I mesi appena vissuti: Giugno, Luglio e Agosto, a causa delle altissime temperature e dell’umidità riscontrate, sono state tra i peggiori.

Nell’Italia degli anni sessanta, Agosto era considerato il mese della villeggiatura per eccellenza. La cosa bella era che tutti potevano usufruire di questa interruzione: le grandi imprese (tipo la Fiat e la Olivetti) chiudevano e i sindacati davano un forte contributo con delle colonie al mare e in montagna, con biglietti delle ferrovie a basso costo ed altre facilitazioni. Era possibile, pertanto, lasciare la calura della città e raggiungere località più idonee, dove le famiglie potevano godere una temperatura più mite. Rimane il ricordo, per chi ha avuto la fortuna di viverlo.

Dell’estate del 2026, invece, grazie ai dati ufficiali e alle analisi epidemiologiche appena pubblicate, abbiamo la certezza che si è imposta come la più calda mai registrata nell’Europa occidentale, superando persino lo storico e tragico record del 2003.Un’approfondita inchiesta del The Guardian, incrociando i dati sulla mortalità in eccesso raccolti dai principali uffici statistici europei, ha stimato che nei soli mesi estivi del 2026 le ondate di calore hanno causato oltre 35.000 morti in Europa1.

Questi giorni di caldo esasperante, con punte di 42°, mi hanno ricordato una descrizione, che avevo trovato un po’ di anni fa, leggendo “La città della gioia” di Dominique Lapierre. La sua narrazione del caldo e dell’umidità che opprimono la baraccopoli di Anand Nagar (Calcutta) prima dell’arrivo del monsone era talmente potente che non l’ho mai dimenticata! Lapierre, parlando di una forte miseria, per noi anche difficile da immaginare, descrive il cielo come una lastra di metallo incandescente che schiaccia la baraccopoli. La temperatura supera costantemente i 45 °, ma è l’umidità vicina al 100% a rendere l’aria irrespirabile, trasformando lo slum in una gigantesca “stufa a vapore”. All’interno delle minuscole baracche di fango e lamiera (spesso di appena due metri per due, dove vivono intere famiglie), la mancanza di ventilazione trasforma gli alloggi in veri e propri forni. Lapierre descrive corpi stipati, lucidi di sudore, che cercano disperatamente un filo d’aria che non c’è; il sudore non riesce a evaporare e, a causa dell’umidità, si incolla alla pelle e ai vestiti. L’acqua potabile diventa il bene più prezioso e conteso, con file interminabili alle poche fontane pubbliche, che spesso erogano solo un filo d’acqua calda. Durante tutto il passaggio del grande caldo, tutto ruota nella drammatica e febbrile attesa del monsone. La terra è spaccata, la polvere si solleva a ogni passo e le persone sono ridotte allo stremo delle forze, sospese in un’agonia climatica che sembra non finire mai, finché le prime nuvole nere non squarciano il cielo.

Foto di Dibakar Roy su Unsplash

È evidente che il caldo colpisce le persone direttamente in relazione alle condizioni economiche delle stesse. Chi ha i mezzi, può usufruire di condizionatori e di strumenti atti a portare sollievo, chi non ha mezzi è destinato a soccombere.

Nel 2019, Philip Alston, all’epoca Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e i diritti umani ha coniato e reso celebre il termine “apartheid climatico” o “vulnerabilità termica differenziata”, e ha dimostrato come il cambiamento climatico e le ondate di calore non siano affatto “democratiche”. Il termine si riferisce ad una situazione di profonda ingiustizia sociale.

I ricchi pagano per sfuggire al riscaldamento globale e alle sue conseguenze, mentre i poveri e i vulnerabili subiscono e ne soffrono il peso maggiore.

Il fenomeno si basa su due dinamiche principali:

• Diseguaglianza di risorse: Di fronte a eventi climatici estremi (ondate di calore, alluvioni, siccità), le popolazioni e le nazioni più ricche hanno i mezzi finanziari per adattarsi, proteggersi (es. aria condizionata, infrastrutture resilienti, assicurazioni) o trasferirsi. Chi è in povertà non ha queste opzioni.

• Asimmetria delle responsabilità: I Paesi in via di sviluppo e le fasce sociali più povere sono storicamente i meno responsabili delle emissioni di gas serra, ma sono i primi a subire i danni peggiori, a causa della loro posizione geografica e della mancanza di risorse per difendersi. In sintesi, l’apartheid climatico evidenzia come il cambiamento climatico non sia solo un problema ambientale, ma una crisi di diritti umani ed economica che rischia di annullare cinquant’anni di progressi nella riduzione della povertà globale.

Conosco la povertà, l’ho vista da vicino e l’ho anche vissuta in qualche epoca della mia vita. A Santiago, da giovanissima, sono andata nelle “poblaciones” dove la gente viveva in condizioni un po’ meno peggio che in Calcutta, con la pretesa di fare “educazione politica” ma sono stati loro ad insegnare tanto a me che, per fortuna, ho avuto l’intelligenza e la sensibilità per capirlo. In Guatemala nel centro vecchio dove si vendeva la frutta e la verdura a due passi dal mercato, si orinava per la strada, perché non esistevano i bagni per chi veniva dall’entroterra con i propri prodotti. A Roma, c’è sempre più gente che dorme in macchina, compra solamente nei discount e la carne non sa oramai cosa sia. Vedi  “I nuovi poveri”.

Non siamo in India, non arriviamo a 53° come sono arrivati loro qualche volta, ma è difficile vivere con una temperatura costantemente tra i 34 e i 36° per tutta un’ estate.

Quando ho letto Lapierre – solamente alcuni anni fa – la situazione climatica non era simile al punto attuale, e non avrei mai sospettato che avremmo trascorso un’intera estate in queste condizioni. Certamente, chi vive in una villa con piscina e aria condizionata costante, non ha idea di cosa stia parlando…. la bolletta della luce molto alta, non crea problemi.

Per la maggior parte delle famiglie con reddito limitato, la crisi economica provoca moltissimi disagi.

Settembre, sicuramente è un mese dove l’apartheid climatico in tante abitazioni si tocca con mano!

 

1In Europa si stimano almeno 35.000 morti collegate alle ondate di calore registrate durante i mesi estivi (da fine maggio/inizio giugno fino ad agosto). Il Fatto Quotidiano. Francia: L’ondata di giugno ha provocato almeno 5.764 morti in eccesso, risultando la più letale dal 2003 secondo i dati riportati da Euronews. Germania: L’Istituto Robert Koch (l’autorità sanitaria pubblica tedesca) ha stimato circa 14.000 decessi legati al caldo nel corso dell’estate. Auser. Spagna: Le autorità hanno calcolato circa 4.500 vittime legate alle alte temperature estive. ADN Kronos.

 

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Il podcast che potete ascoltare, è elaborato dalla IA Notebook LM, costruito a partire dalla scrittura originale del suo autore umano. Lo consideriamo un complemento, non è una replica, è un’interpretazione!