dei datori di lavoro (i casi di mobbing, di trasferimenti produttivi, di licenziamenti collettivi sono all’ordine del giorno) sia dei lavoratori (orari fin troppo flessibili, etica del lavoro spesso discutibile, permessi non sempre giustificati).

In campo politico gli schieramenti presenti nel mondo occidentale si sono anch’essi estremizzati. Del resto la politica è lo specchio della comunità nella quale viviamo e se si sono estremizzati gli usi, i costumi e la cultura residente non poteva accadere diversamente.

 

Sono presenti in questo momento, e spesso governano, schieramenti di destra e schieramenti di sinistra ma estremi. Fino a pochi anni fa si contendevano l’agone politico schieramenti e coalizioni di centro destra e di centro sinistra, ove la parola centro stava ad intendere una componente moderata in entrambe le coalizioni. Ebbene questa componente negli ultimi anni è scomparsa a vantaggio e radicalizzazione degli estremi. Oggi le forze in campo interpretano e rappresentano i valori e gli obiettivi più radicali ed estremi di destra come di sinistra e così facendo governano e giustificano azioni estreme di governo come la repressione delle opposizioni o dei migranti (si veda cosa sta succedendo negli USA al proposito), piuttosto che giustificare come interesse nazionale la pretesa di annettere territori (Groenlandia) o il rapimento di un Capo di Stato di un’altra nazione accusato di narcotraffico, ovvero di bombardare oltre ogni limite una popolazione sempre in nome della sicurezza nazionale (Palestina da parte dello Stato di Israele). Insomma gli esempi non mancano per affermare che il mondo occidentale si è estremizzato e questo è un grosso problema per almeno due macro motivi:

  1. L’occidente si è sempre caratterizzato e differenziato da altri contesti, regimi e territori prima ancora che per i suoi assetti istituzionali (democrazia), per il benessere raggiunto dalla sua popolazione (welfare) o per la sua ricchezza (PIL), per i suoi valori. Valori di libertà, di fratellanza, di uguaglianza. Valori che lo hanno sempre differenziato dalle dittature e dai regimi ad esempio Russo, Cinese, Nord Coreano.

  2. Nel momento in cui i comportamenti e le azioni dei governi occidentali si allineano, di fatto, a quelli dei paesi a regime dittatoriale in che modo e a quale titolo possiamo affermare la superiorità dei nostri valori? E come possiamo condannare le azioni di quei regimi o la semplice mancanza di libertà?

Ecco allora che gli estremismi culturali e politici si ritorcono contro il mondo occidentale, contro i suoi valori fondanti e, nel lungo termine, contro la sua stessa esistenza ed il suo interesse.

Da cosa derivi questa radicalizzazione degli estremi è difficile dirlo e andrebbero approfondite le molte cause che vi hanno concorso ma alcune cose si possono affermare:

  1. Ha radici profonde e viene da lontano

  2. La ricchezza ed il benessere di cui hanno beneficiato le popolazioni del mondo occidentale hanno offuscato agli occhi, ai cuori ed alle anime dei più i valori che furono alla radice della nascita della nostra civiltà

  3. Le nuove generazioni, cresciute in questo benessere, con la tecnologia che ha sbaragliato lo status quo dei tempi, delle modalità e delle liturgie del passato, ricercano cose nuove (e qui si sviluppano nuovi linguaggi, nuove modalità di interazione, di rapporti sociali, di lavoro, di tempi ma spesso a scapito di regole, discipline e rispetto per gli altri).

  4. In politica i meccanismi della democrazia hanno stancato le popolazioni che richiedono risposte efficaci ed immediate ai problemi che sorgono.

Questa è la situazione nella quale ci troviamo ed il mondo nel quale oggi viviamo.

Si può migliorare? Come?

Le opzioni sul tavolo, ma solo teoricamente, sono tre:

  1. Non fare niente. Prendere atto che il mondo va in quella direzione ed assistere passivamente alla disgregazione dell’occidente.

  2. Tornare al passato. Recuperare i nostri valori, ridare linfa e fiato agli organismi internazionali, alle vecchie liturgie e modalità. Ripristinare i precedenti meccanismi consci che quelli nuovi hanno fallito.

  3. Riaffermare, con forza, i nostri valori ma adeguare i meccanismi culturali, organizzativi, istituzionali ai nuovi bisogni delle nostre comunità. E’un processo complesso, che parte e si sviluppa solo nella misura in cui la consapevolezza collettiva rivaluti con forza i valori di libertà, fratellanza, eguaglianza, rispetto delle regole e si comporti di conseguenza a cominciare dall’insegnamento nelle scuole ed università di ogni ordine e grado, nelle famiglie e nelle aziende. Gli estremismi e le radicalizzazioni non nascono per caso. Nascono e si sviluppano quando trovano terreno fertile nelle inefficienze, nell’ignoranza, nell’apatia, nel laissez faire.

Per tornare ad un mondo più moderato non occorre ripristinare il passato ma anzi affermare un futuro basato su alcuni valori universali e senza tempo quali quelli fondanti e già ricordati ed affiancare ad essi meccanismi moderni di governance, di istruzione, di lavoro. Su queste cose hanno ragione i giovani, abbiamo meccanismi obsoleti, vecchi, inefficaci ed inefficienti.

Tanto per fare alcuni esempi, se ci fosse una politica efficace ed efficiente sul lavoro molti nostri giovani non sarebbero costretti ad emigrare all’estero per trovare un lavoro soddisfacente; se ci fosse una politica industriale efficace ed efficiente molte nostre imprese non sarebbero costrette a spostare gli stabilimenti produttivi all’estero, se ci fosse una politica efficace ed efficiente, non ideologica, da una parte e dall’altra degli schieramenti politici, i nostri insegnanti di ogni ordine e grado non sarebbero considerati nella parte bassa della scala sociale e non verrebbero sbeffeggiati ogni giorno dagli alunni piuttosto che dai genitori.

Insomma da una parte è un problema di regole, di meccanismi operativi, di governance che va aggiornata ad ogni livello per far sì che la popolazione si riconosca in esse e, se le trova efficaci ed efficienti, non sente il bisogno di rifugiarsi negli estremismi dei comportamenti così come nell’espressione della rappresentanza politica per esprimere le proprie necessità. Da un’altra parte è un problema di cultura collettiva che, negli 80 anni di benessere trascorsi si è sviluppata e rispecchiata per i tre quarti del tempo nella televisione (e dopo un iniziale avvio fatto di trasmissioni informative ed accrescitive – “Non è mai troppo tardi a titolo di esempio – si è arricchita di trasmissioni che di educativo hanno avuto molto poco e quel poco in senso diseducativo come “Grande Fratello”, “Paperissima”, “L’isola dei famosi”, etc.) e per l’ultimo quarto e più recente periodo e, in particolare tra i giovani, su internet e nei social network dove l’immagine, la fotografia istantanea ed il linguaggio hanno trovato nuovi sbocchi, anche in questo caso non sempre accrescitivi.

In altri termini la TV prima, internet ed i social network poi hanno cresciuto una popolazione culturalmente povera, superficiale, …basti pensare al fatto che oggi su circa 1000 canali televisivi digitali si fa fatica a trovarne uno che svolga funzioni didattiche, pedagogiche, di approfondimento culturale, economico, politico. Proliferano i talk show, ma quelli sono biechi spettacoli per biechi spettatori, non fanno cultura, fanno per lo più propaganda. La stessa cosa vale su internet dove le potenzialità sono maggiori e ci sono anche siti di indubbia qualità ma quanti li consultano? Sono per lo più per gli addetti ai lavori, circoli chiusi e non per la massa che è orientata su ben altri siti. I social network hanno preso il posto dei salotti, non di quelli che una volta si chiamavano i salotti bene della borghesia, ma piuttosto dei bar, ed infatti per lo più si svolgono comunicazioni da bar.

Occorre riscoprire il coraggio e la forza dell’equilibrio, della moderazione, del compromesso sano, altrimenti gli estremi si oppongono e come in fisica materia ed antimateria si annichilano, così in politica e nella società rischiamo l’annientamento. Non ci saranno vincitori e vinti, ma gli estremismi porteranno solo violenza, terrorismo, guerre e l’annientamento delle società civili e pacifiche come le abbiamo conosciute nel mondo occidentale.

Tornare al passato non si può, ma tornare alla moderazione si può e si deve, soprattutto le nuove generazioni alle quali consegniamo il futuro del nostro pianeta.